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No alla revoca del servizio di tesoreria di un Comune per rifiuto lecito di anticipazioni di cassa

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La recente sentenza 17 agosto 2015, n. 4255 del Tar Campania, Napoli, sez. VIII, ritiene illegittima la revoca dell’affidamento in concessione del servizio di tesoreria comunale disposta da un Ente locale in ragione dell’asserito inadempimento grave del concessionario, consistito nella mancata anticipazione di cassa ex articolo 222, comma 1, del Dlgs n. 267 del 2000, allorquando il rifiuto del tesoriere sia da ritenersi lecito.

Il caso concreto
Un Ente locale procedeva alla “revoca” (risoluzione anticipata) dell’affidamento in concessione del servizio di tesoreria comunale adducendo - a ragione della determinazione - la mancata anticipazione di cassa ex articolo 222, comma 1, del Dlgs n. 267/2000 (finalizzata al pagamento degli stipendi in favore dei dipendenti comunali, dei ratei di mutuo in favore della Cassa depositi e prestiti, dei corrispettivi del servizio di smaltimento dei rifiuti). Lo stesso Ente locale procedeva poi - onde assicurarsi la prosecuzione delle prestazioni di tesoreria - a indire la procedura negoziata per l’affidamento in concessione del medesimo servizio in favore di altro soggetto.
Nell’insorgere avverso i provvedimenti adottati dall’Ente locale, l’ex gestore giustificava il rifiuto di anticipazione attesa l’indisponibilità di cassa, la situazione di dissesto dell’Ente locale nonché il superamento dei limiti normativamente consentiti per le anticipazioni di tesoreria.

Il limite per le anticipazioni di tesoreria
Secondo la decisione in esame, l’anticipazione di cassa ex articolo 222, comma 1, del Dlgs n. 267/2000 sarebbe stata correttamente rifiutata dall’ex gestore, non essendo le somme a tal titolo richieste disponibili nella liquidità dell’Ente locale; inoltre, la “revoca” del servizio di tesoreria sarebbe stata disposta per mascherare l’incipiente stato di dissesto dell’Ente locale.
Dopo aver ricostruito la concreta vicenda contabile, richiamando anche una pronuncia della Corte dei conti la quale aveva accertato il dissesto finanziario dell’Ente locale in questione, il Giudicante ha richiamato l’insegnamento dello stesso Giudice contabile secondo cui il limite ex articolo 222 Dlgs n. 267/2000 è cumulativo, nel senso che la verifica dinamica e in conto corrente del rispetto dello stesso va effettuata correntemente dal tesoriere e deve computare oltre alle anticipazioni, l’utilizzo di entrate a specifica destinazione ai sensi dell’articolo 195, comma 1, del Dlgs n. 267/2000.
Inoltre, secondo la sentenza in esame, con precipuo riferimento al ricorso alle anticipazioni di tesoreria, la giurisprudenza contabile ha rimarcato che esso, soprattutto se reiterato nel tempo e oltre i limiti di legge, non solo produce un aggravio finanziario per l’Ente, ma costituisce il sintomo di latenti squilibri nella gestione di competenza e, nei casi più gravi, potrebbe configurare una violazione del disposto dell'articolo 119 Cost., tracimando in una forma surrettizia di indebitamento, con il rischio di finanziare spese diverse da quelle di investimento.
La situazione di dissesto finanziario, connotata dall’incontrovertibile superamento della soglia massima ex articolo 222, comma 1, del Dlgs n. 267/2000, esimeva dunque il tesoriere dall’obbligo di concedere ulteriori anticipazioni di tesoreria; in questo senso, la Corte dei conti, sezione autonomie, nella deliberazione n. 23 del 3 ottobre 2014, ha chiarito che la fissazione del limite in parola conferisce al soggetto concessionario del servizio di tesoreria la facoltà di potersi legittimamente astenere dal dare esecuzione ad un’eventuale richiesta esorbitante il ridetto limite, in quanto tale adempimento non troverebbe vincolo e conseguente responsabilità nella disciplina contrattuale.

Lo sviamento di potere e l’omessa comunicazione di avvio del procedimento
In presenza di patologico, costante e considerevole ricorso da parte dell’Ente locale alle anticipazioni di tesoreria, è apparso evidente che l’Amministrazione - nella vicenda in esame - si è avvalsa della facoltà di risoluzione anticipata, nonostante la liceità del rifiuto opposto alla propria richiesta di ulteriori anticipazioni di tesoreria, con la finalità di reperire risorse finanziarie in violazione dei parametri normativamente prefissati e di scongiurare, in questo modo l’imminente dissesto, poi acclarato dalla Corte dei conti.
Risulta altresì illegittima la disposta revoca anche in ragione dell’omessa comunicazione di avvio del procedimento; ed invero, nei procedimenti in autotutela e di secondo grado (anche di decadenza), l’Amministrazione non può legittimamente sottrarsi all’obbligo informativo-partecipativo sancito a presidio dei sottesi principi di pubblicità, trasparenza e collaborazione, senza adeguatamente esplicitare le ragioni di urgenza che giustifichino una simile omissione, allorquando possa rilevare l’allegazione di fatti e argomenti da parte del soggetto interessato.


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