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Dalla Tasi alla local tax: la sfida della competitività

di Roberto Lenzu (*) - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Dal 2011 in materia di finanza locale si sono succeduti diversi tributi. Alla Tarsu e Tia è subentrata prima la Tares poi la Tari. All'Ici è subentrata l'Imu, più volte modificata. È stata introdotta la Tasi, con disciplina riconducibile in parte all'Imu e alla Tari.
Tasi, Imu e Tari, formano la Iuc, tributo dalla sostanza e funzionalità sfuggenti.
Dal 2012, si è in attesa del subentro dell'Imu secondaria a Tosap-Cosap, imposta comunale sulla pubblicità, diritti sulle pubbliche affissioni e Cimp. È stata introdotta l'imposta di soggiorno e di sbarco ed è stata modificata quella di scopo.
È noto che la causa prima del fenomeno in rassegna è data dalla necessità di garantire sufficienti risorse finanziarie a Comuni e Stato, nell'ambito del perdurante ciclo economico recessivo. Meno attenzione è stata prestata dal legislatore alle conseguenze generate in termini di aggravio di oneri conseguenti a tali mutamenti.

Le criticità
Il susseguirsi di tributi ha generato oneri e costi gestionali a carico dei Comuni, tra i quali quelli per i software e per l'aumento del carico di lavoro per gli uffici comunali. Ciò in contrasto con le coeve disposizioni relative alla spending review, volte alla riduzione della spesa pubblica. Oneri e costi sono stati generati anche a carico dei contribuenti rendendo difficoltoso l'adempimento degli obblighi tributari non meno dell'aumento della pressione fiscale. Tsunami normativo che ha trovato nella Tasi l'apoteosi: dalla applicazione della stessa non potrà che derivarne contenzioso data la particolare disciplina (a cominciare dal principio di solidarietà passiva).

La sfida della competitività
Uno Stato che complica anche la materia dei tributi locali difficilmente può sortire appeal nei confronti di operatori economici e investitori stranieri. Tanto più ciò vale se ci si deve confrontare con Paesi dove la disciplina in questione presenta i caratteri di maggiore semplicità, stabilità e certezza applicativa, non essendo revocabile in dubbio che tali caratteri sono da assumersi a parametro del confronto competitivo tanto quanto quello della pressione fiscale. Dunque, la sfida a cui è chiamato il legislatore in tale materia non è solo quella di contemperare pressione fiscale ed esigenze di finanza pubblica. Nella prospettiva alta di rendere l'Italia più competitiva in ambito internazionale, l'annunciata riforma può essere funzionale a tale fine solo se si oserà introdurre significativi elementi di semplificazione, certezza e innovazione gestionale, a partire dalla liquidazione d'ufficio e superamento dell'autoliquidazione. Si impone, quindi, un significativo ricorso alla tecnologia informatica e telematica creando un sistema informativo nazionale integrato di banche dati con coinvolgimento di enti pubblici e gestori di servizi pubblici. La scrittura di tale disciplina non può prescindere dal coinvolgimento degli addetti ai lavori ovvero di chi ben conosce tributi locali e macchina comunale.

(*) Componente dell'osservatorio tecnico dell'Anutel


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