Home  › Fisco e contabilità

Le reimputazioni «complicano» la gestione del bilancio

di Daniela Ghiandoni ed Elena Masini

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Superate le due principali scadenze nell'agenda dei ragionieri degli enti locali per il 2015 (il riaccertamento straordinario dei residui ed il bilancio di previsione), ora la gestione finanziaria sembrerebbe poter navigare in acque più tranquille. Sotto il profilo operativo, però, una particolare attenzione – anche per la novità della materia – deve essere posta a tutti gli accertamenti e gli impegni cancellati in sede di riaccertamento per essere reimputati all'esercizio in corso. Tali risorse contribuiscono ora al perseguimento degli equilibri di competenza del bilancio 2015 e come tali devono essere attentamente monitorate, non solo con riguardo alla loro reale sussistenza ma anche in relazione alla loro effettiva maturazione (esigibilità) nell'anno. Che effetti produrrebbe sul bilancio 2015 un minore impegno o un minore accertamento reimputato? E quali conseguenze si originerebbero a seguito della sua successiva reimputazione ad anni successivi in occasione del riaccertamento «ordinario» 2015? Gli enti devono attivare subito specifici controlli al fine di garantire il mantenimento degli equilibri di bilancio e la corretta applicazione delle nuove regole contabili.

Gli accertamenti reimputati
Il primo controllo da avviare riguarda gli accertamenti reimputati nell'anno 2015 per i quali è fondamentale attivare tutte le possibili azioni affinché l'esigibilità maturi nell'esercizio. Per prassi infatti le verifiche sui residui attivi venivano effettuate saltuariamente, in occasione del riaccertamento o della salvaguardia degli equilibri, mentre durante l'anno l'attenzione era concentrata sugli equilibri di competenza. Con il riaccertamento straordinario, invece, alcuni residui attivi si sono trasformati a tutti gli effetti in entrate di competenza che, come tali, garantiscono la copertura agli impegni dell'esercizio 2015. Il loro mancato conseguimento rischierebbe di compromettere non solo gli equilibri di bilancio ma anche gli equilibri di patto, con tutte le conseguenze del caso. Non tutti gli impegni riaccertati e reimputati nel 2015, infatti, sono finanziati dal Fondo pluriennale vincolato (Fpv); quest'ultimo, nella fase di avvio dell'armonizzazione, è stato calcolato quale somma algebrica tra residui passivi cancellati per reimputazione e residui attivi cancellati al medesimo titolo. Questa peculiare determinazione del Fpv quale «saldo» non sarà replicabile negli anni successivi quando, in occasione del riaccertamento ordinario disposto prima dell'approvazione del rendiconto, gli enti dovranno verificare l'esigibilità di accertamenti ed impegni di competenza (compresi quelli provenienti dal riaccertamento straordinario). In tale circostanza la cancellazione di un accertamento e la sua reimputazione all'esercizio successivo non contribuirà più a diminuire il Fpv, perché ciò potrebbe avvenire solo nel caso in cui vi sia la contestuale reimputazione di un impegno correlato (ad esempio per i trasferimenti vincolati a finanziamento delle spese). In tutti gli altri casi gli accertamenti che verranno cancellati dalla competenza 2015 e spostati ad anni successivi determineranno delle minori entrate - non compensate da minori spese - con conseguente rischio di produrre un disavanzo di competenza. Diventa quindi importante, oltre che monitorare la effettiva maturazione dei crediti, individuare la correlazione tra entrate e spese reimputate, al fine di garantire la corretta gestione del fondo pluriennale vincolato.

Il Fcde correlato
Vi è tuttavia un ulteriore aspetto da considerare. Gli accertamenti trasferiti in competenza – sebbene derivanti da vecchi residui - qualora riconducibili ad entrate di dubbia esigibilità richiedono l'accantonamento al fondo crediti 2015 da finanziarsi integralmente con risorse dell'anno. Questa circostanza finisce con l'appesantire notevolmente i bilanci, dato che qualora le somme fossero rimaste a residuo, le risorse per il finanziamento del Fcde sarebbero state accantonate nel risultato di amministrazione e finanziate eventualmente «a debito» attraverso il ripiano trentennale del disavanzo. E' dunque indispensabile verificare l'adeguatezza del Fcde su tutte le entrate, anche quelle reimputate, alla luce dell'andamento della gestione. Il prossimo appuntamento che attende gli enti è quello dell'assestamento, fase in cui l'effettiva esigibilità dei residui attivi reimputati in competenza potrà essere più facilmente monitorata.


© RIPRODUZIONE RISERVATA