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Il monitoraggio del Fondo crediti dubbia esigibilità nella fase di assestamento

di Daniela Ghiandoni e Elena Masini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con l'armonizzazione contabile il legislatore si è posto due obiettivi fondamentali: garantire la registrazione di tutte le entrate ed assicurare che gli enti locali utilizzino, in termini di spesa, solo le risorse aventi un alto tasso di riscuotibilità. Per conciliare queste due esigenze si è reso necessario introdurre un nuovo strumento contabile nella parte spesa denominato Fondo crediti dubbia esigibilità, con la funzione di rettificare tutte quelle risorse non effettivamente esigibili nel corso dell'anno, avvicinando il più possibile la gestione a quella di cassa.

Le fasi del fondo crediti
Il Fcde, rappresentando una forma di garanzia posta a tutela degli equilibri di bilancio, attraversa diverse fasi di verifica rispetto allo stato di aggiornamento delle previsioni di entrata e degli incassi, alla luce delle dinamiche riscontrabili nel corso della gestione. In particolare, le fasi «salienti» per il fondo rischi su crediti solo almeno quattro (si veda la scheda illustrativa):
• bilancio di previsione;
• salvaguardia;
• assestamento;
• rendiconto.

Le verifiche in assestamento
Anche nel corso dell'esercizio, quindi, l'ente deve procedere a una verifica delle somme iscritte negli stanziamenti del preventivo a titolo di Fcde, al fine di ricondurle al livello degli accertamenti che sono stati effettivamente registrati ovvero delle previsioni aggiornate e procedendo all'eventuale adeguamento del Fcde. A tale scopo, conclusa la fase di riaccertamento straordinario, dei preventivi e degli equilibri, il prossimo appuntamento «obbligatorio» per la verifica coincide con l'assestamento, che ancora per il 2015 sarà approvato nel mese di novembre. In tale occasione gli enti dovranno confrontare le previsioni definitive di entrata e il livello di accertamenti e di riscossione effettivamente raggiunti rispetto ai dati utilizzati a preventivo. In questa sede dovrà essere utilizzato il livello di analisi di entrata (tipologia, capitolo eccetera) e il metodo di calcolo già utilizzati per il bilancio preventivo, applicando la percentuale di accantonamento al Fcde all'importo maggiore tra stanziamento definitivo ed accertamento.
Un altro fattore da monitorare è l'andamento della riscossione. Qualora il volume degli incassi in conto competenza registri un trend migliorativo rispetto alla media del quinquennio precedente – ridimensionando il rischio di inesigibilità - l'ente potrà utilizzare tale percentuale (ovvero il complemento a 100 più basso) per il calcolo del Fcde. In tal caso infatti l'ammontare del fondo stanziato in bilancio risulterebbe eccedente rispetto all'ammontare dei residui che a fine esercizio si formerebbero dai crediti non riscossi.
Al fine di facilitare la comprensione di questo nuovo metodo di calcolo, vengono illustrati nelle tabelle illustrative i diversi scenari che potrebbero emergere in sede di verifica e cioè:
A1) che lo stanziamento definitivo sia superiore all'accertamento di entrata;
A2) che la riscossione in conto competenza produca una percentuale di Fcde più bassa rispetto a quella calcolata in sede preventiva (nell'esempio il 45%);
B1) che l'accertamento di entrata sia superiore allo stanziamento definitivo;
B2) che la riscossione in conto competenza produca una percentuale di Fcde più alta rispetto a quella calcolata in sede preventiva.
Si consiglia di effettuare questa verifica non solo in sede di assestamento, ma ogni qual volta l'ente provveda – durante la gestione - a variare in aumento lo stanziamento delle entrate sulle quali è stato calcolato il fondo, al fine di evitare di spendere risorse non disponibili. Nel caso di variazione in riduzione sarà facoltà dell'ente lasciare invariato il fondo crediti, al fine di migliorare la liquidità dell'ente e facilitare il rispetto del patto. Ricordiamo infatti che l'articolo 1, comma 490, della legge 190/2014 ha stabilito che tra le spese rilevanti ai fini Patto rientra anche lo stanziamento di Fcde iscritto tra le spese alla voce Missione 20, Programma 02, Titolo I aggiornato alle ultime variazioni di bilancio intervenute e che lo stesso stanziamento di bilancio riduce l'obiettivo programmatico di Patto calcolato ai sensi dell'articolo 1 del Dl 78/2015.
In ultimo, la scelta delle entrate da rettificare con l'ausilio del Fcde continua a essere rimessa sempre alla scelta del responsabile finanziario sulla base di un metodo sintetico (applicando alle entrate ricorrenti la media sugli ultimi 5 anni già applicata in sede preventiva) o analitico (applicando la quota di Fcde su entrate che non presentano un dato storico). Dal dato complessivo che emergerà l'ente, anche in sede di rendiconto, potrà continuare ad avvalersi della facoltà concessa dal Dm 20 maggio 2015 e cioè prevedere lo stanziamento del Fcde per una quota pari ad almeno il 36% del totale.


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