Home  › Fisco e contabilità

Dilazione pagamento dei tributi locali, il diritto che non c'è

di Cristina Carpenedo (*) - Rubrica a cura di Anutel

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La crisi economica che coinvolge imprese e famiglie produce l'effetto di moltiplicare le richieste di dilazione di pagamento dei tributi, spesso cucite addosso alla situazione individuale. A ben guardare, tuttavia, non esiste nel sistema giuridico dei tributi locali una codifica del diritto di dilazione.

Le norme di riferimento
La dilazione è stata prevista solo sulla cartella di pagamento dall'articolo 19 del Dpr 602/1973 ed è stata oggetto di continue modifiche volte a semplificare e allungare le possibilità di adempimento dei debitori. La cartella può comprendere tributi di vario genere, anche comunali, ma la disciplina del diritto di dilazione è costruita per l'agente della riscossione Equitalia, non per i Comuni. Che accade sui tributi locali? La legge in questo caso non individua un generale diritto di dilazione. La stessa legge 296/2007 (il "mini testo unico sui tributi locali") parla di rimborsi e compensazioni, ma non di dilazioni. Come orientarsi?

Il regolamento
Di rateizzazione si parla velatamente nello statuto del contribuente, orientato a promuovere istituti che facilitino gli adempimenti dei debitori.
In mancanza di regole dettagliate, è fondamentale disciplinare quello che grazie al regolamento diventa un interesse del debitore. La sede normativa deputata è il regolamento sulle entrate, adottato in base all'articolo 52 del Dlgs 446/1997, che dovrà definire le condizioni relative al riconoscimento del beneficio, descrivere in cosa consista lo stato temporaneo di difficoltà economica, i criteri guida per la definizione del periodo temporale di pagamento e la misura del tasso di interesse, anche se questo punto potrebbe intervenire il decreto sulla delega fiscale.
Sono elementi minimi necessari per definire i confini decisionali del funzionario e guidare verso una valutazione oggettiva. In questa fase è importante considerare il titolo sul quale è riconosciuta la dilazione, in quanto guida l'azione di riscossione. In caso di atto di accertamento bisogna valutare il termine ultimo per la riscossione coattiva, fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo alla sua definitività, dato che il provvedimento di dilazione non è atto tipico.

L'ingiunzione
L'ingiunzione di pagamento consente maggiore libertà, trattandosi di un titolo esecutivo che salva la decadenza. In ogni caso, alla base dell'istanza deve esistere un titolo che definisce la pretesa, non essendo consigliabile ammettere in dilazione importi soggetti a scadenza ordinaria. Una richiesta di dilazione su termini ordinari di pagamento non salva il debitore dall'applicazione della sanzione. In ogni caso è necessario costruire un provvedimento di dilazione che indichi tempi e modalità di pagamento, accompagnato da un piano di ammortamento che computi il tasso di interesse, necessario a compensare il beneficio temporale e che risulta, a parere dei giudici contabili, un irrinunciabile ristoro al tardivo incasso della somma.
La disciplina non è vincolata alle norme previste per la dilazione di pagamento Equitalia, dalla quale si possono attingere alcune regole di base, senza dimenticare che le esigenze del sistema Equitalia sono distanti da quelle dei Comuni, che devono cercare di adattare l'istituto alla realtà locale. Sul tema, in ogni caso, sarebbe auspicabile un intervento, anche in sede di attuazione della delega fiscale.

(*) Componente Osservatorio tecnico Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA