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Saving cost bond: prime indicazioni per l'introduzione

di Marco Bertocchi e Marco Nicolai

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’introduzione dei Saving cost bond (Scb) e la loro diffusione nel nostro Paese potrebbe rivelarsi un’opportunità per sostenere finanziariamente progetti innovativi finalizzati a produrre risparmi nella spesa pubblica.
Come evidenziato nel Quotidiano della Pa e degli Enti locali di ieri, i Scb si possono configurare come un modello di finanziamento che si basano sulla logica del “pagamento a fronte di risultati” (in inglese, Pay for Results), in cui il rendimento per l’investitore è determinato dagli impatti positivi generati da una certa attività in termini di risparmio di spesa sul bilancio di una pubblica amministrazione. La Pa aderisce ad un progetto in grado di generare potenzialmente efficienza nei processi erogativi ed amministrativi, di introdurre innovazioni tecnologiche, organizzative o gestionali, o di agire in un’ottica di prevenzione di problematiche sociali o di altro tipo: il minimo comune denominatore di questo tipo di progetti è generalmente costituito dal loro carattere innovativo e dalla loro capacità di conseguire (almeno nelle attese) dei risparmi di spesa sul bilancio pubblico, rispetto ai servizi ed ai processi gestiti mediante logiche tradizionali.
Il risparmio di spesa conseguito viene trattenuto in parte dalla Pa beneficiaria e in parte viene destinato alla remunerazione dei soggetti che, a diverso titolo intervengono nell’operazione: investitori privati, intermediario finanziario, operatore (o operatori) che intervengono nell’attuazione del progetto e nella fornitura dei servizi (o delle infrastrutture) a favore della Pa.
I risparmi di spesa devono essere valutati e certificati da un soggetto terzo indipendente.
Se questo è l’impianto generale dei Scb, le cui caratteristiche e potenzialità sono state descritte nell’articolo già citato, vi sono tuttavia diversi aspetti da definire per fare in modo che il ricorso a tali strumenti consenta di ottenere vantaggi significativi e, al tempo stesso, sia coerente con la normativa e i vincoli di finanza pubblica, in modo da non pregiudicare gli equilibri di bilancio.
Sarebbe quindi opportuno ipotizzare una prima sperimentazione che, anche avvalendosi temporaneamente di alcune deroghe specifiche alla normativa vigente, consenta di verificare l’effettiva praticabilità di tali strumenti nel nostro ordinamento. Del resto in via sperimentale anche gli inglesi hanno fatto deroghe alla disciplina per lanciare per esempio i social bond, deroghe accettate anche da Bruxelles.
Tra gli aspetti da affrontare, si evidenziano i seguenti:
- la natura e la tipologia di contratti sottostanti ad un’operazione di Scb, da cui deve derivare una chiara ripartizione dei rischi che eviti di far transitare l’investimento nei bilanci pubblici (con le relative conseguenze sul debito);
- le metodologie per la corretta misurazione della performance dei progetti finanziati con Scb, e le modalità di quantificazione dei risparmi di spesa effettivamente ottenuti;
- le modalità di contabilizzazione nei bilanci pubblici.

La struttura dei contratti e il riparto dei rischi
Per quanto riguarda il primo aspetto, il Scb è configurabile come un sistema di contratti distinti tra loro, che si richiamano vicendevolmente e i cui contenuti rappresentano condizioni reciproche. Nonostante l’utilizzo del termine bond, non necessariamente un Scb è collegato all’emissione di titoli obbligazionari in senso stretto. La raccolta dei capitali presso gli investitori, a cura dell’intermediario finanziario, può avvenire anche mediante altri strumenti, quali l’utilizzo di società veicolo. Fondamentale, nella strutturazione del sistema dei contratti, è la chiara definizione dei criteri di ripartizione dei rischi, che dovrebbe evitare l’accollo di rischi da parte della Pa, in modo da consentire la contabilizzazione off balance dell’operazione, secondo i criteri dettati dalla normativa comunitaria del Reg. 549/13 (SEC 2010).

La misurazione delle performance
Per quanto riguarda il secondo aspetto, in uno schema finanziario che basa la remunerazione su una valutazione dei risparmi ottenuti è evidente come il tema della misurazione (indipendente) delle performances ottenute rappresenti un elemento cruciale per diversi motivi:
- la professionalità, l’affidabilità e l’indipendenza del valutatore, che è garanzia per tutte le parti coinvolte nel progetto (Pa , operatori, investitori in primis);
- la validità del metodo utilizzato per la misurazione delle performance e la quantificazione dei risparmi di spesa ottenuti, che deve tradursi in effetti concreti sui bilanci delle Pa coinvolte nell’operazione.

La contabilizzazione
Con riferimento al terzo aspetto, il trattamento contabile dei Scb per le Pa (e gli Enti Locali in particolare) dovrà essere definito nel rispetto della normativa sull’armonizzazione contabile (Dlgs 118/11) e nelle novità che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016 in materia di pareggio di bilancio per effetto della Legge 243/12. Nello specifico, gli elementi da considerare sono almeno tre:
- le modalità di rilevazione e di imputazione contabile dell’operazione nel rispetto del principio di competenza finanziaria potenziato;
- le modalità per la classificazione delle diverse poste contabili nel piano dei conti integrato e, quindi, nel bilancio;
- gli impatti dell’operazione sugli equilibri di bilancio e sugli altri vincoli di finanza pubblica.
Per affrontare tali aspetti, occorre innanzitutto chiarire la natura delle somme versate dalla pubblica amministrazione nell’ambito del Scb: esse, come già evidenziato, sono definite in termini di percentuale dei risparmi di spesa conseguiti mediante il progetto finanziato.
Queste somme vengono corrisposte all’intermediario finanziario, e per la Pa costituiscono un compenso erogato a fronte di una prestazione di servizi consistente nelle attività di analisi, finanziamento, progettazione, e gestione del progetto. Può quindi configurarsi un canone per l’erogazione di servizi la cui effettiva corresponsione e il cui importo sono condizionati alla verifica ed alla certificazione di un livello minimo di risparmi conseguiti, predefinito contrattualmente. Anche l’eventuale bonus previsto nei casi in cui si raggiunga un risparmio superiore ai livelli attesi può comunque essere ricondotto ai servizi ricevuti nell’ambito del progetto.
L’investimento necessario per la realizzazione del progetto, invece, non dovrà transitare nel bilancio della pubblica amministrazione, a patto che il sistema di garanzie definito a sostegno dell’operazione mantenga un effettivo trasferimento dei rischi a carico degli investitori privati, nel rispetto dei vincoli definiti a livello comunitario, dall’Eurostat e dal Sec 2010.
Tutto ciò può sembrare complesso, ma complesso in realtà sarà il futuro se non si adottano strade innovative che diano la possibilità alle nostre amministrazioni d’investire in collaborazione con i privati per la competitività e la sostenibilità sociale dei nostri territori.


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