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Un obiettivo più "leggero" grazie al Fondo crediti dubbia esigibilità

di Daniele Valerio

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Uno degli aspetti di maggiore interesse del Patto è sempre stato quello del meccanismo di calcolo del contributo che gli Enti Locali sono tenuti a garantire ai fini del concorso alla finanza pubblica. A tal proposito, anche per il 2015, è stato confermato il cd. criterio della competenza mista definito dal co. 3 dell’articolo 31 della Legge 183/11, che prevede che il “saldo finanziario tra entrate finali e spese finali calcolato in termini di competenza mista è costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti, come riportati nei certificati di conto consuntivo”.
Se il principio della competenza mista rappresenta da alcuni anni un cardine della normativa sul Patto, la particolarità del 2015 sta nel fatto della co-presenza di due sistemi di calcolo paralleli, uno definito dalla Legge 183/11 e uno recepito indirettamente dal Dl 78/15 in ragione del quale viene calcolato l’obiettivo per i Comuni.

Il sistema di calcolo “normativo”
Secondo quanto disposto dall’articolo 31 della Legge 183/11, il saldo-obiettivo per i Comuni, le Province e le Città Metropolitane deve essere non inferiore al valore che viene individuato applicando alla media delle spese correnti 2010-2012 (come desunte dai certificati ai consuntivi) una percentuale pari al 17,2% per le Province e all’8,6% per i Comuni (di qualsiasi dimensione demografica essi siano) al netto dei tagli ai trasferimenti statali che gli Enti hanno subito a causa del Dl 78/10 (articolo 14, co. 2).
Ciò che è interessante notare è come la norma, nella versione modificata dalla Legge 190/14 (Legge di Stabilità 2015) preveda che negli stanziamenti da considerare nel saldo finanziario di competenza mista debbano trovare spazio anche gli stanziamenti del fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde). Ed è proprio la considerazione del Fcde nel saldo finanziario utile ai fini del Patto di Stabilità che rappresenta una delle motivazioni per cui l’Anci si è avvalsa della previsione normativa (articolo 31, co. 2, Legge 183/11, ultimo periodo) che le consentiva di farsi promotrice di un Decreto per la ridefinizione degli obiettivi di ciascun Ente. Tale possibilità è sfociata nell’accordo in sede di Conferenza Stato-Città- Autonomie Locali del 19 febbraio 2015.
Nelle premesse a tale accordo, difatti, emerge come l’impatto negativo dell’inclusione del Fcde nel saldo obiettivo, sia quantificabile in 1,75 miliardi di Euro, capace di raddoppiare il contributo richiesto dal Patto per il 2015, pari a circa 1,8 miliardi di Euro.

Il sistema di calcolo ex Dl 78/15
Al fine di sterilizzare contabilmente l’impatto del Fcde all’articolo 1, co. 1 del Dl 78/15 si stabilisce che “per ciascuno degli anni 2015-2018 gli obiettivi del Patto dei Comuni sono quelli approvati con intesa sancita nella Conferenza Stato-città ed Autonomie locali del 19 febbraio 2015” come ripreso da un tabella ripresa dal Decreto in questione con riferimento a ciascun comune soggetto al Patto e al netto del Fcde.
Nella pratica l’allegato al Decreto è rappresentato dalla Tabella 1, Dl 78/15 che, per ciascuno dei 5.644 Comuni soggetti al Patto, definisce l’obiettivo finanziario per il 2015 e per il triennio successivo.
Si tratta di un obiettivo, il cui unico punto di connessione con la normativa è la quantificazione totale del contributo richiesto ai Comuni ma che presenta una forte divergenza dal punto di vista metodologico. Esso, infatti, è frutto di un meccanismo di ripartizione dell’obiettivo complessivo dei Comuni di 3,65 miliardi di Euro sulla base di due quote:
-  la prima, pari al 60% del contributo totale (pari a 2,19 miliardi di Euro complessivi) basata sulla dimensione e sull’evoluzione della spesa corrente;
-  la seconda, in ragione della quale viene ripartito il restante 40% (1,46 miliardi di Euro), che si basa essenzialmente sulla capacità di riscossione delle entrate correnti di ciascun Ente.
Si tratta della medesima metodologia oggetto di condivisione in sede di Conferenza Stato Città del 19 febbraio 2015, che ha trovato recepimento tramite il Dl 78/15.

La comunicazione dell’obiettivo
Ne emerge un quadro nel quale le Province e le Città Metropolitane sono tenute al calcolo dell’obiettivo secondo le regole definite dalla Legge 183/11, mentre i Comuni, per il quadriennio 2015-2018 saranno tenuti ad adottare le quantificazioni previste dall’allegato 1 al Dl 78/15.
Una volta definito l’obiettivo, come previsto dal Dm 26/6/2015 (nr. 52518) del Ministero dell’Economia e delle Finanze, gli Enti soggetti al Patto “trasmettono al […] Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, le informazioni concernenti gli obiettivi programmatici del patto di stabilità interno per il quadriennio 2015-2018 mediante il sistema web appositamente previsto […]” entro il termine del 24 agosto (calcolato dalla pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale avvenuta il 10 luglio 2015).
La mancata trasmissione via web degli obiettivi programmatici costituisce inadempimento al Patto di Stabilità interno. Oltre all’invio degli obiettivi programmatici, i Comuni sono tenuti ad aggiornare il prospetto degli obiettivi programmatici in caso di variazione del valore del Fcde.
Come precisa il Dm 26/06/2015, infatti, “poiché l’importo accantonato da parte di ciascun Comune al Fcde è suscettibile di variazioni in corso d’anno, i […] Comuni aggiornano il prospetto degli obiettivi ogni qual volta procedono alla variazione del predetto importo” rendendo, di fatto rilevante ai fini del calcolo dell’obiettivo lo stanziamento definitivo al Fondo crediti.
Lo stesso Decreto stabilisce che “una volta terminato l’anno di riferimento non è più consentito trasmettere il prospetto dell’obiettivo o variare le voci determinanti l’obiettivo del medesimo anno ad eccezione di quella relativa all’accantonamento stanziato nel bilancio di previsione al Fondo crediti di dubbia esigibilità”.

Esclusione del Fcde: rischi e opportunità
Se da un lato la possibilità di escludere il Fcde dal saldo obiettivo del Patto rappresenta un indubbio passo avanti in direzione della sostenibilità di un Patto di Stabilità che, in linea teorica, dovrebbe essere al “capolinea”, dall’altro si apre il tema dell’aggravio del divario tra Patto di Stabilità e garanzia di sana gestione degli Enti (si veda anche il Quotidiano degli Enti locali e della Pa), a causa di un pericoloso trade off che potrebbe generarsi tra i possibili benefici derivanti dalla riduzione del Fcde e le esigenze di rispetto del Patto. Va infatti evidenziato che l’obiettivo complessivo di finanza pubblica di ogni Ente rimane invariato, ed è quello desumibile dall’allegato 1 del Dl 78/15. A fronte di una eventuale riduzione dell’accantonamento a Fcde (per esempio grazie a un miglioramento delle riscossioni che libererebbe risorse ai fini degli equilibri di bilancio), l’Ente dovrà intervenire sull’incremento del saldo obiettivo del Patto di Stabilità, al fine di non ridurre l’importo complessivo dell’obiettivo di finanza pubblica che è tenuto a rispettare per il 2015.


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