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Poste escluse e spazi finanziari sterilizzano uno strumento complesso

di Daniele Valerio e Luca Bisio

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In un discorso del 2004, Piero Giarda ebbe a dire su come il Patto di Stabilità da lui ideato si fosse trasformato, da un’idea di partenza semplice, in un istituto complesso, anche a causa dei passaggi parlamentari che posero l’accento sulla reale perimetrazione delle entrate e delle spese considerate.
È indubbio, tuttavia, che la complessità sia stata (in parte) il prezzo da pagare per far si che gli Enti avessero la possibilità di escludere dal conteggio dei vincoli determinate tipologie di spesa e di entrata, che ha rappresentato un importante aspetto facilitatore per il rispetto dei vincoli e per determinate poste contabili di particolare interesse/criticità nei differenti momenti storici.
La sterilizzazione contabile ai fini del Patto si attua sia con l’esclusione delle poste contabili dal calcolo dell’obiettivo iniziale (si tratta in particolare delle entrate da riscossione di crediti e delle spese per concessione di crediti), sia (in misura più incisiva) dal calcolo del saldo finale utile al raffronto con l’obiettivo precedentemente definito. Questa forma di esclusione ex post, nell’evoluzione normativa di questi ultimi anni, ha previsto due modalità:
-  previsione di esclusioni “pure”;
-  concessione di spazi finanziari.

Le poste escluse dal saldo
Tra le poste contabili che da più tempo presentano la possibilità di essere escluse dal conteggio finale del risultato di Patto di Stabilità rientrano le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese, sia di parte corrente sia in conto capitale, sostenute a seguito di ordinanze della Presidenza del Consiglio di dichiarazione dello stato di emergenza (articolo 31, co. 7, Legge 183/11). Con riferimento a queste entrate e spese, occorre citare il comma 8 dell’articolo 31 della Legge 183/11 che specifica come gli Enti Locali che beneficiano di tale esclusione siano tenuti a presentare alla Presidenza del Consiglio, entro il mese di gennaio dell’anno successivo all’esclusione, l’elenco delle spese non considerate ai fini del Patto, ripartite nella parte corrente e nella parte in conto capitale.
Accanto a queste poste, caratterizzate dalla provenienza statale, gli Enti hanno la possibilità di escludere, ai sensi del comma 8-bis, anche le spese per interventi realizzati direttamente a valere sulle risorse proprie in relazione ai medesimi eventi calamitosi, ma solo con riferimento alle spese effettuate nell’esercizio in cui avviene la calamità e nei due successivi.
Un’altra importante categoria di voci contabili escluse dal saldo del Patto è quella delle risorse provenienti direttamente o indirettamente dall’Unione europea e delle relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province e dai comuni (articolo 31, co. 10, Legge 183/11), nei limiti complessivi delle risorse concesse dall’Unione Europea (articolo 31, co. 11, Legge 183/11).
Oltre alle succitate categorie di esclusioni, occorre considerare, tra le altre, una serie di esclusioni (in entrata ed in uscita) sia riferite alla generalità dei Comuni, tra cui le spese in conto capitale finanziate dalla cessione di partecipazioni o le spese sostenute per i beni demaniali, sia connesse a situazioni particolari di singoli Enti, come ad esempio le spese sostenute dal Comune di Campione d’Italia in ragione della sua particolare situazione di exclave in territorio svizzero oppure le spese per convenzioni con Rfi Spa per l’eliminazione dei passaggi a livello.

Gli spazi finanziari
Una categoria ulteriore rispetto alle esclusioni dal saldo (ma che risponde alle medesime finalità) è quella delle concessioni di spazi finanziari che si configurano non già come poste direttamente “detraibili” dal saldo ai fini del Patto ma di poste che danno il diritto, previa richiesta agli Enti competenti, di ottenere una sorta di “certificato” che consente togliere dal saldo il valore autorizzato. La caratteristica fondamentale degli spazi finanziari è la presenza di un plafond che deve essere erogato “in competizione” tra gli Enti Locali in ragione di diverse variabili.
Tra gli spazi finanziari su cui occorre porre particolare attenzione vi sono quelli connessi ai fondi Ue e quelli legati al pagamento dei debiti commerciali delle Pubbliche Amministrazioni.
In tema di Fondi Ue, se da un lato la norma “base”, definita dal comma 10 dell’articolo 31 della Legge 183/11, prevede l’assoggettamento al Patto dei cofinanziamenti nazionali, la Legge 190/14 (Legge di Stabilità 2015) prima e il Dl Enti Locali (Dl 78/15) poi, hanno introdotto importanti “deroghe”, che mirano a sostenere la realizzazione delle infrastrutture strategiche e, in generale, le opere finanziate con fondi Ue.
A tal fine gli Enti sono tenuti a comunicare al Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, entro il 30 settembre (data che dovrebbe essere anticipata in sede di conversione del Dl 78/15 al 10 settembre), il valore degli spazi finanziari di cui necessitano.
Tra le previsioni di spazi finanziari occorre considerare il tema dei debiti commerciali delle Pubbliche Amministrazioni, in particolare quelli derivanti da impegni in conto capitale. Si tratta di un tema di attualità su cui il Legislatore si è concentrato sin dai primi mesi del 2013 spinto dalla crescente difficoltà delle imprese e dall’insostenibilità politica ed economica dei ritardi dei pagamenti delle Pa che avevano portato ad uno stock di debito di oltre 90 miliardi (secondo la Banca d’Italia) con tempistiche medie di pagamento vicine ai 180 giorni.
A seguito di queste tensioni il Dl 35/13, prima, e il Dl 133/14, poi, hanno previsto l’esclusione dai vincoli, per un importo pari a 40 milioni di euro, dei pagamenti sostenuti dagli Enti Locali per debiti in conto capitale certi liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2013 o per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il predetto termine.
In materia di spazi finanziari è indispensabile ricordare anche quelli previsti dal Dl 78/15 a garanzia di un opportuno supporto:
-  agli interventi per eventi calamitosi ed interventi per la messa in sicurezza del territorio;
-  agli interventi connessi all’esercizio della funzione di ente capofila;
-  alle spese per la messa in sicurezza degli edifici scolastici nonché dalla bonifica dell’amianto;
-  alla possibilità di fronteggiare le spese per sentenze passate in giudicato connesse a contenziosi relativi a cedimenti strutturali e a procedure di esproprio.
Per tutti questi spazi il Decreto Enti Locali prevede specifiche procedure di richiesta/ comunicazione delle singole esigenze di spazi finanziari con riferimento, in particolare, alle comunicazioni: al Ministero dell’Economia ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. A tal proposito occorre ricordare la comunicazione della Rgs del 21 luglio 2015 che ha provveduto a distribuire circa 76,5 milioni di Euro in spazi finanziari per gli eventi calamitosi, la messa in sicurezza di scuole, la bonifica dall’amianto e le spese per sentenze a fronte di 584 milioni di richieste espresse dagli Enti. Per quanto riguarda gli spazi finanziari dedicati agli Enti capofila, si dovrà attendere a dopo il termine per la presentazione delle richieste, fissato nel 19 agosto 2015.

 


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