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Il «braccio correttivo» del Patto: monitoraggio e sistema sanzionatorio

di Daniele Valerio e Giuseppina Latella

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il complesso meccanismo di calcolo dell’obiettivo e del saldo finale del Patto di Stabilità, rappresenta il punto di partenza del sistema di monitoraggio e, se del caso, dell’avvio del meccanismo sanzionatorio che trova espressione nei commi da 19 a 31 dell’articolo 31 della Legge 183/11.

Il sistema di monitoraggio
Stabilisce, infatti, il co. 19 come “per il monitoraggio degli adempimenti relativi al Patto e per l’acquisizione di elementi informativi utili per la finanza pubblica anche relativamente alla loro situazione debitoria” le Province, le Città Metropolitane e i Comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti trasmettono semestralmente al Ministero dell’economia e delle Finanze le informazioni riguardanti le risultanze in termini di competenza mista.
La trasmissione del monitoraggio deve avvenire entro 30 giorni dal termine del semestre di riferimento e, quindi, entro il 30 luglio con riguardo al primo semestre ed entro il 30 gennaio relativamente al secondo semestre. Tuttavia il Dm 26/6/2015 (nr. 52505), pubblicato in Gu il 10 luglio 2015, prevede che la trasmissione delle informazioni relative al primo semestre 2015 debba avvenire a partire dal 13 luglio e fino al termine ultimo del 9 agosto 2015 (30 giorni dopo la pubblicazione del Decreto).
Un ulteriore momento di comunicazione tra Ente e Ministero in tema di Patto è rappresentato dalla certificazione annuale, sottoscritta dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio finanziario e dall’organo di revisione economico-finanziaria da trasmettere entro il termine perentorio del 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.
L’aspetto di particolare interesse è la connessione tra mancata trasmissione del prospetto dimostrativo degli obiettivi programmatici o della certificazione ed equiparazione di tale inadempimento con il mancato rispetto del Patto con la soggezione alle medesime sanzioni.
Una deroga a tale sanzione si ha nel caso in cui la certificazione, sebbene in ritardo, sia trasmessa entro sessanta giorni dal termine stabilito per l’approvazione del conto consuntivo (e quindi per il 2015 entro il 29 giugno) e attesti il rispetto del Patto, si applicano le sole sanzioni previste dal co. 26, lett. d) riferite al blocco delle assunzioni del personale con qualsiasi forma contrattuale.
Entro il medesimo termine, a norma del co. 20 bis gli Enti sono tenuti a trasmettere una nuova certificazione nel caso siano rilevati dei peggioramenti.
Nel caso in cui i 60 giorni dall’approvazione del rendiconto decorrano senza che il certificato del rispetto del Patto sia trasmesso, è l’organo di revisione che deve provvedere ad assicurare l’assolvimento dell’adempimento e a trasmettere la predetta certificazione entro i successivi trenta giorni. Sino alla data di trasmissione le erogazioni di risorse o i trasferimenti da parte del Ministero dell’Interno sono sospese.

Le sanzioni in caso di mancato rispetto del Patto
Qualora dalla certificazione emerga il mancato rispetto del Patto di Stabilità, la Legge 183/11, all’articolo 31, co. 26 prevede che nell’anno successivo a quello dell’inadempienza l’ente locale:
-  sia assoggettato ad una riduzione del fondo di solidarietà in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato;
- non possa impegnare spese correnti in misura superiore all’importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;
-  non possa ricorrere all’indebitamento per gli investimenti, a tal fine i mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento degli investimenti, devono essere corredati da apposita attestazione da cui risulti il conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno per l’anno precedente;
-  non possa procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. È fatto parimenti divieto agli enti di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione;
-  sia tenuto a rideterminare le indennità di funzione ed i gettoni di presenza degli amministratori con una riduzione del 30 per cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.
Con riferimento alla prima sanzione, quella della riduzione delle risorse erariali a valere sul fondo di solidarietà, il co. 7, articolo 1 del Dl 78/15stabilisce che per il 2015 (con riferimento al Patto 2014) tale sanzione si applichi nel limite massimo del 20% della differenza tra obiettivo di Patto e risultato conseguito per i Comuni, le Province e Città Metropolitane. Province e Città Metropolitane godono di un ulteriore clausola di salvaguardia che impedisce alla riduzione di superare il 3% delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo approvato.
Anche per il 2015, inoltre, permangono in vigore talune disposizioni in tema di mancato rispetto del Patto, quali:
-  la possibilità che il mancato rispetto del Patto venga rilevato ex post, nel qual caso le sanzioni si applicano nell’anno successivo a quello della rilevazione del mancato rispetto;
- la previsione che i contratti di servizio e gli altri atti posti in essere dagli enti locali che si configurino elusivi delle regole del patto di stabilità interno siano nulli (co. 30);
-  il ruolo della Corte dei Conti che, nel caso in cui accerti l’artificioso rispetto del Patto, può irrogare sanzioni a carico degli amministratori e del responsabile del servizio finanziario (co. 31).
Da ricordare, infine, come il co. 9 dell’articolo 1 del Dl 78/15 prevede che “le sanzioni relative al mancato rispetto dei vincoli del Patto di Stabilità interno nell’anno 2012 e precedenti non trovano applicazione […] nei confronti degli Enti Locali per i quali la dichiarazione di dissesto sia intervenuta nell’esercizio […] 2012” allo scopo di rendere meno gravose le sanzioni che si trovano in situazioni finanziarie critiche.
Si tratta, in estrema sintesi, di sanzioni che rappresentano un forte elemento di ingessatura per un Ente irrispettoso del Patto e di ostacolo alle politiche di risanamento finanziario: mancano di qualsiasi proporzionalità alla misura dello sforamento (eccezion fatta per la riduzione del fondo perequativo), e si presentano profondamente ingiustificate considerando il fatto che, con la riduzione dei trasferimenti, lo Stato già si trattiene l’onere derivante dallo sforamento del singolo Ente.


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