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I casi di non imponibilità per locali e aree esterne

di Claudio Carbone

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Ai fini della corretta individuazione del presupposto impositivo della Tari, l'ente locale ha la possibilità di disciplinare con regolamento la definizione degli oggetti imponibili e di indicare le fattispecie escluse dal tributo. A titolo esemplificativo, può definire quali locali imponibili, le strutture stabilmente infisse al suolo chiuse da ogni lato, ovvero, in alternativa, su tre lati verso l'esterno, anche se non conformi alle disposizioni urbanistico-edilizie. Per le aree scoperte, invece, le superfici prive di edifici o di strutture edilizie, nonché gli spazi circoscritti che non costituiscono locale, come tettoie, balconi, terrazze, campeggi, dancing e cinema all'aperto, parcheggi.

Esclusione dal tributo
Ai fini dell'esclusione, il regolamento può individuare le seguenti casistiche: aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni, quali i balconi e le terrazze scoperte, i posti auto scoperti, i cortili, i giardini e i parchi; le aree comuni condominiali di cui all'articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva, come androni, scale, ascensori, stenditoi o altri luoghi di passaggio o di utilizzo comune tra i condomini.
Ancora, una ulteriore specifica per quanto riguarda la non tassabilità potrebbe essere la seguente: locali privi di tutte le utenze; locale in oggettive condizioni di non utilizzo in quanto inabitabile ovvero oggetto di lavori di ristrutturazione e sino alla data riportata nella certificazione di fine lavori; superfici coperte di altezza inferiore a 150 centimetri; aree adibite in via esclusiva al transito dei veicoli destinate all'accesso alla pubblica via ed al movimento veicolare interno; aree impraticabili o intercluse da recinzione; aree in abbandono o di cui si possa dimostrare il permanente stato di inutilizzo e così via.

Aree industriali o artigianali
Di particolare interesse, infine, è la disciplina delle aree sulle quali si svolgono lavorazioni industriali o artigianali. La normativa impone ai Comuni di verificare la reale destinazione delle superfici occupate dalle aziende, in quanto la circostanza che l'azienda effettui, ad esempio, lavorazioni industriali che determinano la produzione di rifiuti speciali non comporta automaticamente la detassazione di tutte le superfici occupate. In tale circostanza è opportuno disciplinare, con analitica descrizione delle possibili casistiche, l'esclusione dal tributo di quelle superfici specificamente caratterizzate dalla produzione, di regola, di rifiuti speciali o comunque di sostanze non conferibili al pubblico servizio, nonché l'esclusione delle utenze con produzione di rifiuti superiore ai limiti quantitativi di assimilazione.
È, altresì, necessario individuare le categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali si applicano, nell'obiettiva difficoltà di delimitare le superfici escluse, percentuali forfetarie di abbattimento della superficie complessiva. Naturalmente, le categorie di attività e le percentuali di abbattimento sono discrezionalmente individuabili dal comune, con l'ovvio limite della ragionevolezza.

In rapporto alla Tarsu
Infine, l'ente è tenuto a disciplinare le formalità per fruire dell'esclusione, in conformità alle indicazioni fornite dalla prassi e dalla giurisprudenza formatasi in materia di Tarsu. Ad esempio, è possibile prevedere che gli interessati devono indicare nella denuncia originaria o di variazione il ramo di attività e la sua classificazione (industriale, artigianale, commerciale, di servizio), le superfici di formazione dei rifiuti o sostanze, indicandone l'uso e le tipologie di rifiuti prodotti (urbani, assimilati agli urbani, speciali, pericolosi, sostanze escluse dalla normativa sui rifiuti) distinti per codice Cer, nonché comunicare entro un dato termine, i quantitativi di rifiuti prodotti nell'anno, distinti per codici Cer, allegando la documentazione attestante lo smaltimento presso imprese a ciò abilitate.


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