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Piano dei conti integrati per la transizione verso il 2016

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Oltre a dedicarsi alla predisposizione del Dup 2016/2018, che costituisce un passaggio fondamentale rispetto alla successiva programmazione di bilancio, nel corso della parte finale dell'esercizio 2015 le amministrazioni locali (che non hanno sperimentato il nuovo sistema contabile nel corso del 2014) sono chiamate ad organizzarsi per la migliore gestione delle novità del 2016. Di conseguenza, al di là degli adempimenti necessari per la gestione dell'esercizio 2015 (tra cui le eventuali variazioni di bilancio entro il 30 novembre), è necessario avviare una serie di attività per la migliore implementazione degli aspetti e profili che scattano nel 2016.
Senza dimenticare che, all'inizio di quest'ultimo periodo, gli enti saranno chiamati ad una chiusura dell'esercizio 2015, con la fase successiva di predisposizione del rendiconto, che certamente si presenta più complessa rispetto al precedente l'esercizio 2014, non solo per la novità del fondo pluriennale vincolato ma altresì per la necessità di effettuare tanto una rendicontazione "autorizzatoria" quanto una rendicontazione "conoscitiva".
Le novità destinate ad operare nel corso del 2016 sono ad ampio spettro e interessano sia la contabilità finanziaria (per la generalità degli enti) sia la contabilità economico-patrimoniale ed il bilancio consolidato (per gli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti) ed impongono alcune riflessioni tanto dal punto di vista organizzativo quanto dal punto di vista dei sistemi informativi.

Piano dei conti integrato
Tra gli aspetti più salienti da ricordare, anche perché presenta un impatto tanto sulla contabilità finanziaria quanto sulla contabilità economico-patrimoniale, rileva l'obbligatoria applicazione del piano dei conti integrato, che costituisce uno strumento fondamentale nella prospettiva dell'armonizzazione.
Si tratta di un piano multidimensionale (finanziario, economico e patrimoniale) e strutturato su più livelli di analisi che, da una parte, garantisce la classificazione univoca degli impegni e degli accertamenti all'interno delle diverse voci e, dall'altra parte, assicura il funzionamento integrato della contabilità economico-patrimoniale rispetto alle rilevazioni operate nel contesto della contabilità finanziaria.
Tale griglia di classificazione, tra l'altro, determinerà (dal 2017) il superamento del sistema Siope che, non va dimenticato, non si riferiva agli impegni ed accertamenti ma era destinato a "catalogare" i mandati e le reversali, ossia le fasi monetarie di erogazione della spesa e di acquisizione dell'entrata.
L'introduzione del piano dei conti determina un rilevante impatto operativo ed organizzativo, in quanto impone (agli enti che non vi hanno ancora provveduto) la riclassificazione dei capitoli in uso e l'attribuzione del codice corrispondente alle entrate e spese nell'ambito dei provvedimenti determinativi dei dirigenti e responsabili dei servizi (che dovranno essere conseguentemente integrati).

Esercizio provvisorio
L'esercizio finanziario 2016, poi, per gli enti che non avranno approvato il bilancio di previsione entro il prossimo 31 dicembre (come di consueto è ipotizzabile che siano una minoranza), si apre pure con un importante cambiamento delle regole riguardanti la gestione in esercizio provvisorio. Tale cambiamento investe, da una parte, i limiti degli stanziamenti a cui fare riferimento, non più conseguenti al ribaltamento dell'esercizio provvisorio ma corrispondenti agli stanziamenti di spesa previsti nel bilancio pluriennale autorizzatorio 2015/2017 per l'annualità 2016, riclassificati secondo lo schema armonizzato, in funzione della nuova regola dettata dall'articolo 11 del Dlgs 118/2011 e ripresa dal novellato articolo 163 del Tuel.
Dall'altra parte, il cambiamento investe le operazioni effettuabili, tendenzialmente più ampie rispetto a quelle consentite dal Dlgs 267/2000, dal momento che trova applicazione la disciplina prevista dal principio relativo alla contabilità finanziaria (in forza del rinvio operato dalla nuova versione dell'articolo 163 del Tuel).
Diviene così possibile, allo scopo di garantire la prosecuzione o l'avvio di attività soggette a termini o scadenza, il cui mancato svolgimento determinerebbe danno per l'ente, utilizzare le quote vincolate dell'avanzo di amministrazione sulla base di una relazione documentata del dirigente competente.
Ancora, risulta possibile, in tale fase, l'utilizzo degli accantonamenti al fondo di riserva, seppure per fronteggiare obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi, da obblighi tassativamente previsti dalla legge (quali, ad esempio, le spese per le elezioni in caso di stanziamenti non adeguati nella spesa corrente) e per garantire la prosecuzione o l'avvio di attività soggette a termini o scadenza, il cui mancato svolgimento determinerebbe danno per l'ente.
In aggiunta, non va dimenticato, la nuova disciplina dell'esercizio provvisorio rende possibili alcune variazioni, legate (per quanto concerne la spesa) agli stanziamenti di competenza dei macroaggregati, purché compensative all'interno dei programmi, e dei capitoli, se compensative all'interno dei macroaggregati e (per quanto riguarda l'entrata) agli stanziamenti di competenza delle entrate, a patto che risultino compensative all'interno della medesima tipologia e/o della stessa categoria.

Stanziamenti
Le rinnovate logiche dell'esercizio provvisorio 2016, peraltro, richiedono – nel corso del 2015 – una maggiore attenzione in ordine alla verifica di congruità degli stanziamenti 2016 (soprattutto) e 2017 del bilancio, allo scopo di verificarne l'effettiva corrispondenza con i fabbisogni. Da tale verifica, peraltro, potrebbe anche scaturire l'esigenza di apportare delle modifiche, in particolare agli stanziamenti dell'annualità 2016, con l'obiettivo di garantire, nei primi mesi di quest'ultimo esercizio, un'operatività in esercizio provvisorio assai vicina al bilancio che andrà successivamente ad essere formato.

Bilancio di previsione 2016/2018
Il documento programmatico 2016/2018, ed in ciò risiede una fondamentale novità del 2016, poi sarà esclusivamente armonizzato, nel senso che sarà superata la logica dell'affiancamento adottata nel corso del 2015 e lo schema seguirà la nuova classificazione delle entrate e delle spese con valenza autorizzatoria.
Da ciò scaturiscono non poche conseguenze in termini contabili e operativi.
In primo luogo, dovrà essere predisposto tutto il corredo documentale previsto dalla contabilità armonizzata, non solo costituito da una pluralità estremamente ricca di schemi e prospetti ma altresì da una nota integrativa al bilancio di previsione, i cui contenuti sono puntualmente disciplinati dalla normativa.
In secondo luogo, dovranno essere elaborati (prima) e gestiti (dopo) gli stanziamenti di cassa con valenza autorizzatoria e non semplicemente conoscitiva, con le conseguenti criticità per le amministrazioni locali che sono caratterizzate da situazioni di tensione finanziaria.
Ancora, le entrate e le spese avranno un criterio di classificazione corrispondente alle tassonomie che connotano specificamente la contabilità armonizzata, con la suddivisione delle spese in missioni, programmi, titoli e macroaggregati e delle entrate in titoli, tipologie e categorie.
In più entreranno finalmente a regime le nuove regole e competenze in materia di variazioni di bilancio che, ad evidenza, innovano fortemente la disciplina contabile previgente, che disponeva una competenza generale del consiglio, salva – in casi di urgenza – la competenza della giunta.
Non si può non ricordare, conclusivamente, che dalle novità ricordate e dalla definitiva transizione della contabilità finanziaria scaturiranno nuove incombenze per gli organi di revisione economico-finanziaria, chiamati a rilasciare ulteriori (e "pesanti") pareri ed a rafforzare il loro ruolo di vigilanza e presidio della sana gestione finanziaria degli enti locali.


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