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Chiusura 2015, sarà riaccertamento ordinario ed eventualmente parziale

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Passate le forche caudine del riaccertamento straordinario (a fronte dei residui 2014), la chiusura dell'esercizio di bilancio 2015, da effettuare nei primi mesi del 2016, comporterà nuovamente lo svolgimento di un'attività di riaccertamento, che sarà però "ordinario" ed eventualmente "parziale". È di tutta evidenza l'importanza cruciale che rivestiva tale fase nell'ambito della contabilità Tuel e che, a maggior ragione, è destinata a crescere con l'introduzione della contabilità armonizzata, alla luce della pluralità di dimensioni (aspetto giuridico ed aspetto temporale) che essa impone di gestire per rispettare il principio della competenza finanziaria potenziata.

Residui
Anche nella nuova contabilità, infatti, lo svolgimento di un'efficace azione di riaccertamento garantisce l'attendibilità e la significatività dei risultati di sintesi con, in più, un effetto decisivo sulla congruità delle imputazioni (e reimputazioni eseguite) nei diversi esercizi.
Non va dimenticato, infatti, che a seguito dell'introduzione del principio della competenza finanziaria potenziata i residui (attivi e passivi) hanno modificato la loro natura e le loro caratteristiche, corrispondendo (ora) ad entrate accertate esigibili e non incassate ovvero a spese impegnate esigibili e non pagate.
In tale logica, come correttamente evidenzia il principio contabile, la ricognizione dei residui attivi e passivi è diretta a verificare sostanzialmente quattro elementi, costituiti dalla fondatezza giuridica dei crediti accertati e della loro esigibilità, dall'affidabilità della scadenza dell'obbligazione prevista in occasione dell'accertamento o dell'impegno, dal permanere delle posizioni debitorie effettive degli impegni assunti e dalla corretta classificazione e imputazione dei crediti e dei debiti in bilancio.
Tale evoluzione, tra l'altro, ha radicalmente modificato gli esiti dell'operazione di riaccertamento, che può determinare sia uno stralcio dei residui attivi e passivi, così come avveniva in passato, laddove non esistente l'obbligazione giuridica (con conseguente effetto sul risultato di amministrazione), sia una loro reimputazione nel tempo, in presenza dell'obbligazione giuridica e di una variazione della maturazione delle condizioni di esigibilità (con un effetto sul fondo pluriennale vincolato).

Riclassificazione
È anche possibile, come esito del riaccertamento, una riclassificazione dei residui attivi e passivi, qualora a seguito di errori un'entrata o una spesa sia stata erroneamente classificata in bilancio e, pertanto, debba essere reimputata correttamente dal punto di vista contabile (rispettando alcuni limiti).
Rispetto all'attività di riaccertamento che, soprattutto, mira a riscontrare l'imputazione nei diversi esercizi è, ad evidenza, di fondamentale importanza fare riferimento alla maturazione della condizione di esigibilità sulla base dei criteri individuati dal principio contabile n° 2 e tenendo conto delle deroghe disposte (che possono richiedere l'attivazione di apposite informazioni a supporto).
Si pensi, per esempio, alla fattispecie degli acquisiti di beni e di servizi, per cui la condizione di esigibilità è legata alla consegna del bene o all'esecuzione della prestazione, il cui mantenimento, pertanto, può richiedere, come presupposto, una specifica dichiarazione/attestazione del responsabile.
Di conseguenza, una parte consistente dell'attività di riaccertamento da operare, come osserva correttamente il principio contabile, riguarda proprio i crediti e debiti non correttamente imputati all'esercizio, in quanto non esigibili nel corso dello stesso.
In tale ipotesi, così come già avvenuto con il riaccertamento straordinario, è necessario procedere alla reimputazione al corretto esercizio di destinazione, mediante una delibera che (contabilmente) dispone altresì la variazione degli stanziamenti necessari (sul provvedimento giuntale, tra l'altro, occorre acquisire il parere dell'organo di revisione).

Riaccertamento parziale
Nel 2016, in relazione alla gestione 2015, troverà poi applicazione concreta per la prima volta, l'istituto, del tutto tipico della contabilità armonizzata, del riaccertamento "parziale", finalizzato a consentire una corretta reimputazione all'esercizio in corso di obbligazioni da incassare o pagare necessariamente prima del riaccertamento ordinario.
In effetti, si tratta di una necessità operativa che non potrebbe essere gestita efficacemente attraverso il riaccertamento ordinario, che è unico e che è adottato in prossimità dei termini di approvazione del rendiconto, a fronte di un'azione gestionale che è continua e sistematica nel corso del tempo.
In altre parole, può verificarsi in concreto che un'operazione imputata contabilmente nell'esercizio precedente (ad esempio 2015) diventi esigibili nell'anno successivo (ad esempio 2016) e debba essere immediata regolata finanziariamente, senza poter attendere le tempistiche del riaccertamento ordinario.
In questo caso, con provvedimento (determina) del responsabile del servizio finanziario, previa acquisizione del parere dell'organo di revisione, diviene così possibile effettuare un riaccertamento parziale di tali residui, il cui effetto sarà recepito nell'ambito della successiva deliberazione della giunta.
Così procedendo, si realizza la piena coerenza tra l'esercizio di imputazione e l'esercizio di esigibilità della posta contabile, conseguendo il rispetto del fondamentale principio della competenza finanziaria potenziata, cardine della nuova contabilità armonizzata.


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