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Armonizzazione contabile, si entra in piena fase due

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nel corso del 2015 la generalità degli enti locali, dopo un triennio di sperimentazione che ha interessato alcuni, si è dovuta cimentare con la fondamentale novità rappresentata dal cambiamento dell'ordinamento finanziario e contabile, che ha portato all'introduzione della contabilità armonizzata.
L'obiettivo perseguito dal legislatore è "armonizzare", ossia rendere uniformi ed omogenei, i sistemi contabili delle diverse amministrazioni pubbliche (prima fortemente eterogenei) oltre che superare alcune criticità del precedente assetto, che limitavano la capacità informativa dei dati e delle risultanze dei documenti contabili.
Ecco perché la nuova contabilità, oltre a nuovi schemi, reca l'introduzione del fondamentale principio della competenza finanziaria potenziata, che impone di scindere l'aspetto giuridico dall'aspetto contabile: la registrazione delle operazioni, infatti, deve essere eseguita al momento della formazione dell'obbligazione giuridica con imputazione all'esercizio o agli esercizi in cui matura l'esigibilità.
Per garantirne un adeguato funzionamento diviene quindi fondamentale individuare il "momento" (o meglio l'esercizio) in cui si concretizza – appunto – quest'ultima condizione, in generale corrispondente alla scadenza, senza dimenticare però le molte deroghe che, in relazione a singole e specifiche operazioni, individuano questo presupposto in modo diverso.

Gradualità
Considerando anche l'impatto sulla gestione finanziaria delle amministrazioni locali, per la transizione al nuovo ordinamento contabile è stato previsto un approccio graduale, finalizzato a garantire il definitivo passaggio e l'entrata a regime dei diversi strumenti nel 2016 (ovvero nel 2017 per gli enti di minore dimensione demografica).
Nel corso del 2015, nondimeno, molteplici sono stati gli effetti e diversi gli strumenti nuovi o rinnovati con cui gli enti si sono dovuti confrontare e talvolta scontrare, anche alla luce di un quadro normativo che non è sempre apparso chiaro e preciso.

Competenza potenziata
Un aspetto saliente è stato sicuramente costituito dal nuovo principio della competenza finanziaria potenziata, di non agevole attuazione anche in funzione delle numerose deroghe che sono previste per determinate fattispecie (si pensi, per esempio, alla disciplina disposta per i tributi e per gli acquisti di beni e di servizi). Tale principio ha inciso sia sul piano più strettamente gestionale, ai fini dell'imputazione delle entrate e delle spese ma anche della gestione delle informazioni da rappresentare nell'ambito dell'attività provvedimentale, sia sul piano della programmazione di bilancio, posto che la definizione degli stanziamenti nel documento previsionale 2015/2017 deve avvenire seguendo tale nuova impostazione.

Riaccertamento
Un fondamentale banco di prova è stato indubbiamente costituito dal riaccertamento straordinario, attraverso il quale gli enti sono stati chiamati a realizzare un'attività (appunto straordinaria) di revisione dello stock di residui formatosi nella vigenza del precedente ordinamento contabile, allo scopo di ricondurli al criterio della competenza finanziaria potenziata.
Il passaggio del riaccertamento straordinario (ma anche la fase di formazione del bilancio), in più, ha permesso alle amministrazioni di prendere dimestichezza con il funzionamento del fondo crediti di dubbia esigibilità ma altresì con i concetti di avanzo e disavanzo di amministrazione, di avanzo e disavanzo tecnico e connesse modalità di copertura e gestione (oltre che con nuovi criteri di suddivisione di tali risultati).
Ancora, a seguito del riaccertamento, è stato verificato il raccordo con la gestione della competenza, intesa sia dal punto di vista dell'esercizio provvisorio sia dal punto di vista del bilancio di previsione: a seguito della riconsiderazione dei residui, infatti, si è resa necessaria un'operazione di "ribaltamento" per garantire la reimputazione nel tempo dei residui attivi e passivi che, al termine del 2014, non avevano maturato l'esigibilità.

Affiancamento
Il bilancio di previsione, poi, è stato predisposto in una doppia versione, per realizzare il previsto affiancamento tra versione autorizzatoria (seguendo gli schemi del Dpr 194/1996) e versione conoscitiva (secondo gli schemi di cui al Dlgs 118/2011), con una soluzione certamente complessa (anche dal punto di vista informatico) che ha richiesto la riclassificazione dei capitoli esistenti. Da sottolineare è anche la maggiore attenzione prestata alla gestione di cassa, in particolare alle risorse vincolate, rispetto alle quali si è resa necessaria la rideterminazione della consistenza iniziale oltre che l'introduzione di nuove modalità di gestione.

Aggiornamenti normativi
L'esperienza maturata nel corso del 2015, con le difficoltà incontrate nello svolgimento dei diversi adempimenti, ha peraltro determinato anche alcuni aggiustamenti normativi, che si sono tradotti formalmente in due decreti ministeriali di aggiornamento, che hanno inciso tanto su alcune regole contabili (ad esempio relative al fondo crediti di dubbia esigibilità) quanto sui termini di predisposizione del documento unico di programmazione (Dup).

Dup
E proprio l'approvazione di quest'ultimo documento, di rilevanza fondamentale, entro il prossimo 31 ottobre, costituisce il principale adempimento a cui devono ancora provvedere gli enti nel corso del 2015, seppure con riferimento al ciclo di programmazione 2016/2018, al fine di tracciare le linee strategiche ed operative entro le quali muoversi in vista della successiva predisposizione del bilancio.
Naturalmente, con le difficoltà croniche e sistematiche ormai caratterizzanti la finanza locale, che non si superano semplicemente cambiando la contabilità o revisionando gli schemi e strumenti contabili e che renderanno sempre difficile la quadratura dei bilanci, anche se "armonizzati".


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