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Anticipazione sblocca-debiti, tutta la somma fra le «spese per rimborsi»

di Luciano Cimbolini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Corte costituzionale (sentenza 181/2015; si veda anche Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 24 luglio) boccia senza appello le modalità di contabilizzazione dell'anticipazione di liquidità prevista dagli articoli 2 e 3 del Dl 35/2013 operata dalla Regione Piemonte, aprendo una partita finanziaria di non poco conto che investe anche altre regioni quanto ad attendibilità dei risultati di amministrazione 2013 e 2014.

La sentenza
La decisione, chiara e lineare, ha affermato, come peraltro segnalato sin dall'origine da molti operatori, che le modalità di utilizzo delle risorse dell'anticipazione dovevano essere gestite in bilancio in modo tale da risultare neutre ai fini degli equilibri, non potendo queste aumentare la capacità di spesa delle Pa beneficiarie. In caso contrario, si violano gli articoli 81 e 119 della Costituzione. In parole povere, l'anticipazione doveva (e deve) fornire solo cassa per pagare debiti pregressi già contabilizzati in bilancio, ma non poteva e (e non può) fornire copertura a disavanzi di amministrazione o a nuove spese di competenza.

Il caso Piemonte
Nel 2013, la Regione Piemonte, grazie a quattro contratti con il ministero dell'Economia, ha ottenuto risorse per circa 2,55 miliardi di euro a titolo di anticipazione ex Dl 35/2013. Con i provvedimenti legislativi impugnati (leggi regionali 16/2013 e 19/2013), ha iscritto le risorse dell'anticipazione di liquidità al Titolo V dell'entrata (entrate da mutui, prestiti e altre operazioni creditizie). Dal lato spesa, il complesso delle risorse è stato iscritto al Titolo I (spesa corrente) in capitoli afferenti al ripiano di disavanzi di amministrazione pregressi e al finanziamento di spese di competenza del settore sanitario. La sola quota annuale di ammortamento, infine, è stata iscritta al Titolo III (spesa per rimborso dei prestiti) quanto al capitale e al Titolo I (spesa corrente) quanto agli interessi.

Le regole
La Corte, in primo luogo, fa una convincente disamina dell'anticipazione di liquidità del Dl 35. Con un'interpretazione costituzionalmente orientata, se ne esclude la natura di mutuo, nonostante il rimborso trentennale e la si qualifica, per non incorrere nel divieto scritto all'articolo 119, comma 6 della Costituzione, come anticipazione di cassa con rimborso a lungo termine. La natura di questo istituto, assolutamente singolare e ammesso nel nostro ordinamento solo a causa dello scopo "nobile" di porre rimedio agli inacettabili ritardi di pagamento delle Pa, impedisce un suo utilizzo per il ripiano di disavanzi e per il finanziamento di nuove spese di competenza. Queste risorse devono essere utilizzate solo per pagare spese (debiti) già finanziati in bilancio a livello di competenza, ma non saldati per carenza di liquidità. Ogni altro utilizzo che implichi aumento della capacità di spesa e miglioramento degli equilibri di bilancio, trasformando l'istituto in un mutuo, è costituzionalmente illegittimo per violazione degli articoli 81 e 119 della Costituzione.

Operazione neutra
Per questo motivo, secondo la Corte, l'unico metodo corretto di contabilizzazione dell'anticipazione è quello "classico" degli strumenti di liquidità, ossia la previsione e l'impegno, nell'ambito del Titolo III della spesa, dell'intero importo dell'intero ammontare delle somme introitate, in modo da sterilizzare e rendere neutra l'operazione finanziaria a livello di competenza. In parole povere, il rimborso non può essere quello del mutuo, che prevede il finanziamento in bilancio della sola quota annuale d'ammortamento (capitale al Titolo III e interessi al Titolo I), ma quello dell'anticipazione di cassa, che prevede l'impegno in competenza dell'intero importo del debito e il pagamento in conto residui della quota capitale, mentre i soli interessi impattano sulla spesa di competenza. I riferimenti contabili nella sentenza ovviamente fanno riferimento al regime ante armonizzazione, ma rimangono pienamente validi anche nell'ambito della nuova struttura di bilancio prevista dal Dlgs 118/2011. Il portato della decisione, con ogni probabilità, comporterà la necessità di rettifica dei risultati finanziari delle Regioni che hanno operato in modo difforme al dettato della Corte.


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