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Le cartolarizzazioni sono sempre debito: le conseguenze sulle città

di Vito Tatò

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Che le cartolarizzazioni in Italia non avrebbero mai portato a risultati positivi per gli enti che le avevano avviate è un fatto su cui molti avrebbero potuto scommettere sin dalla prima ora. La Corte dei conti, già nel 2009, in sede di audizione al Senato aveva rilevato come le cartolarizzazioni dei crediti e quelle immobiliari poste in essere dallo Stato avevano prodotto risultati a dir poco deludenti. Adesso la Corte dei conti, Sezioni Riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione, con la sentenza n. 25/2015(su cui si veda anche Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 26 giugno), evidenzia come anche le operazioni poste in essere dagli enti locali, il caso specifico riguarda la Provincia di Pesaro Urbino, in realtà debbano essere considerate quali operazioni di indebitamento.

Tre passaggi
La questione è piuttosto semplice. Con il termine di cartolarizzazione si definisce quell'operazione finalizzata a rendere liquido un asset che non lo è, sia esso costituito da una massa di crediti o da immobili. L'operazione generalmente vede coinvolte tre parti, l'originator, ovvero l'ente proprietario dell'asset che si vuole rendere liquido, una società veicolo (spesso costituita dall'originator) che gestisce l'operazione acquistando l'asset con i fondi ottenuti da un finanziatore e procedendo poi al realizzo dello stesso ed al rimborso del finanziamento e un finanziatore, solitamente un istituto di credito. La garanzia della buona riuscita dell'operazione dovrebbe esere rappresentata dal valore dell'asset ceduto, che deve essere quantificato a valore di mercato.

Le indicazioni Ue
Per poter essere esclusa la qualificabilità come indebitamento di simili operazioni Eurostat, con decisione 80/2002 aveva specificato che era da considerare indebitamento un'operazione di cartolarizzazione con corrispettivo iniziale inferiore all'85% del valore dell'asset ceduto. Nel 2007 Eurostat era ulteriormente intervenuta sull'argomento, specificando che dovevano essere considerate come indebitamento le operazioni contenenti clausole di prezzo differito, clausole di sostituzione degli asset o ulteriori garanzie fornite da enti pubblici.

Le regole italiane
Questi pronunciamenti venivano recepiti dalla legislazione nazionale, infatti la definizione di indebitamento data dall'articolo 3, comma 17, della legge 350/2003 (modificata dalla legge 133/2008) prevedeva espressamente che simili operazioni fossero considerate come indebitamento, con tutti i limiti che ne derivano per le Regioni e gli enti locali. In questo contesto normativo, molti enti locali hanno poto in essere operazioni di cartolarizzazione immobiliare, fornendo all'istituto finanziatore garanzie ben più ampie del solo valore dell'asset oggetto di cessione. Una delle operazioni più comunemente poste in essere prevedeva, oltre alla cessione alla società veicolo di immobili ad un prezzo non inferiore all'85% del valore di stima degli stessi, anche il conferimento a titolo di capitalizzazione della società veicolo di ulteriori immobili, sui quali veniva iscritta ipoteca a favore dell'istituto di credito. In questo modo, non era solo l'asset oggetto di cessione a rappresentare la garanzia della restituzione del finanziamento ma anche gli ulteriori immobili conferiti a titolo di capitale. Alcune operazioni prevedevano inoltre ulteriori tutele per il finanziatore, quali, ad esempio, l'impegno a sottoscrivere nuove quote del fondo nel caso in cui le alienazioni degli immobili non fossero andate come previsto.

Le indicazioni della Corte dei conti
Con la delibera n. 25/2015, è stato evidenziato come Eurostat abbia ulteriormente rivisto in senso restrittivo sin dall'anno 2008 le condizioni per poter configurare le operazioni di cartolarizzazione come non assimilabili ad indebitamento, eliminando il limite dell'85% del valore dell'asset oggetto di cessione quale riferimento, orientamento a cui la legislazione nazionale si è allineata solo con il Dlgs 126/2014. Ma la conclusione più interessante a cui giunge la Corte è che tutte le operazioni di cartolarizzazione sono contraddistinte da almeno una caratteristica che porta a escludere che l'asset ceduto sia l'unica garanzia per il finanziatore e in «particolare il DPP (clausola di prezzo differito) è una clausola connaturata alle operazioni di cartolarizzazione e quindi la registrazione come prestito è praticamente certa». Chissà se qualcuno all'ombra della Madonnina non stia cominciando a preoccuparsi.


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