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La delibera di conferma delle aliquote Tasi: obbligo o facoltà?

di Massimo Migliorisi (*) - Rubrica a cura di Anutel

Qualora un'amministrazione comunale decida di non modificare le aliquote o le tariffe di un tributo, non è necessario procedere con una formale deliberazione, giusto articolo 1 comma 169 della legge 296/2006. Introducendo tale norma il legislatore, tra l'altro, ha cercato di rendere più snella l'attività amministrativa, evitando un provvedimento amministrativo formale e complesso, qual è una delibera di un organo collegiale, allorquando il carico fiscale sui contribuenti resti invariato. Questa norma dovrebbe applicarsi anche alla imposta unica comunale, la triade Tari-Tasi-Imu, visto il rinvio alla legge 296/2006, fatto dal comma 701 dell'articolo 1 della legge 147/2013.
Conseguentemente, non appare necessario procedere a una delibera di consiglio comunale che confermi le aliquote Imu dell'anno precedente.
Questa regola della tacita conferma difficilmente però può trovare applicazione per le tariffe Tari le quali rimarrebbero invariate solo se le molteplici variabili a esse collegate (ad esempio il costo del servizio di gestione dei rifiuti da coprire totalmente) non subissero oscillazioni da un esercizio a un altro o se queste ultime si compensassero al punto da non determinare modifiche tariffarie.

La conferma della Tasi
Per quanto riguarda la Tasi, il tributo sui servizi indivisibili, l'articolo 1 comma 683 prevede una deliberazione di consiglio comunale che fissi le aliquote in conformità con i servizi e i costi individuati nel regolamento comunale. Gran parte degli addetti ai lavori ha considerato la Tasi una sorta di imposta patrimoniale che può colpire anche l'abitazione principale, riconoscendole, così, una natura analoga all'Imu. Se si seguisse tale ragionamento, sarebbe lecito affermare che la formalizzazione della conferma delle aliquote Tasi risulterebbe un inutile appesantimento dell'attività amministrativa, così come avverrebbe per la deliberazione di conferma delle aliquote Imu.
Possiamo, però, individuare una differenza tra Imu e Tasi, almeno dal punto di vista normativo: il carico impositivo Tasi sui contribuenti deve essere determinato annualmente in conformità ai servizi indivisibili e ai relativi costi. Conformità intesa come rapporto tra gettito e costo dei servizi che va evidenziato all'interno di provvedimenti formali. In sostanza, se il Comune ha deciso di non variare il carico impositivo Tasi sui contribuenti, molto probabilmente la percentuale di copertura dei costi con il presunto gettito cambierà, sia perché i costi dei servizi indivisibili molto difficilmente saranno uguali al 2014, sia perché la base imponibile complessiva su cui applicare l'aliquota potrà essere variata.
Se si sposa tale ragionamento, allora un provvedimento del consiglio comunale che non modifichi la pressione fiscale Tasi sui cittadini, e che, quindi, confermi, per il 2015, le aliquote del 2014, appare come obbligatorio; tutto ciò a discapito della celerità e dello snellimento dell'azione amministrativa.

(*) Docente esclusivo Anutel


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