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Tariffa sui rifiuti, legittime le aliquote comunali differenziate per gli alberghi

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In tema di imposte e tasse sul servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, i Comuni possono legittimamente deliberare di introdurre diversificazioni delle tariffe della tassa sui rifiuti tra esercizi alberghieri e immobili adibiti a uso di civile abitazione, senza che spetti al contribuente alcun diritto a beneficiare di aliquote agevolate, rientranti nella discrezionalità impositiva dell’ente locale.

Le Sentenze
Così ha statuito la Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, con alcune sentenze, dalla n. 12769 alla 12772, del 19 giugno 2015, tutte originate dall’impugnazione delle cartelle esattoriali emesse sui ruoli di un Comune in ordine al mancato pagamento della Tarsu, sostituita poi dalla Tares e oggi dalla Tari, in base alle aliquote differenziate definite dal regolamento comunale del servizio rifiuti.
I giudici di legittimità, invero, hanno ricordato come, sulla scorta del abrogato Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, cd Decreto Ronchi, spettasse ai Comuni la competenza alla determinazione della tariffa della Tarsu, legittimando gli enti locali a deliberare l’adozione di aliquote differenziate per fasce di utenza e categorie commerciali, anche notevolmente superiori rispetto a quelle stabilite per le civili abitazioni, in ragione della maggiore capacità produttiva e quindi contributiva di un esercizio turistico-alberghiero, a prescindere dal carattere della stagionalità dell’attività.
Le specificità delle imprese di carattere turistico, compreso il carattere stagionale dell’attività, potranno semmai essere valutate discrezionalmente dall’ente locale per l'applicazione di speciali riduzioni d'imposta, dovendo la delibera dell’ente impositore, ai sensi delle disposizioni del Dlgs 15 novembre 1993, n. 507 sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, adeguatamente motivare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, in relazione ai costi differenziati in base alla loro classificazione economica, in vista della copertura minima obbligatoria del costo del servizio.

Gli incentivi al turismo
Nel caso degli esercizi alberghieri e turistici, prosegue la pronuncia della Corte di legittimità, nemmeno è possibile sostenere l’illegittimità delle cartelle esattoriali basate sulle tariffe comunali differenziate, come argomentato dalla Corte di Appello impugnata, in ragione della mancata applicazione, da parte del Comune, dei benefici previsti dalla Legge 29 marzo 2001, n. 135 (di Riforma della legislazione nazionale del turismo), cosiddetta “ Legge Quadro per il turismo”, la quale prevede, nei limiti delle norme europee sugli aiuti di Stato alle imprese, la possibilità di estendere al settore del turismo le agevolazioni, i contributi, le sovvenzioni, gli incentivi e i benefici previsti dalle norme vigenti per l'industria, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.
Secondo i giudici di Piazza Cavour, infatti, il contribuente imprenditore turistico non può vantare un vero e proprio diritto di beneficiare di tariffe agevolate della Tarsu, ma anche della attuale Tari, confermata oggi la discrezionalità del Comune, con proprio regolamento, a stabilire le riduzioni agevolate d’imposta differenziate per categorie di attività, poiché anche la concessione degli incentivi o agevolazioni previsti a favore delle imprese turistiche, come detto, rientravano nell’esercizio di un potere discrezionale dell'ente locale, potendo nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale, soltanto ridurre l’importo delle cartelle esattoriali, non certo annullarle, facendo eventualmente applicazione della tariffa prevista per le imprese turistiche.


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