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In Emilia Romagna zone franche a platea ridotta

di Pasquale Mirto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'articolo 12 del Dl 78/2015 ha istituito le zone franche per i Comuni emiliani colpiti dall'alluvione del 17 gennaio 2014 e dal sisma del 20 e 29 maggio 2012. La commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento con il quale si riscrive l'intero articolo, prevedendo in particolare, da un lato, l'estensione delle zone franche, e dall'altro lato, una limitazione delle aziende che possono accedere alle agevolazioni fiscali.

Le regole base
Il decreto legge prevedeva che la zona franca coincidesse con l'intero territorio comunale per i Comuni che avevano subito il doppio evento calamitoso (alluvione e sisma), mentre per i Comuni colpiti solo dal sisma la zona franca era limitata alla zona rossa, ovvero al centro storico. Con l'emendamento la distinzione cade e la zona franca «comprende i centri storici o centri abitati» di tutti i Comuni precedentemente individuati dal decreto legge, ai quali, però se ne aggiungono dei nuovi: Carpi, Cento, Mirabello e Reggiolo. Rispetto alla versione originaria, però, non si fa più riferimento all'intero territorio comunale, ma solo ai centri abitati, e quindi si tagliano fuori dalle agevolazioni le aziende agricole.

Platea limitata
Visto che lo stanziamento previsto per finanziare le agevolazioni è rimasto identico (20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016) si è anche intervenuto sulla platea delle aziende beneficiarie limitando il numero di quelle che possono accedere ai benefici. In particolare, oltre agli altri requisiti già previsti dal decreto legge, le imprese devono appartenere ai settori di attività individuati dai codici Ateco 45, 47, 55, 56, 79, 93, 95 e 96. Le zone franche, istituite dalla legge n. 296/2006, prevedono normalmente quattro tipi di agevolazioni:
• esenzione dalle imposte sul reddito,
• esenzione dall'Irap,
• esenzione dall'Ici (e ora dall'Imu)
• esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
Per le zone franche emiliane, anche con l'emendamento approvato, vengono concesse solo le prime tre agevolazioni.

I parametri
Per poter accedere ai benefici, le imprese localizzate all'interno della zona franca devono rispettare la definizione di micro impresa, ai sensi della Raccomandazione 2003/361/CE, avere un reddito lordo nel 2014 inferiore a 80mila euro e un numero di addetti inferiore a cinque. Devono avere la sede principale, o l'unità locale, e svolgere la propria attività all'interno della zona franca e devono risultare già costituite alla data del 31 dicembre 2014. I benefici concessi consistono nell'esenzione dalle imposte sui redditi del reddito derivante dallo svolgimento dell'attività d'impresa nella zono franca fino a concorrenza dell'importo di 100mila euro per ciascun periodo d'imposta, l'esenzione dall'Irap per il valore della produzione netta nel limite di 300 mila euro, sempre per ciascun periodo d'imposta. È poi prevista l'esenzione «dalle imposte municipali proprie» per gli immobili posseduti e utilizzati dalle imprese. Si ritiene che con il riferimento alle imposte municipali proprie si sia voluto fare riferimento sia all'Imu sia alla Tasi, anche considerando che molti Comuni hanno sostituito il prelievo Imu con quello Tasi in virtù della completa deducibilità della Tasi. Infine, con un'ulteriore emendamento all'articolo 13 del decreto legge lo stato di emergenza conseguente agli eventi sismici del maggio 2012 è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2016.


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