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Immobili strumentali, spingere sulla Tasi «scarica» i costi sullo Stato

di Maurizio Fogagnolo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Un modo per i Comuni di guadagnare il consenso dei propri contribuenti, ponendo a carico dello Stato i relativi costi, nell'ambito di tributi che normalmente vedono invece l'Erario appropriarsi di parte del gettito locale. Potrebbe essere riassunto così quello che, nell'approssimarsi della scadenza del 30 luglio per l'approvazione dei bilanci 2015, molti Comuni stanno facendo in queste settimane nel definire la propria manovra tributaria. Pur in assenza di modifiche nel rapporto tra Imu e Tasi rispetto al 2014, la conferma dell'applicabilità della Tasi anche nel 2015 sta infatti creando un approccio diverso da quello dello scorso anno: se allora la maggior parte dei Comuni aveva usato la Tasi più che altro per compensare il mancato gettito Imu sull'abitazione principale non più trasferito dallo Stato, con un'incidenza residuale sugli altri fabbricati (in particolare nei Comuni con Imu al 10,6 per mille, in cui la Tasi ha potuto essere applicata solo nei limiti dell'eventuale 0,8 per mille), nel 2015 si è fatto strada un approccio diverso, legato alla diversità di Imu e Tasi ai fini della deducibilità dalle imposte sui redditi, che sta portando a rivedere completamente il ruolo della Tasi nella sua combinazione con l'Imu.

Le differenze
Mentre l'Imu, in base ai commi 715 e 716 della legge 147/2013, è deducibile dall'Irpef/Ires nel limite del 20% dell'imposta versata, la stessa legge 147/2013 non ha invece dettato alcuna disposizione in merito alla Tasi, rendendo quindi integralmente deducibile l'imposta pagata, anche in ragione della sua formale qualificazione come tributo legato alla fruizione di servizi prestati dal Comune, pur se indivisibili, al pari di quanto avviene con la Tari, a sua volta deducibile. In questo contesto, appare comprensibile che gli amministratori locali – in un momento in cui risulta estremamente difficile agire sulla leva fiscale diminuendo le aliquote dei propri tributi – guardino con favore alla possibilità di sostituire l'Imu solo parzialmente deducibile con la Tasi, in quanto tale sostituzione non crea alcun minor gettito per il Comune (che, ove l'aliquota complessiva determinata dalla sommatoria delle due imposte rimanga invariata, si trova solo a redistribuire in modo diverso il gettito), ma si traduce in un vantaggio per i contribuenti, che vedono aumentare la quota di imposta pagata che potrà poi essere dedotta dalle imposte sui redditi. La deducibilità riguarda solo gli immobili strumentali di categoria A/10, B, C, D ed E, che siano utilizzati per l'esercizio di arti, professioni o imprese direttamente dal possessore, mentre se questi immobili sono utilizzati da un terzo, il possessore non potrà dedurre l'Imu o la Tasi versata.

Le misure
Questa differenza permette ai Comuni che non vogliono applicare la Tasi nei confronti degli occupanti (anche a causa dei problemi di gestione delle banche dati) di introdurre, tramite un diverso regime di ripartizione delle aliquote, il trattamento agevolato a favore dei soli possessori, prevedendo ad esempio che:
• nel caso di immobili strumentali di categoria A/10, B, C, D ed E utilizzati in via esclusiva per l'esercizio di arte, professione o impresa, il riparto tra Imu e Tasi potrà essere effettuato (nel caso di applicazione di un'aliquota complessiva del 10,6 per mille) con Imu all'8,1 per mille (dovendo essere in ogni caso salvaguardata la quota del 7,6 per mille riservata all'erario sui D), a cui si affianca una simmetrica applicazione della Tasi al 2,5 per mille;
• nel caso di immobili di categoria A/10, B, C, D ed E non utilizzati o utilizzati da un terzo diverso dal possessore per l'esercizio della propria attività, rimarrà invece applicabile solo l'Imu al 10,6 per mille, senza applicazione della Tasi, con una scelta che permette quindi di non dover caricare alcuna quota sull'occupante. Questa modalità di ripartizione delle aliquote risulta legittima (lo stesso decreto Monti, nell'introdurre l'Imu, aveva riconosciuto ai Comuni la possibilità di distinguere le aliquote con riferimento alle diverse categorie di immobili, concetto in cui si ritiene possano rientrare anche gli immobili della stessa categoria utilizzati direttamente dal possessore o da un terzo soggetto) e pone ad esclusivo carico dell'Erario le conseguenze della diversa quantificazione della Tasi; il suo pieno utilizzo per diminuire in modo indiretto il carico fiscale sugli immobili produttivi costituisce uno strumento politico da non sottovalutare, in un momento di estrema difficoltà, in cui qualunque aiuto offerto dal Comune rappresenta un vantaggio molto importante per le attività, che sono quelle che, a partire dal 2012, hanno accusato il maggior appesantimento del carico fiscale legato all'applicazione dell'Imu.


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