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Con la conversione del decreto garantire risorse ai Comuni

di Veronica Nicotra (*)

Si inizia a votare in Commissione al Senato per la conversione del decreto legge enti locali. Provvedimento che giunge dopo un confronto lungo e complesso, e in una fase temporalmente avanzata, procrastinando la situazione di incertezza su alcuni aspetti fondamentali della vita contabile e finanziaria dei Comuni e delle Città metropolitane.
Su questo è bene precisare, considerate le richieste pervenute da molti Comuni, che la mancata ulteriore e terza proroga dei bilanci dei Comuni (scadenza di approvazione fissata per il 30 luglio), è stata dettata da una verificata indisponibilità del Governo, derivante già da forti perplessità manifestate dallo stesso Governo nella Conferenza Stato Città del 7 maggio, data in cui è stata concordato il termine di fine luglio.

Le questioni sul tappeto
È bene prendere e valorizzare, riepilogandoli, tutti gli aspetti positivi e non scontati contenuti nel provvedimento, nonché le ulteriore questioni sulle quali, con grande determinazione, l'Anci sta premendo in queste ore.
Si riepilogano le più rilevanti: la disponibilità di una liquidità finanziaria pari a 530 milioni per compensare il mancato gettito Tasi/Imu e la differenza fra stima e gettito effettivo per Imu su terreni agricoli e montani. Resta fermo che, sia per compensazione Tasi/Imu che per gettito imu agricoli e montani, abbiamo un ristoro di poco più del 75% delle risorse a nostro avviso necessarie; ulteriori disposizioni di flessibilizzazione del nuovo sistema contabile, operazione meritoria su cui i Comuni sono impegnati; la possibilità di destinare i risparmi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui senza vincoli di destinazione; l'eliminazione del vincolo del 10% sulle alienazioni; il rifinanziamento della liquidità per 850 milioni per i pagamenti arretrati e la disponibilità di esclusione dai vincoli di Patto di 700 milioni per i cofinanziamenti dei fondi europei, nonché la mitigazione del taglio per le Città metropolitane.

Ulteriori richieste dell'Anci
Ora è opportuno che il Parlamento continui il percorso, recependo le ulteriori richieste avanzate e quelle rinviate dal Governo. Se ne citano solo alcune. Correggere la non validità dei 530 milioni ai fini del Patto almeno parzialmente, e prevedere risorse finanziare, alcune già oggi nella disponibilità di tutti i Comuni per alleggerire il taglio per i Comuni minori, troppo penalizzati dal meccanismo perequativo. Su questo c'è un impegno formale del Governo: speriamo sia formalizzato. Quindi, superamento della rigidità delle regole sulle centrali uniche di committenza per i Comuni al di sotto dei 10mila abitanti; utilizzo dell'avanzo; attenuazione di alcune sanzioni derivanti dal mancato rispetto dei tempi di pagamento; deroga per gli incarichi stagionali del personale di polizia municipale e per l'assunzione dei vincitori di concorso, nonché la possibilità di bandire concorsi per figure infungibili quali personale scolastico ed educativo, nonché ulteriore liquidità per gli enti in difficoltà in seguito all'armonizzazione dei bilanci. Rimangono poi aperte alcune importanti questioni che interessano le Città metropolitane, oggi in grave sofferenza finanziaria a causa dei ritardi nell'attuazione della legge istitutiva: alleggerimento degli obiettivi del Patto di stabilità, richiesta del tutto conseguente alla differenziazione del taglio e al ruolo di questi enti; alleggerimento finanziario degli oneri riguardanti le funzioni non fondamentali e il relativo personale; previsione di una forma di finanziamento autonomo delle competenze proprie delle Città metropolitane; infine, sarebbe opportuna una semplificazione della disciplina che riguarda gli enti in situazione di pre-dissesto.

(*) Segretario generale Anci


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