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Imu agricola, per i Comuni gettito effettivo di 115 milioni, contro stime di 230: 60 di mancato ristoro

di Matteo Valerio

Secondo le prime stime, i Comuni hanno incassato 115 milioni di euro dai contribuenti che hanno versato l'Imu sui terreni agricoli relativa all'anno 2014. Le stime del Governo, sulla base delle quali è stato ridotto l'ammontare del Fondo di solidarietà comunale, ammontano invece a 230 milioni. È questa una delle prime evidenze della discrepanza tra stime e gettito effettivo dell'Imu montana, come fin dall'inizio segnalato dall'Anci. Dopo l'intesa di ieri tra Comuni e Governo, che ha ripartito un primo rimborso di 55 milioni, si attende ora un decreto ministeriale che, alla luce dei mancati introiti ancora non rimborsati, dovrebbe attribuire risorse integrative ai Comuni colpiti, pari agli ulteriori 60 milioni necessari a equilibrare la differenza tra gettito reale e gettito stimato. L'Anci, proprio per questo motivo, ha chiesto e ottenuto che intanto, dei 530 milioni di euro stanziati per il fondo perequativo per il passaggio Imu-Tasi, circa 60-70 milioni vengano destinati alla revisione del gettito Imu terreni agricoli, che riguarderà un totale di 2.197 Comuni.

La disciplina sull'esenzione
Ifel ripercorre così l'intera vicenda. La disciplina relativa all'esenzione dall'Imu dei terreni agricoli montani è stata, nel corso degli ultimi mesi, oggetto di un disordinato attivismo normativo che ha prodotto notevoli difficoltà sia per i contribuenti, travolti dall'ennesimo balzello "comunale" e dall'incertezza circa l'assoggettabilità o meno al tributo (stante l'esenzione per i coltivatori diretti e Iap nei Comuni parzialmente montani), che per i Comuni, chiamati a fronteggiare un nuovo taglio – intervenuto peraltro successivamente alla data di approvazione della delibere di assestamento del bilancio 2014 - solo apparentemente compensativo in quanto operato a fronte di un gettito ipotetico e di difficile recupero.

La revisione dei criteri
Come si ricorderà, la revisione dei criteri di esenzione dettata dal DM del 28 novembre 2014, ancorata all'altitudine della casa comunale, aveva prodotto, in un primo tempo, un taglio a valere sul fondo di solidarietà comunale 2014 pari a 350 milioni di euro, determinato sulla base di stime ministeriali alquanto dubbie sia con riferimento alla misura complessiva dello stesso che alla sua disaggregazione per ciascun Comune.
Sotto questo profilo, l'ulteriore modifica dei criteri di esenzione recata dal Dl n. 4 del 2015, pur riducendo la misura complessiva dei tagli, quantificati in circa 269 milioni di euro per il 2015 e 230 milioni di euro per il 2014 (per effetto della clausola di salvaguardia che attribuisce per il 2014 il regime più favorevole indicato nei due provvedimenti), ha mantenuto intatti tutti i problemi relativi all'esatta quantificazione delle stime e con essi le difficoltà prospettatesi per i Comuni sia in termini di cassa che di formazione dei bilanci per il 2015. Tali difficoltà risultano corroborate dalle evidenze riscontrate nei pagamenti con riferimento al 2014 dai quali emerge come, ad oggi, i Comuni a fronte dei 230 milioni di euro decurtati dal Fondo di solidarietà 2014 abbiano incassato poco più di 115 milioni di euro.
Al fine di porre un parziale correttivo a quanto osservato, in fase di conversione in legge del decreto, il legislatore è intervenuto prevedendo l'istituzione di una procedura di verifica del gettito Imu effettivamente riscosso dai Comuni per l'anno 2014 da effettuarsi, come originariamente disposto, a parità di tagli complessivi secondo una metodologia condivisa con l'Anci entro il 30 settembre 2015.

La tempistica della revisione
L'evidenza, tuttavia, del rilevante scostamento negativo del gettito 2014 rispetto alle stime ministeriali ha imposto alcune modifiche sia in ordine alla tempistica della revisione, anticipata dal Dl n. 78 al 30 giugno 2015, che all'individuazione di risorse ulteriori da destinare a compensazione dell'elevato differenziale tra gettito effettivo e stime. Appare evidente, infatti, come la revisione del gettito operata in assenza di integrazione di risorse si traduca in uno sterile esercizio di riallocazione di tagli tutt'altro che compensativi, a nulla valendo nel senso di assicurare un congruo ristoro all'intero comparto comunale.
A questo riguardo, in applicazione delle recenti disposizioni recate dal Dl n. 78 (articolo 8, commi 10 e 11), l'Anci ha richiesto che dei 530 milioni di euro stanziati per il fondo perequativo per il passaggio Imu-Tasi circa 60-70 milioni vengano destinati alla revisione del gettito Imu terreni agricoli che riguarderà un totale di 2.197 Comuni, per un parte considerevole dei quali, afflitti dagli ulteriori tagli, tale revisione rischia di assumere i contorni del discrimine tra la sopravvivenza finanziaria ed il dissesto; una prospettiva forse solo rimandata se, nell'attesa che l'intera disciplina venga – come è auspicio – organicamente rivista alla luce di fattori significativi quali la redditività delle colture e il rischio idrogeologico, non si provvederà ad inserire un meccanismo analogo di verifica del gettito anche con riferimento al 2015.


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