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Armonizzazione, l'incognita del piano esecutivo di gestione per i piccoli Comuni

di Massimo Pollini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nonostante anche l'articolo 2 del Dl 78/15 sia intervenuto con ulteriori disposizioni modificative e aggiuntive al Dlgs 118/2011 per la sostenibilità dell'avvio a regime dell'armonizzazione contabile degli enti locali, nulla invece è stato detto sul Piano esecutivo di gestione (Peg), rispetto al quale i Comuni minori attendono da tempo chiarimenti.

Le regole e i dubbi
L'articolo 169 del Tuel, riscritto dal Dlgs 118/2011, dispone al comma 3 che l'applicazione dei commi 1 e 2 del medesimo articolo 169 è facoltativa per gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 (in precedenza erano 15.000) abitanti, il che equivale a dire che detti enti possono anche non approvare il Peg. Infatti il comma 1 stabilisce, tra l'altro, che il Peg individua gli obiettivi della gestione e affida gli stessi, unitamente alle dotazioni necessarie, ai responsabili dei servizi, mentre il comma 2 articola le entrate e le spese fino all'aggregato minimo, costituito dal capitolo ed eventualmente dall'articolo. Inoltre è detto che i capitoli sono l'unità elementare al fine della gestione e della rendicontazione e sono raccordati al quarto livello dei conti finanziarti.
Va subito chiarito che le «dotazioni necessarie» di cui sopra sono costituite dalle risorse finanziarie (entrate e spese), dal personale e dai beni mobili e immobili, come chiaramente si evince dalle molte norme in materia, tra le quali l'articolo 107 del Tuel e l'articolo 17 del Dlgs 165/2001. Dunque in un Comune minore l'aggregato minimo ai fini della gestione e della rendicontazione potrebbe essere trascurato? E l'individuazione degli obiettivi della gestione e il loro affidamento, unitamente alle risorse necessarie, ai responsabili dei servizi potrebbe essere omesso dalla Giunta? Ovviamente no, ma la scarsa chiarezza della norma porta non poche amministrazioni ad interpretare la situazione in tal senso e, in conseguenza, a far assumere, in tutto o in parte, provvedimenti di gestione agli organi politici. Ciò tuttavia è palesemente in contrasto con l'articolo 107 del Tuel, il quale dispone che i poteri di indirizzo e controllo spettano agli organi di governo, mentre la gestione è attribuita ai dirigenti e con l'articolo 109 del medesimo Tuel, ove è scritto che nei Comuni privi di dirigenti la gestione compete ai responsabili degli uffici o dei servizi.

Dettaglio degli obiettivi e piano della performance
Lo stesso comma 3-bis del già citato articolo 169 del Tuel dispone, per tutti i Comuni senza distinzione di classe demografica, che il piano dettagliato degli obiettivi e il piano della performance sono unificati organicamente nel Peg. Ciò potrebbe significare che gli enti non tenuti alla formazione del Peg non sarebbero obbligati a considerare il dettaglio degli obiettivi e il piano della performance, documenti ai quali sono legati rilevanti funzioni di controllo di gestione e di valutazione del personale? È assai arduo rispondere positivamente a questa domanda.

Necessario un intervento normativo
Ciò stante, il legislatore dovrebbe intervenire per fare chiarezza. Logica vorrebbe che si prevedesse, per i Comuni in argomento, l'obbligo di formare un piano di gestione semplificato, ove fosse previsto, per la generalità dei responsabili di risultato, l'assegnazione, in uno con gli obiettivi, delle solo risorse finanziarie (entrate e spese). La gestione del personale potrebbe essere assegnata, quale centro di servizio, al segretario o altro funzionario dei servizi generali. Similmente i beni mobili potrebbe essere attribuiti all'economo e quelli immobili al tecnico comunale.
Nei Comuni di dimensione minima la gestione potrebbe essere assegnata per intero al segretario o ad altro funzionario idoneo. Non si ritiene invece funzionale, per gli stessi motivi prima enunciati, l'attribuzione delle funzioni di responsabili dei servizi a componenti della Giunta, possibilità pur consentita dall'articolo 53, comma 23, della legge 388/2000.


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