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Partecipate, urge monitorare lo stato di attuazione del piano di razionalizzazione

di Ciro D'Aries

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Passata la scadenza di marzo, per il piano di razionalizzazione delle partecipate è il momento di fare il punto intermedio del suo stato di attuazione, interessando l'ufficio partecipate degli enti che, unitamente alle società interessate, devono attivarsi per procedere entro l'autunno a porre in essere le azioni indicate nel Piano stesso in modo che entro l'anno si possa garantire la loro attuazione.

Le azioni imprescindibili
Occorre partire da quanto "dichiarato" nel Piano; se l'ente ha dichiarato di voler procedere con la «riduzione delle società o delle partecipazioni», occorre che siano attivate le procedure per la messa in liquidazione delle società o degli organismi partecipati (ad esempio, aziende speciali) ovvero la valutazione economica delle quote di partecipazione per indire il bando di gara, valutando prioritariamente le relative disposizioni e clausole statutarie o i relativi patti parasociali per la loro vendita.
Si potrebbe, inoltre, verificare la separazione – già rilevata nel Piano - dei servizi pubblici locali dalle attività strumentali gestite congiuntamente in un'unica società, per le quali valutare se internalizzarle in parte ovvero fare il bando per la messa a gara dei relativi rami d'azienda, previa perizia di stima da parte di un esperto esterno.
Laddove, invece, si sia riportata l'opportunità, in caso di svolgimento di «attività similari» svolte da più società, di accorparle in un'unica entità, ovvero per aumentarne le dimensioni attraverso concentrazioni di più società, gli enti sono tenuti a valutare preliminarmente gli istituti più idonei all'operazione, tra cui la fusione, il conferimento e simili. Anche in questo caso le relative procedure devono essere attivate al più presto in modo da conseguire concrete possibilità di arrivare – se non al perfezionamento completo – almeno ad uno stato di avanzamento significativo entro l'anno.
Più delicata appare l'attività da svolgere nei prossimi mesi per tutte le realtà sociali per la quali si vuole garantire la sopravvivenza, per le quali l'ente avrà riportato nel piano e nella relazione tecnica le «economie gestionali» conseguibili nel corso del 2015.
La norma richiedeva di partire dall'analisi dei compensi degli amministratori e dei vari organi di controllo e amministrativi oltre che di ogni altro elemento (ad esempio contratti di servizio) da cui poter far risparmiare risorse in un'ottica di gruppo comunale. A tal fine potrebbe essere utile far eseguire una due diligence sulle società, almeno di quelle più importanti, e richiedere l'indizione di un'assemblea entro l'autunno per valutare unitamente agli organi sociali le concrete possibilità di tali risparmi, quantificandoli attraverso la redazione di un budget proiettato a fine esercizio 2015.

Un autunno caldo
Su ciascuno dei punti sopra elencati, gli organi di controllo degli enti, ed in particolare l'ufficio partecipate, devono attivarsi al fine di dare concreta attuazione alla procedura di riordino e di razionalizzazione delle partecipate in un'ottica tecnica, consapevoli che i tempi appaiono abbastanza stretti e che la Corte dei conti – e il Legislatore - attendono "con ansia" di verificare i risultati effettivamente realizzati rispetto a quanto riportato nel piano di razionalizzazione, pena – quasi certamente – l'irrogazione di sanzioni di qualche tipo. Anche in questo caso la programmazione per tempo può sicuramente aiutare gli enti e le loro partecipate.


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