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Riforma del catasto: equità e lotta all'elusione, la via indicata da Comuni e Territorio

di Matteo Valerio

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Due brevi commi, il 335 e il 336 dell'articolo 1 della Finanziaria 2005, sono bastati ai Comuni per avviare un'azione ad ampio raggio per il contrasto all'elusione fiscale e la reintroduzione di criteri di equità fiscale nel pagamento dei tributi immobiliari. Il dato è ancora più sorprendente se si pensa che non esiste ancora una vera e propria riforma sistemica del catasto. Ma questo primo slancio, ormai per lo più concluso, evidenzia l'imprescindibile necessità di una stretta collaborazione tra i Comuni e l'agenzia del Territorio (ora confluita nell'agenzia delle Entrate) per garantire il successo nell'aggiornamento dei dati catastali degli immobili nelle singole città, e proprio in vista della riforma sistemica degli estimi catastali prevista da qui a breve.
È un documento prodotto proprio da Ifel e Agenzia delle Entrate a rendere evidenti i vantaggi prodotti da questa collaborazione. L'innesco delle attività di aggiornamento dei dati catastali già operate dai Comuni è costituito appunto dai due commi della Finanziaria del 2005, che affidano ai Comuni stessi la potestà di aggiornare le classi catastali delle singole unità immobiliari per le quali si registrino incongruenze, nonché di operare alla verifica di intere «microzone» per aggiornare dati che nella maggior parte dei casi risalgono a decine di anni fa.

Verifiche sugli immobili
Ebbene, se si prende in considerazione il solo procedimento previsto dal comma 336, alla fine del 2014 sono stati 1.300 i Comuni che hanno attivato le verifiche sulle singole unità immobiliari (il 17% del totale dei Comuni). Un numero significativo, se si tiene conto delle difficoltà tecniche degli uffici e a reperire le risorse necessarie per gli accertamenti, che ha prodotto secondo le stime del documento almeno 400 mila azioni di accertamento in tutto lo Stivale. Un'attività, inoltre, che si è concentrata soprattutto su alcuni grandi Comuni come Milano e Roma, che hanno attivato strutture ad hoc per la verifica. Il capoluogo meneghino ha sollecitato l'aggiornamento dei dati catastali di 5.500 immobili, riuscendo nell'operazione di recuperare importanti sacche di elusione. La Capitale, invece, ha verificato 11 mila immobili, avviando procedure di aggiornamento catastale per 6500 di questi. Grazie a questa attività mirata a rafforzare criteri di equità fiscale il Comune di Roma ha potuto anche accertare milioni di tributi arretrati.

Il riclassamento delle microzone
Al di là delle verifiche puntuali sulle singole unità abitative, la collaborazione tra Comuni e Agenzia del Territorio è stata fondamentale anche per l'attuazione del comma 335, che invece prevede il riclassamento di intere «microzone» comunali. In questo caso le attività avviate dall'Agenzia su richiesta dei singoli Comuni hanno riguardato 17 città, per un totale di 38 microzone revisionate. Un numero ridotto, spiega Ifel, dovuto soprattutto alla platea poco numerosa di Comuni interessati (399 sono quelli in cui si erano rilevate anomalie) e ai modesti scostamenti di gran parte delle microzone rispetto ai valori di mercato. A Roma sono state revisionate 17 microaree (dal centro storico ai Parioli, dal Gianicolo all'Aventino), in molte delle quali il censimento degli immobili risaliva al primo dopoguerra. Su 224 mila immobili coinvolti, 175 mila sono stati riclassificati.
I dati complessivi raccolti da questa prima fase di attività dimostrano dunque che la prossima riforma del catasto, se vuole avere successo, non potrà prescindere dalla valorizzazione del ruolo sinergico di Comuni e agenzia del Territorio per la verifica ed il puntuale aggiornamento delle rendite. Traghettare nel testo normativo in fieri l'esperienza già consolidata per l'attuazione dei commi 335 e 336, suggerisce dunque il documento, potrebbe essere un primo passo decisivo verso quella meta.


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