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La Sicilia si rimangia la proroga: armonizzazione obbligatoria da subito

di Riccardo Compagnino e Nicola Tonveronachi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La regione siciliana è tornata sui suoi passi. Dopo aver "tentato" il rinvio al 1° gennaio 2016 dell'entrata in vigore dell'armonizzazione dei sistemi contabili degli enti locali e rispettivi enti e organismi strumentali, probabilmente alla luce delle numerose impervie e controverse problematiche rilevate (non ultimi i profili di illegittimità; si vedaIl Quotidiano degli enti locali e della Pa del 10 luglio) l'Ars ha modificato la legge regionale 9/15 e, di fatto, ha eliminato per gli enti locali la facoltà di rinviare al 2016 l'applicazione dell'armonizzazione.

I passaggi precedenti
È stata infatti approvata la Lr. 9 luglio 2015 (Ddl. n. 997), ancora in corso di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale regionale, che all'articolo 1, comma 2, modifica l'articolo 6, comma 10, della legge regionale 9/15. A sua volta, l'articolo 6, comma 10 aveva modificato il comma 3 dell'articolo 11 della legge regionale 3/15 nella cui prima formulazione riconosceva agli enti locali la possibilità di rinviare al 2016 l'adozione del piano dei conti integrato, l'affiancamento della contabilità economico-patrimoniale alla contabilità finanziaria, e l'adozione del bilancio consolidato. A seguito del primo correttivo, come poi confermato con la circolare n. 18 dall'assessorato all'Economia della Regione - a decorrere dal 15 maggio 2015 gli enti locali siciliani sono stati legittimati a rinviare al 2016 l'applicazione dell'armonizzazione. Se da un lato la circolare 18 aveva confermato la possibilità di rinviare al 2016 l'applicazione della riforma contabile, pur senza fornire alcuna indicazione circa le modalità e i tempi attraverso i quali gli enti avrebbero potuto procedere, dall'altro la commissione Arconet, nel tentativo di consolidare le poche certezze circa la condotta da seguire per la gestione del bilancio 2015, si era prodigata a confermare comunque l'applicazione, a tutti gli enti locali siciliani che avessero voluto continuare ad adottare per l'esercizio finanziario 2015, la valenza dell'intera disciplina nazionale prevista dal Dlgs 118/2011 e soprattutto dal decreto dell'Economia del 2 aprile 2015, agevolazioni incluse.

Il ripensamento
Le nuove modifiche all'articolo 6, comma 10, della legge regionale 9/2015 cambiano definitivamente lo scenario, mettendo fine a una querelle bizantina tanto nei contenuti quanto nella forma. L'articolo 1, comma 2, lett. b) della nuova legge ora dispone che «gli enti locali, i loro enti e organismi strumentali, gli enti strumentali regionali e i loro organismi strumentali, ad eccezione di quelli sanitari, con riferimento alle disposizioni del comma 2 esercitano le facoltà di rinvio previste dal decreto legislativo 118/2011 e successive modifiche e integrazioni, ferma restando l'applicazione delle disposizioni dei titoli I, IV e V dello stesso decreto legislativo a decorrere dall'esercizio finanziario 2015». Quindi, gli enti locali siciliani non potranno più rinviare l'applicazione dell'intera riforma dal 1° gennaio 2016 ma, come (quasi) tutti gli altri enti locali italiani, dovranno adeguarsi al nuovo sistema contabile a decorrere dall'esercizio corrente (o meglio, riprendere la strada dell'applicazione dal 1° gennaio 2015 già iniziata e poi bruscamente interrotta con l'approvazione della legge regionale 9/15), potendo rinviare al 2016 soltanto l'adozione del piano dei conti integrato, della contabilità economico patrimoniale e il bilancio consolidato.
La nuova versione della norma fa riferimento ai titoli I («Principi contabili generali e applicati per le Regioni, le Province autonome e gli enti locali»), Titolo IV («Adeguamento delle disposizioni riguardanti la finanza regionale e locale») e Titolo V («Disposizioni finali e transitorie»), essendo questi soltanto applicabili agli enti locali – mentre i Titoli II e III sono dedicati, rispettivamente, agli enti del servizio sanitario nazionale, e alle Regioni. La diretta conseguenza è rappresentata dalla necessità, per tutti gli enti locali siciliani di riprendere urgentemente il passo, trovandosi allo stato attuale in una situazione tanto critica quanto paradossale. Va da sé che gli enti siciliani, venuta meno la facoltà di rinvio della riforma e stante l'articolo 3 del Dlgs. 118/2011, sarebbero tutti soggetti al rischio di commissariamento, in quanto l'articolo 3 prevede che tutti gli enti locali sono tenuti ad approvare il riaccertamento straordinario dei residui contestualmente all'approvazione del rendiconto di gestione, pena lo scioglimento anticipato dell'organo consiliare.

Il rischio commissariamento
In proposito, va ricordato che l'articolo 2, comma 1, del Dl 78/2015 aveva prorogato al 15 giugno scorso i termini per l'approvazione del riaccertamento straordinario. È da ritenere probabile che l'eventuale sanzione da applicare per il ritardo accumulato rispetto alla dead line (la procedura di scioglimento prevista dall'articolo 141, comma 2, del Tuel) abbia tempi di attivazione non immediati, vista anche la storica lentezza di avvio sperimentata in Sicilia. Meglio sarebbe comunque un chiarimento sul punto dall'assessorato alle Autonomie locali, competente in via speciale rispetto alle Prefetture nel territorio siciliano. Operativamente, in base all'articolo 3 del Dlgs 118/2011, il riaccertamento straordinario dei residui deve essere operato in data 1° gennaio 2015, sul quadro dei residui attivi e passivi "cristallizzato" con il consuntivo 2014. A prescindere dalle eventuali sanzioni applicabili, la contestualità delle due operazioni (consolidamento prima e riaccertamento straordinario dei residui poi) è presupposto essenziale e in alcun modo derogabile affinchè possa essere garantita la corretta transizione dal regime contabile all'altro. Questa contestualità deve intendersi ai fini contabili come "sequenzialità", vale a dire quale gestione contabile senza soluzione di continuità: dalla data di deliberazione del rendiconto alla data di operazione del riaccertamento straordinario non può intervenire "gestione" sui residui attivi o passivi.

Che cosa fare ora
Questo implica che se dalla data di approvazione del consuntivo ad oggi sono stati pagati e riscossi, rispettivamente, residui passivi e attivi, l'ufficio ragioneria dell'ente dovrà ricostruirne la gestione risalendo, a ritroso, fino alla data di deliberazione del consuntivo. Quindi, i tanti enti siciliani che al momento della pubblicazione della legge regionale 9/2015, avendo già approvato rendiconto e riaccertamento straordinario e avendo successivamente revocato la delibera di Giunta sul riaccertamento straordinario, sono ora chiamati a una rapida riadozione, con le riconciliazioni di cui sopra sulla gestione dei residui, mentre gli enti locali che tale passaggio non hanno fatto ancora sono adesso chiamati ad adempiere. Per inciso, nell'incerto quadro normativo sopra evidenziato, è fondamentale proporre negli atti interni tutte le prove delle obiettive condizioni di incertezza nell'applicazione delle disposizione dell'armonizzazione, create dallo stesso regolatore (il legislatore regionale rispetto a quello nazionale), così da limitare al massimo le eventuali responsabilità che i ritardi accumulati rispetto al cronoprogramma dei lavori 2015 potrebbero generare.


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