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Il reverse charge al nodo della reciprocità

di Domenico Luddeni

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Dal 1 gennaio scorso il reverse charge è stato esteso alle prestazioni di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative a edifici. Con la circolare 14/2015 l'amministrazione finanziaria ha precisato il perimetro di applicazione della norma stabilendo alcuni punti fermi, anche se a volte in evidente contrasto con la norma principale, come l'inclusione delle manutenzioni nell'ambito applicativo, l'esclusione delle prestazioni di servizio relative a terreni, parti del suolo, parcheggi piscine giardini salvo che non facciano «parte integrante» dell'edificio; stesso discorso per l'obbligo della scomposizione delle prestazioni, distinguendo quelle soggette a reverse dalle altre, quando ci si trovi in presenza di un unico contratto di appalto, con esclusione della costruzione di edifici e delle prestazioni previste dall'articolo 3, comma 1, lettere c) e d) del Dpr 380/2001.

La reciprocità
La nota di Confindustria del 22 giugno, che invoca il principio di accessorietà della prestazione ai fini Iva, al fine di meglio definire l'ambito applicativo del reverse, non risolve tutti i problemi. Infatti il principio di accessorietà, contenuto nell'articolo 12 del Dpr 633/1972, stabilisce che alcune operazioni, trasporto, posa in opera, imballaggio eccetera, non sono soggette autonomamente all'imposta in quanto accessorie, e se l'operazione principale è soggetta all'imposta, i corrispettivi delle operazioni accessorie imponibili concorrono a formarne la base imponibile. L'amministrazione finanziaria, con nota n. 331171/1980 stabilisce inoltre che «l'operazione accessoria oltre a concorrere alla formazione della base imponibile dell'operazione principale, ne assume anche il trattamento fiscale», principio ripreso anche dalla giurisprudenza delle commissioni tributarie e della Cassazione, sezione tributaria, sentenza 13093 del 17 giugno 2005. Ne consegue che il principio di accessorietà, benché contenuto in una norma di legge, è in contrasto con le prescrizioni della circolare 14/2015, che sottolineando le finalità antifrode del reverse charge richiede un'applicazione estensiva per mezzo della scomposizione dei contratti anche in contrasto con il principio sopraenunciato.

Le operazioni «miste»
Chiarimenti si rendono sicuramente urgenti e necessari posto che la confusione è ancora grande. Ad esempio quando si tratta di allacciamenti alle fognature o acquedotti, la tubazione in parte corre sotto l'edificio e in parte all'esterno. La lettera della circolare 14/2015 sembrerebbe imporre la scomposizione, applicando il reverse al tratto dentro l'edificio e Iva ordinaria al tratto esterno, il che appare paradossale trattandosi di prestazione unica. È anche necessario stabilire come considerare le funzioni di terzo responsabile nella conduzione delle centrali termiche, in quanto questo ha la responsabilità dell'esercizio, della manutenzione e del contenimento dei consumi. Il contratto quindi comprende prestazioni diverse, tra cui solo una parte si può definire manutenzione. Come trattare i contratti di gestione asili, comunità per anziani, dove nei capitolati sono presenti prestazioni di pulizia a volte comprese nel costo complessivo e sicuramente accessorie rispetto all'operazione principale? È necessario comunque sottolineare come, per gli enti soggetti allo split payment, l'applicazione o meno del reverse charge è indifferente per l'amministrazione finanziaria, in quanto in entrambi i casi l'imposta viene sottratta al fornitore e versata dall'amministrazione committente. Sarebbe una semplificazione per tutti gli operatori evitare l'applicazione del reverse charge nei confronti della Pa, dal momento che lo split payment, applicabile a tutti gli acquisti della Pa, ha le stesse finalità (ed efficacia) antievasione.


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