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Distributori automatici nelle stazioni soggetti all'imposta di pubblicità

di Pasquale Mirto

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'assoggettabilità all'imposta di pubblicità dei pannelli apposti sugli apparecchi automatici che distribuiscono alimenti e bevande all'interno delle stazioni ferroviarie, affermata dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 24 giugno scorso n. 13023, risolve anche altre (e numerose) controversie riguardanti le cabine fototessere presenti un po' ovunque.

Il presupposto
Il primo problema affrontato dai giudici di piazza Cavour è la verifica della sussistenza del presupposto d'imposta alla luce dell'articolo 5 del Dlgs 507/1993, che assoggetta la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata "in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile".
Secondo il contribuente i distributori automatici non sarebbero tassabili, perché collocati su aree di accesso ai binari, cui possono accedere solo i possessori di biglietto.
Diverso l'avviso della Cassazione, che richiamando propri precedenti (sentenze n. 2167/2012, n. 21161/2009 e n. 22572/2008), ritiene lo spazio interno della stazione ferroviaria "aperto al pubblico" e pertanto idoneo all'assoggettamento all'imposta del messaggio pubblicitario che, in rapporto all'ubicazione del mezzo, può avere un numero indeterminato di destinatari.

Le cabine fototessere
Il secondo problema affrontato, comune anche alle cabine fototessere automatizzate, è relativo all'applicazione dell'articolo 17, comma 1-bis, del Dlgs 507/1993, che prevede l'esenzione per le insegne di esercizio, di superfice complessiva fino a 5 metri quadrati, che contraddistinguono la sede ove si svolge l'attività cui si riferiscono.
Anche in questo caso le ragioni del contribuente non sono state accolte, perché il distributore automatico sul quale sono apposti i pannelli pubblicitari non può identificarsi come la sede dell'impresa. Secondo la Cassazione, infatti, per sede effettiva dell'impresa deve intendersi il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione e dove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti e per tale ragione il distributore non può essere considerato un'unita commerciale.
Sul punto è richiamato un precedente specifico (sentenza n. 27503/2014) nel quale si era già precisato che l'esenzione in questione "non può essere applicata ai distributori automatici di cibi o bevande ai quali non può ricondursi il concetto tanto di sede legale quanto di quella effettiva di esercizio dell'attività sociale come sopra richiamati, e neppure può ipotizzarsi un rapporto pertinenziale con la sede della società, in ragione dell'ampia diffusione territoriale che impedisce a monte la stessa configurabilità di un rapporto durevole di servizio del singolo distributore alla sede sociale".

Pubblicità nelle stazioni di trasporto pubblico
Infine, la Cassazione ha negato anche la possibilità di riconoscere l'esenzione prevista dall'articolo 17, comma 1, lettera e), del Dlgs 507/1993, per la pubblicità esposta all'interno delle stazioni dei servizi di trasporto pubblico inerente l'attività esercitata dall'impresa di trasporto, nonché per le "le tabelle esposte all'esterno delle stazioni stesse o lungo l'itinerario di viaggio, per la parte in cui contengano informazioni relative alle modalità di effettuazione del servizio".
Per i giudici, essendo la ratio dell'esenzione legata alla sussistenza del collegamento tra la pubblicità e l'attività esercitata dall'impresa di trasporto ed essendo le disposizioni che prevedano esenzioni o agevolazioni fiscali norme di stretta interpretazione, non può in alcun modo ritenersi connessa al servizio di trasporto ferroviario l'attività di commercializzazione di alimenti e bevande per mezzo di distributori automatici.


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