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Cittadinanza attiva, le agevolazioni sui tributi locali

di Samantha Zebri - Rubrica a cura di Anutel

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Quando privato e pubblico collaborano nel condividere la cura del bene pubblico in funzione di interessi generali, al di fuori da logiche di profitto e interessi meramente individuali, si entra nel contesto di ciò che è definito "cittadinanza attiva" e che di fatto rappresenta una delle concrete forme di realizzazione del principio di solidarietà enunciato dall'articolo 118 comma 4 della nostra Costituzione.
Rientrano nel concetto di beni comuni strade, piazze, parchi, ma anche attività di educazione e formazione (beni immateriali) così come beni "digitali" quali applicazioni, siti web e simili.
Sono quindi molteplici sia i beni che possono diventare oggetto di "cura condivisa", sia le tipologie di intervento a seconda del livello di intensità dell'intervento condiviso (cura occasionale, cura costante e continuativa, gestione condivisa, rigenerazione).
I relativi interventi - frutto dell'iniziativa dei gli stessi cittadini attivi o conseguenti a proposte e procedure standardizzate elaborate dallo stesso Comune per facilitare e promuovere questa condivisione di cure - possono riguardare cura, rigenerazione e gestione condivisa di spazi pubblici o edifici, così come la promozione dell'innovazione sociale e dei servizi collaborativi o della creatività urbana o l'innovazione digitale.

Le agevolazioni per la "cura condivisa"
La cura condivisa di beni comuni ha trovato nell'articolo 24 del Dl 133/2014, convertito con modificazioni dalla legge 164/2014, uno strumento promozionale particolarmente incisivo perché consente ai Comuni di accordare specifiche agevolazioni e/o esenzioni relative ai tributi locali.
La medesima norma fissa anche specifici limiti (alcuni espliciti, altri impliciti) per questo tipo di agevolazioni e/o esenzioni, che devono essere:
• adottate con delibera (da intendersi di consiglio, ai sensi dell'articolo 52 Dlgs 446/1997);
• deliberate in relazione alla tipologia degli interventi individuati dalla norma;
• devono essere inerenti al tipo di attività posta in essere;concesse per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai Comuni, in ragione dell'esercizio sussidiario dell'attività posta in essere;
• accordate prioritariamente a comunità di cittadini, costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute. Ad esempio, il requisito di "inerenza" esclude l'agevolabilità/esentabilità di fattispecie impositive afferenti la sfera privata dei cittadini attivi (come la Tari gravante sul singolo privato cittadino).
In aggiunta ai limiti sopra evidenziati, deve trattarsi di agevolazioni/esenzioni coerenti con l'impianto normativo del tributo cui afferiscono.
Verosimile quindi ipotizzare che siano destinate a trovare applicazione in materia di tassa o canone di occupazione di suolo pubblico, tassa rifiuti giornaliera e – marginalmente- imposta sulla pubblicità, in linea con quanto già abbozzato dalle scarne norme (articolo 11 comma 2 lettera f) del Dlgs n. 23/2011) in materia di Imu secondaria, che non a caso è previsto debba inglobare queste tipologie di prelievo.


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