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L'Ifel chiede ai sindaci di evitare la proroga e i suoi rischi

di Matteo Valerio (*)

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il rinvio «opzionale» dell'armonizzazione è stato deliberato dalla Regione Siciliana dopo la scadenza dei termini attualmente fissati dalla normativa nazionale per il riaccertamento straordinario dei residui. C'è però da precisare che il rinvio riguarda esclusivamente l'adozione dei nuovi principi contabili applicati alla contabilità finanziaria, dato che già la legge nazionale sposta al 2016 l'adozione del principio della contabilità economico-patrimoniale, del principio del bilancio consolidato e del piano integrato dei conti.
Le conseguenze di questo rinvio, che riguarderebbero i Comuni e tutti gli enti locali siciliani che aderissero a questa facoltà, sono analizzate per punti in un documento di Ifel, a fronte del quale lo stesso Istituto dell'Anci auspica che «gli enti locali siciliani che hanno aderito negli scorsi anni alla sperimentazione dei nuovi sistemi contabili, proseguano anche per l'esercizio 2015 ad applicare i nuovi principi nelle stesse modalità definite per tutti gli enti già sperimentatori, così da consolidare i risultati raggiunti e usufruire delle facilitazioni introdotte per questo tipo di enti, senza la necessità di ulteriori ed incerte modifiche normative».

Le conseguenze operative
I rischi di un rinvio al 2016, infatti, non sono pochi. A partire dal fatto che la Regione, le Province e i Comuni siciliani, allo stato attuale della normativa, perderebbero la possibilità di ripianare in 30 anni l'eventuale maggiore disavanzo di amministrazione al 1° gennaio 2015, che potrebbe scaturire dal combinato disposto del riaccertamento straordinario dei residui e dell'accantonamento dei crediti di dubbia esigibilità, previsto proprio dalla legge. Allo stesso modo, cadrebbe la possibilità di utilizzare quote dell'accantonamento e proventi dell'alienazione di beni pubblici per la riduzione dello stesso disavanzo. Un'opportunità, questa, resa possibile grazie al decreto di Economia e Interno del 2 aprile scorso. Per effetto poi della legge di stabilità 2015, con il rinvio al 2016 dell'armonizzazione contabile gli enti coinvolti avrebbero l'obbligo di mettere da parte come accantonamento, nel bilancio di previsione 2016, una quota pari ad almeno il 55% del Fondo crediti di dubbia esigibilità, contro il 36% previsto per chi applica la revisione già quest'anno. Infine, il rinvio di un anno dell'armonizzazione contabile può avere «un impatto significativo – avverte Ifel - sugli obiettivi finanziari del Patto di stabilità 2015».

Gli effetti sui bilanci
Per quanto riguarda la Regione Sicilia, il venir meno degli accantonamenti degli enti locali per il 2015 potrebbe incrinare in modo sensibile il saldo regionale, visto che proprio gli accantonamenti del Fondo crediti di dubbia esigibilità vengono considerati ai fini del rispetto del Patto. Ma anche gli stessi Comuni potrebbero esserne danneggiati, in sede di ripartizione degli obiettivi di Patto: l'accordo per la ripartizione dei saldi complessivi, infatti, prevede che gli obiettivi dei singoli Comuni siano individuati nella differenza tra l'obiettivo stesso ed il valore del Fondo crediti di dubbia esigibilità che il singolo Comune accantona sul proprio bilancio di previsione. In assenza di accantonamenti, per effetto del rinvio di un anno dell'applicazione del principio della competenza finanziaria, l'obiettivo di Patto risulterebbe pertanto pari all'intero obiettivo finanziario, senza alcuno "sconto".

(*) Ufficio stampa Anci


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