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Quattro contromosse possibili per affrontare il caos

di Nicola Tonveronachi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nel caos creato dalla proroga opzionale gli enti locali siciliani si possono trovare in quattro condizioni diverse:
• enti che hanno approvato il rendiconto 2014 e il riaccertamento straordinario e che hanno poi revocato la Delibera di riaccertamento straordinario;
• enti che hanno approvato solo il rendiconto 2014;
• enti che non hanno approvato rendiconto 2014 e riaccertamento;
• enti che non intendono approvare il riaccertamento straordinario dei residui.

Il primo caso
Sulla prima fattispecie, va segnalato il paradosso di quei Comuni che, al momento della pubblicazione della legge regionale 9/15, avendo già approvato il rendiconto e il riaccertamento straordinario, a fronte delle prime informali notizie raccolte dagli uffici della stessa Regione circa l'allora sostenuta obbligatorietà (e non facoltà, come invece riportato poi ufficialmente nella circolare 18) di spostare al 2016 l'applicazione dell'armonizzazione, hanno revocato la delibera giuntale di approvazione del riaccertamento straordinario. Nell'incerto quadro normativo, con la certezza (almeno a oggi, come risulta dalla lettura della faq 6/2015, salvo un'improbabile successiva estensione da parte del legislatore nazionale al 2016 dello strumentario contabile valido solo per il 2015) di non poter godere, nel 2016, delle agevolazioni oggi riconosciute agli enti che stanno applicando il nuovo sistema contabile, questi Comuni siciliani dovrebbero rivalutare la possibilità di applicare la disciplina dell'armonizzazione nel corso dell'esercizio 2015, riapprovando quella delibera di Giunta già legittimamente assunta e poi in autotutela revocata. Si ritiene che si debba operare sui precedenti dati di riaccertamento straordinario una sorta di riconciliazione con quanto nel frattempo modificato durante gli oltre due mesi di gestione 2015.
È anche opportuno ricordare che, sebbene questa nuova deliberazione sarebbe adottata comunque ben oltre i termini previsti dalla norma per il riaccertamento straordinario (prorogati al 15 giugno scorso dall'articolo 2, comma 1 del Dl 78/2015), è probabile che l'eventuale sanzione da applicare per il ritardo accumulato (la procedura di scioglimento prevista dall'articolo 141, comma 2, del Tuel) abbia tempi di attivazione non immediati, visto anche la storica lentezza di avvio sperimentata in Sicilia. Meglio sarebbe comunque un chiarimento sul punto dall'assessorato alle Autonomie locali ed alla Funzione pubblica, competente in via speciale rispetto alle Prefetture nel territorio siciliano.

I casi due e tre
In merito invece al secondo e al terzo caso, gli enti che hanno approvato il riaccertamento straordinario (avendo o meno licenziato in Consiglio il rendiconto 2014) potrebbero procedere nelle prossime settimane all'adeguamento alla disciplina contabile armonizzata, quindi alla deliberazione di riaccertamento straordinario, anche nell'ottica di evitare l'avvio della procedura di scioglimento. Per inciso, l'avvenuta differenziazione delle scadenze tra termine per il rendiconto (30 aprile) e scadenza per il riaccertamento (15 giugno) permette ad oggi una obbligata (per chi aveva già approvato il rendiconto) gestione separata e non contestuale di consuntivo e riaccertamento straordinario.

Il quarto caso
Infine, per gli enti che non intendono approvare il riaccertamento straordinario dei residui, a prescindere di aver o meno già licenziato il rendiconto 2014, considerato il già delineato caos normativo e l'evidente contrasto istituzionale, pare quantomeno opportuna l'adozione di un provvedimento di Giunta con cui assumere la decisione di rinviare la riforma al 2016 e cautelarsi maggiormente anche da eventuali responsabilità imputabili per il fatto di non aver adempiuto a una legge nazionale ovvero, a contraris, di non aver rispettato una norma opzionale regionale. L'atto dovrebbe ricostruire lo scenario incerto sotto l'aspetto normativo e motivare in maniera puntuale le valutazioni effettuate dall'ente e la scelta operata, sia essa di deroga o di applicazione della riforma, segnalando l'oggettivo caos normativo, le conseguenti obiettive condizioni di incertezza nell'individuazione del quadro di riferimento, coinvolgendo nella stesura tutti i soggetti interessati per ruolo e per funzione (il segretario, il responsabile dei servizi finanziari, l'organo di revisione e gli amministratori).
Un'ultima considerazione non può essere evitata: il tempo dei giochi allo scarico di responsabilità sono, anche su questa triste vicenda, finiti da un pezzo. La Regione e lo stesso Mef sono chiamati ad uno sforzo (non necessariamente condiviso e collaborativo) per recuperare "ai supplementari" un minimamente dignitoso finale di una partita.


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