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Spese legali dell'ente, come contabilizzare il rimborso

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Lazio, con delibera n. 110/2015/Par si è soffermata su due quesiti in materia di rimborso forfettario spettante agli avvocati per sentenze pronunciate dopo il 3 aprile 2014.

I quesiti
Si chiedeva, in particolare:
1) se in caso di soccombenza, con condanna dell’Ente a pagare le spese di giudizio, ove il Giudice si limiti a liquidare le stesse con la formula «condanna parte soccombente alle spese di giudizio, liquidate in … oltre Iva e Cpa», sia dovuto anche il rimborso spese delle spese forfettarie ex articolo 13, comma 10, della  legge 31 dicembre 2012, n. 247 e in quale misura;
2) se detto rimborso forfettario, debba formare oggetto di formale riconoscimento di debito, ex articolo 194, comma 1, lett. a), del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Tuel), da parte del competente Consiglio comunale unitamente alla sentenza di condanna esecutiva, o se possa procedersi al pagamento di tale rimborso, mediante determinazione di impegno e successiva liquidazione, ex articolo 183 e 184 Tuel.

Il rimborso forfettario
Sebbene la richiesta di parere riguardante il primo quesito viene ritenuta inammissibile, la Sezione Regionale, al fine di fornire un ausilio, evidenzia - quanto alle spese forfettarie (che mirano a ristorare l’avvocato di quelle voci di spesa effettive ma che non possono essere imputate ad una singola pratica) - che nell’ambito del previgente sistema tariffario di cui all’articolo 14 del Dm 8 aprile 2004, n. 127, al rimborso si riconosceva la natura di credito che conseguiva per legge (nella misura del 12,5%), sicché spettava automaticamente anche in difetto di allegazione specifica e di domanda, dovendosi quest’ultima ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali. L’omessa liquidazione in favore dell’avvocato della parte vittoriosa delle somme dovute per spese forfettarie costituiva un errore materiale, emendabile con il procedimento di cui agli artt. 287 e ss. Cpc.
L’articolo 9, commi 1 e 2, del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con Legge 24 marzo 2012, n. 27, ha disposto l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, prevedendo al contempo che, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, mentre con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe.
L’articolo 1, comma 2, del Dm 20 luglio 2012, n. 140, ha stabilito che nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare secondo qualsiasi modalità, compresa quella concordata in modo forfettario.
L’articolo 13, comma 10, della Legge n. 247/2012 ha, poi, previsto che oltre al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfettarie, la cui misura massima è determinata dal decreto di cui al comma 6, unitamente ai criteri di determinazione e documentazione delle spese vive.
L’articolo 2, comma 2, del Dm 10 marzo 2014, n. 55, ha stabilito che all’avvocato é dovuta - in ogni caso ed anche in caso di determinazione contrattuale - una somma per rimborso spese forfettarie “di regola” nella misura del 15% del compenso. La precisazione che il riconoscimento della misura del 15% deve avvenire “di regola” non vale ad individuare un importo massimo vincolante, trattandosi di valutazioni rimesse al libero apprezzamento del giudice sulla base delle istanze e delle motivazioni addotte dalla parte.
L’entità del rimborso, dunque, deve essere compresa tra l’1% e il 15% del compenso da liquidare e il tetto massimo può essere liquidato solo a fronte di un’istanza dell’avvocato adeguatamente motivata.

Le modalità di contabilizzazione del rimborso
In relazione alle modalità di contabilizzazione del rimborso, ove dovuto, il procedimento segue le ordinarie regole giuscontabili dell’impegno, della liquidazione, dell’ordinazione e del pagamento ovvero del riconoscimento di debito. All’assunzione dell’impegno di spesa segue la liquidazione a valere sul fondo rischi e oneri, laddove istituito, o su capitolo di spesa nei limiti degli stanziamenti autorizzati (articolo 191 Tuel). In corso di esercizio, tale procedura può essere accompagnata da una variazione di bilancio volta a reperire le risorse ove queste siano insufficienti (articolo 193 Tuel).
Nelle ipotesi in cui nell’anno di competenza finanziaria non sia stata attivata la procedura di spesa ordinaria, l’unico modo di ricondurre il debito nella contabilità dell’ente (con effetto vincolante per l’amministrazione) è avviare nei casi eccezionali ivi tipicamente indicati la procedura del ricoscimento di debito. L’assunzione del debito fuori bilancio ex articolo 194, comma 1, lett. a), Tuel esula dalla regolare procedura di spesa, per il pagamento di somme accertate con sentenza di condanna esecutiva. La procedura per il riconoscimento di debiti fuori bilancio è lo strumento giuridico per riportare un’obbligazione giuridicamente perfezionata ed esistente all’interno della sfera patrimoniale dell’ente, ricongiungendo debito e volontà amministrativa sul piano dell’adempimento. Il procedimento mira a consentire al Consiglio di vagliare la legittimità del titolo medesimo (in termini di “pertinenza” e di “continenza”) e di reperire i mezzi di copertura finanziaria.


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