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Dai fabbisogni standard possibili super-tagli per 2mila Comuni

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le nuove modalità di ripartizione dei tagli scritte nell'ultima legge di stabilità rischiano di abbattere i conti di circa 2mila Comuni, a causa degli effetti collaterali del criterio basato sulla differenza fra capacità fiscali e costi standard. Il problema è modesto se guardato nell'ottica dei saldi complessivi di finanza pubblica, perché riguarda soprattutto i Comuni più piccoli, ma per i singoli enti interessati rischia di essere particolarmente pesante fino a tradursi in una riduzione superiore al 10% delle risorse complessive. Per risolverlo serve un impegno piccolo in termini di risorse (50 milioni di euro, per il 60% già disponibili) ma grande sul piano politico, perché il nodo dei fabbisogni standard è da anni al centro dell'infinito dibattito sulla revisione della spesa e sui premi ai «virtuosi».

I numeri
Se si passa dalle parole alle cifre, la questione è evidente. La distribuzione del 20% del Fondo di solidarietà comunale fondata sulla distanza fra capacità fiscali e fabbisogni standard può avere un impatto potente sui conti dei Comuni più piccoli anche spostando poche centinaia di migliaia di euro. Secondo i calcoli dell'Ifel, riportati nel documento presentato dall'Anci alla commissione Bilancio del Senato dov'è partito l'iter per la conversione in legge del decreto enti locali (si veda ancheIl Quotidiano degli enti locali e della Pa di ieri), il nuovo metodo può modificare di oltre il 10% le risorse complessive a disposizione del Comune, sia in positivo sia in negativo, e le conseguenze possono essere «particolarmente incisive» per circa 2mila Comuni, fino a determinare «un rischio di tenuta finanziaria in un periodo di complessivo calo delle risorse».

La soluzione
Il rimedio proposto dagli amministratori locali è in due tappe. La prima poggia su risorse già disponibili, cioè 29 milioni di euro di un fondo "cuscinetto" sul cui utilizzo si è già discusso in Conferenza Stato-Città nelle scorse settimane. Per completare la salvaguardia, spiegano dunque i sindaci, servirebbe un'altra ventina di milioni, cifra non impossibile per il bilancio pubblico che però deve trovare una copertura in tempi di risorse scarse.

Le prospettive
Nelle intenzioni del Governo, però, c'è quella di accelerare sull'impiego degli "standard" per la distribuzione delle risorse locali, limitando in fretta la quota assegnata in base agli altri parametri. Alla costruzione degli indicatori ha partecipato la stessa Ifel, insieme a Sose, ma gli amministratori locali sottolineano che se si passa all'attuazione occorre concentrarsi su tre aspetti: l'aggiornamento dei dati, perché gli standard del 2010 oggi in uso fotografano una situazione preistorica in un periodo così movimentato dal punto di vista sia dell'economia sia della finanza pubblica, il coinvolgimento del Parlamento, riprendendo anche le osservazioni della bicamerale sul Federalismo fiscale, e la costruzione di un «robusto sistema perequativo»: anche perché nulla assicura che a finire sotto la tagliola azionata dai fabbisogni standard siano davvero i Comuni «non virtuosi».


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