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L'allarme degli amministratori: senza correttivi rischio dissesto generalizzato per Province e Città metropolitane

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Città metropolitane e Province registrano quest'anno un disavanzo strutturale di parte corrente di 169 milioni, e il "rosso" è destinato a crescere a 1,07 miliardi nel 2016 e a 1,97 miliardi nel 2017, su un volume complessivo di spesa che non arriverebbe a 2,4 miliardi. Bastano questi pochi numeri a delineare le prospettive di un dissesto complessivo, ma le stime da cui nascono si basano su una condizione "ottimale" (si fa per dire), ma lontanissima dalla realtà. I calcoli infatti riguardano solo le spese per le «funzioni fondamentali» rimaste a Città e Province in base alla legge Delrio, come se le altre attività fossero già transitate a Regioni e Comuni insieme al loro personale: il quadro effettivo dell'attuazione della riforma, invece, dice che finora solo sei Regioni delle 15 a Statuto ordinario hanno approvato le leggi di riordino delle funzioni amministrative, e nessuna ha deciso di farsi carico del personale dal 1° gennaio: le date indicate, quando ci sono, sono il 1° luglio o il 1° settembre, e per di più il personale coinvolto è inferiore a quello effettivamente dedicato alla funzione "in transito". I dati arrivano daldocumento presentato ieri dal presidente dell'Upi Achille Variati (sindaco di Vicenza) alla commissione Bilancio del Senato, nell'ambito delle audizioni sul decreto enti locali che ha iniziato il proprio cammino verso la conversione. Anche l'Anci, dal canto suo, ha lanciato l'allarme in particolare sulle Città metropolitane, che secondo la nota illustrata a Palazzo Madama dall'Associazione dei Comuni «rischiano di non poter formulare il bilancio 2015».

Il problema della mancata attuazione
Il problema è quello, evidenziato più volte anche sul Quotidiano degli enti locali e della Pa (si veda da ultimol'edizione del 1° luglio), del mancato allineamento fra i tempi di attuazione della riforma Delrio e i tagli previsti dalla legge di stabilità che secondo le intenzioni del Governo avrebbero dovuto «spingerla». In pratica, la stretta finanziaria avrebbe dovuto "convincere" gli enti ad accelerare sulla mobilità di funzioni e personale, ma questo non è avvenuto per una ragioni semplice: i tagli sono stati fatti a Province e Città metropolitane, ma le responsabilità dei mancati spostamenti ricadono in larga parte sulle Regioni, che hanno tardato nelle decisioni sul riordino delle funzioni anche come forma di "resistenza passiva" alla riforma, e sul Governo, che per esempio non ha ancora emanato il decreto con i criteri per la mobilità e quello con le tabelle di equiparazione per chi si sposta da un comparto all'altro.

Entrate insufficienti anche per la spesa «efficiente»
Ma c'è di più, perché i conti non tornerebbero nemmeno nel caso di un'accelerazione fulminea nel processo attuativo della riforma. Alle sforbiciate portate dall'ultima legge di stabilità, infatti, si sommano le ricadute delle manovre precedenti, con il risultato che le risorse effettivamente a disposizione di Città metropolitane e Province per quest'anno si fermano 169 milioni sotto la «spesa efficientata» per le funzioni fondamentali calcolata a suo tempo dalla Sose. Gli enti di area vasta potrebbero infatti in teoria contare sul fisco dell'auto, che nonostante il calo (per l'addizionale sull'Rc Auto -13% nel 2014, e -17,84% nei primi cinque mesi del 2015 sullo stesso periodo dell'anno scorso), si attesterebbero intorno ai 3,6-3,6 miliardi, ma metà di queste tasse "provinciali" vanno in realtà allo Stato (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 27 aprile).

Le richieste delle Province
Per provare a puntellare una situazione che sta palesemente sfuggendo di mano, gli amministratori locali hanno presentato al Senato una serie di proposte di emergenza, che hanno però bisogno di avalli politici e coperture finanziarie assai complicate da trovare. L'Unione delle Province, in particolare, chiede
• la possibilità per quest'anno di approvare un bilancio solo annuale, perché il preventivo triennale è impossibile da quadrare
• spostare la scadenza per i preventivi al 30 settembre
• norme ad hoc per scaricare dai bilanci delle Province il personale impegnato nelle funzioni non fondamentali
• una serie di regole di alleggerimento per l'utilizzo dell'avanzo, la copertura della spesa corrente con il 50% dei proventi da alienazioni e regole su misura per gli enti in dissesto e predissesto

Le richieste delle Città metropolitane
Tra le richieste avanzate ai senatori c'è anche quella di «cancellare tutte le sanzioni a carico degli enti inadempienti» al Patto di stabilità 2014 (sono 33, all'interno di un comparto che nel suo complesso ha sforato i vincoli di finanza pubblica per 361 milioni come indicato dalladelibera 17/2015 della sezione Autonomie della Corte dei conti), e sulle sanzioni torna anche il documento dell'Anci, che chiede di eliminare il blocco dei rinnovi per i contratti a termine in modo da consentire anche alle Città metropolitane fuori Patto di attuare il Milleproroghe. Come le Province rimaste tali, poi, anche le Città metropolitane hanno bisogno di regole per sterilizzare gli oneri del personale che non si è ancora trasferito a causa della mancata attuazione della legge Delrio, e una rimodulazione del Patto che alleggerirebbe l'obiettivo delle Città per 104,8 milioni di euro.


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