Home  › Fisco e contabilità

Niente indebitamento per le manutenzioni straordinarie dei beni in comodato

di Marco Rossi

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli enti locali non possono ricorrere ad indebitamento per finanziare degli interventi di manutenzione straordinaria su beni immobili di cui dispongono in forza di un contratto di comodato gratuito (da privati), pur trattandosi si spese rientranti nell'ambito degli investimenti. È quanto ha stabilito la Sezione regionale di controllo del Lazio della Corte dei conti (con la deliberazione n. 47/2015) rispondendo alla specifica richiesta di parere di un Comune, il quale aveva rappresentato l'esigenza di attivare indebitamento (per la quota non coperta da un contributo regionale) per realizzare dei lavori straordinari su un bene di proprietà di un ente ecclesiastico.

Il quadro di riferimento
La pronuncia richiama la disciplina sul ricorso all'indebitamento da parte degli enti locali, divenuta tendenzialmente più restrittiva nel corso del tempo, anche grazie all'evoluzione della normativa di rango costituzionale.
Dalla legge costituzionale n. 3/2001 (di riforma del titolo V) che ha rafforzato il principio della cosiddetta «golden rule», consentendo alle Regioni ed agli enti locali il ricorso all'indebitamento esclusivamente per finanziare investimenti. In tempi più recenti, la legge costituzionale n. 1/2012 che, introducendo il principio del pareggio di bilancio, ha altresì previsto due ulteriori condizioni necessarie per il ricorso all'indebitamento, rappresentate dall'esigenza di procedere solo con «la contestuale definizione di piani di ammortamento» e dalla necessità di mantenere l'equilibrio «per il complesso degli Enti di ciascuna Regione».
Coerenti indicazioni sono anche presenti nell'ambito del Tuel che, all'articolo 202 afferma che il ricorso all'indebitamento da parte degli enti locali è ammesso esclusivamente nelle forme previste dalle leggi vigenti in materia e per la realizzazione degli investimenti.
Per garantire un'applicazione rigorosa di tale disciplina, inoltre, è stato definito nel tempo anche uno specifico quadro sanzionatorio da parte della legge 289/2002 (Finanziaria 2003), che ha previsto sia la nullità dei relativi contratti di finanziamento sia una puntuale sanzione pecuniaria a carico degli amministratori responsabili.
Sul piano più strettamente operativo, poi, la legge n. 350/2003 (Finanziaria 2004), in particolare l'articolo 3, che ha dettato regole ermeneutiche per individuare, specificamente, le fattispecie costituenti indebitamento ai fini dell'applicazione dell'articolo 119 della Costituzione e le operazioni integranti investimento.

La decisione
Sulla base di tale contesto normativo, con specifico riguardo al caso sottoposto, la Corte dei Conti del Lazio giunge poi alla conclusione che non sia possibile per un ente locale far ricorso all'indebitamento, neppure in parte, per finanziare opere di straordinaria manutenzione di un immobile che non sia di proprietà pubblica, ma sia stato concesso in comodato da un ente ecclesiastico, seppur per venti anni.
A tale fine, però, rilevano in modo dirimente soprattutto le previsioni del Codice civile, le quali stabiliscono che gli oneri relativi alle spese di straordinaria manutenzione gravano sul proprietario comodante, che non è tenuto a rimborsarle al termine del contratto al comodatario nell'ipotesi che quest'ultimo si sia volontariamente addossato tali oneri.
A esso, infatti, competono esclusivamente le spese di uso e di manutenzione ordinaria del bene concesso in comodato, avendo – per quelle straordinarie - esclusivamente la facoltà di scegliere se provvedervi o meno, senza però alcun diritto al rimborso, qualora tali spese non possano ritenersi necessarie per la conservazione della cosa comodata.


© RIPRODUZIONE RISERVATA