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Spese legali dell'ente locale: valutazione di congruità e impegno finanziario

di Giovanni G.A. Dato

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei conti si è soffermata sulla richiesta di parere formulata dal sindaco di un ente locale in merito a due questioni:
a) la necessità, prima di procedere al pagamento di sottoporre o meno, la parcella del legale al parere di congruità della spesa della competente Avvocatura distrettuale dello Stato o, in alternativa, del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati;
b) la necessità di avviare, o meno, la procedura di riconoscimento del debito fuori bilancio per quella parte della parcella eccedente il preventivo impegno di spesa.

La congruità della spesa
Secondo la deliberazione in commento (deliberazione 20 maggio 2015, n. 200/2015/PAR) - in disparte la disciplina di fattispecie espressamente normate (si pensi alle spese di patrocinio legale relative a giudizi per l'accertamento delle responsabilità civili, penali ed amministrative promossi nei confronti di dipendenti ed amministratori dell'ente locale) - l'ente locale prima di procedere al pagamento della parcella presentata dal proprio difensore ha il dovere di esaminare la documentazione relativa all'attività svolta dal medesimo per valutarne la congruità.
Detta valutazione di congruità risponde all'esigenza di garantire una attenta e prudente gestione della spesa pubblica e deve tenere conto, da un lato, dell'incertezza dell'esatta individuazione delle voci che potrebbero concorrere alla determinazione degli onorari, dei diritti e delle indennità dovute agli avvocati per l'esercizio della loro attività professionale e dei relativi parametri legali e, dall'altro, della necessità di scongiurare il rischio di annoverare nella parcella spese oggettivamente superflue o non proporzionali all'opera prestata. Inoltre, anche quando non è richiesto dalla legge il parere dell'Avvocatura dello Stato, la valutazione di congruità deve riguardare, non solo la conformità della parcella alla tariffa forense, ma anche il rapporto fra l'importanza e delicatezza della causa e le somme spese per la difesa.
Inoltre, nel caso di soccombenza dell'ente locale, la quantificazione delle spese legali sostenute da controparte (e non dall'Amministrazione soccombente) può rappresentare un parametro di congruità in relazione al valore della causa, al numero di udienze alle quali hanno partecipato i difensori delle parti in giudizio, nonché al numero di atti processuali redatti e depositati in corso di causa.

Il debito fuori bilancio
Quanto all'ipotesi in cui l'impegno di spesa per un incarico legale non fosse risultato adeguato rispetto alla parcella presentata dal professionista, il dubbio se in questi casi l'ente locale debba ricorrere alla procedura del debito fuori bilancio per liquidare la differenza rispetto al preventivo è stato risolto evidenziando che, con riferimento alla determinazione dell'impegno di spesa per attività professionale legale, va acquisito dall'avvocato un preventivo di massima relativo agli onorari, alle competenze ed alle spese che presuntivamente deriveranno dall'espletamento dell'incarico stesso ai fini di predisporre un adeguata copertura finanziaria.
La difficoltà di determinazione dell'esatto ammontare di una spesa non esime l'ente dall'obbligo di effettuarne una stima quanto più possibile veritiera e prudenziale, al fine di una corretta imputazione a bilancio del costo complessivo presunto della prestazione. L'importo così determinato dovrà essere impegnato in bilancio nella sua interezza anche se verrà corrisposto, quanto meno in parte, in epoca successiva all'esercizio di competenza.
Dunque, nell'ordinamento contabile degli enti locali vigente prima dell'entrata a regime dell'armonizzazione dei sistemi contabili, è corretta l'assunzione dell'impegno di spesa quando il sottostante contratto viene stipulato con il professionista incaricato secondo una prudente e oculata previsione della durata e dell'importo complessivo dell'incarico, al fine di predisporre un'adeguata copertura finanziaria.
In questo caso, l'impegno di spesa per prestazioni professionali a tutela dell'ente può dirsi assunto correttamente quando in presenza di un eventuale maggior onere, l'ente al fine di garantire la copertura finanziaria procede ad adeguare lo stanziamento iniziale integrando l'originario impegno di spesa (si veda il principio contabile n. 2 punto 52 dei "principi contabili per gli enti locali", emanati dall'Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali del Ministero Interno, gennaio 2004). Fatti successivi, non prevedibili al momento dell'originario impegno di spesa, quali il protrarsi della durata del processo, costituiscono una legittima causa giuridica per la spesa da sostenere e consentono, quindi, di assumere il relativo impegno in bilancio. In questa ipotesi, anzi, il ricorso all'istituto del riconoscimento del debito fuori bilancio contrasterebbe con i principi di contabilità pubblica. Ne consegue che qualora l'importo legittimamente impegnato si riveli insufficiente, la differenza non realizza automaticamente una fattispecie di debito fuori bilancio, da legittimare ai sensi dell'articolo194, comma 1, lettera e), Tuel.
Con l'attuazione dell'armonizzazione dei sistemi contabili (decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 e ss. mm.) e, in particolare, l'applicazione del principio della competenza finanziaria potenziata, i richiamati principi elaborati dalla giurisprudenza contabile trovano ulteriore conferma (cfr. l'allegato 4/2 del citato testo normativo).


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