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Così i residui cambiano il risultato di amministrazione

di Anna Guiducci e Patrizia Ruffini

Con l'unico atto deliberativo di Giunta di riaccertamento straordinario gli enti devono variare gli stanziamenti del bilancio di previsione per reimputare accertamenti e impegni, determinare l'eventuale fondo pluriennale vincolato e ricalcolare il risultato di amministrazione. Questi passaggi si compiono dopo aver eliminato definitivamente i residui attivi e passivi cui non corrispondono obbligazioni perfezionate al 31 dicembre 2014 e individuato le obbligazioni esigibili in anni successivi. Il termine al momento resta il 30 aprile (data di scadenza per il rendiconto 2014) e in caso di mancata deliberazione contestuale al rendiconto 2014 scatta la nomina di un commissario affinché provveda d'ufficio al riaccertamento.

Il sistema di calcolo
Un'attenzione nuova rispetto al passato deve essere riservata alla rappresentazione della composizione del risultato di amministrazione fra quote accantonate, vincolate, destinate a investimenti e, infine, risultato disponibile. L'allegato obbligatorio 5/2 (pubblicato sul sito Arconet alla voce «riaccertamento straordinario dei residui», completo di formule) aiuta gli enti in questa fase delicata. Il nuovo risultato di amministrazione al 1° gennaio 2015 è ottenuto partendo dai dati di chiusura del rendiconto ordinario, da cui dovranno essere sottratti i residui attivi cui non corrispondono obbligazioni giuridicamente perfezionate o esigibili (da reimputare) e sommate invece le cancellazioni dei residui passivi (da cancellare o reimputare). L'eventuale fondo pluriennale vincolato, costituito in sede di riaccertamento straordinario, sarà infine portato in detrazione dal risultato finale. In particolare, occorre quantificare in questa sede le quote accantonate e vincolate che devono essere ricostituite ai sensi di legge e dei nuovi principi contabili. Tra le quote accantonate, va ricordato il fondo crediti dubbia esigibilità, calcolato sull'intero ammontare dei residui attivi riaccertati, e il fondo rischi e oneri, destinato ad accogliere le allocazioni prudenziali finalizzate alla copertura di spese potenziali, quali ad esempio le risorse necessarie per il pagamento di oneri da contenzioso. In questa parte confluiranno anche le economie di stanziamenti prudenziali eliminati dai residui che si ritenesse necessario confermare. Anche l'indennità di fine mandato al sindaco o al presidente della Provincia richiede l'accantonamento al fondo spese per indennità di fine mandato.

Le spese di personale
È poi opportuno procedere all'accantonamento annuale di fondi nelle more della firma del contratto collettivo nazionale di lavoro. Questo accantonamento si genera dagli stanziamenti in bilancio di appositi capitoli sui quali non è possibile assumere impegni ed effettuare pagamenti, se non in caso di sottoscrizione dell'atto tra le parti. In caso di blocco legale dei rinnovi economici nazionali, senza possibilità di recupero, l'accantonamento in questione non deve essere operato. Anche la corresponsione di incentivi al personale determina la necessità di accantonare le relative somme. È il caso, ad esempio, dei compensi da erogare ai dipendenti addetti all'avvocatura, per i quali matura il diritto alla riscossione solo in caso di contenzioso chiuso con esito favorevole all'ente. Identiche regole si applicano a qualsiasi altra voce stipendiale accessoria che sia sottoposta a condizione sospensiva. Le quote vincolate accolgono invece le somme con specifico vincolo di destinazione, quali i trasferimenti pubblici e privati, le somme derivanti da indebitamento o per le quali specifiche norme di legge o principi contabili ne impongono l'utilizzo. Un caso particolare è rappresentato dal credito Iva imputabile a investimenti finanziati da debito, che non può essere destinato alla compensazione di tributi o alla copertura di spese correnti. In questo caso, una quota del risultato di amministrazione pari a tale credito Iva è vincolata alla realizzazione di investimenti. Effettuato il vincolo l'ente può procedere alla compensazione dei tributi o al finanziamento di spese correnti. Dopo aver sottratto dal risultato di amministrazione le parti accantonate, vincolate e le risorse destinate agli investimenti il risultato disponibile è quello che conta, sia nel caso sia negativo (da ripianare) che positivo. È su quest'ultimo numero dell'avanzo libero - e non su quello di partenza - che tutti, politici in primis, dovranno imparare a concentrarsi per programmare gli utilizzi nel rispetto dell'articolo 187 del Tuel.


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