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Patto di stabilità, certificazione al via con le vecchie sanzioni

di Rocco Conte e Gianni Trovati

Anche le regole sulla certificazione del rispetto del Patto di stabilità 2014 finiscono nello stato di sospensione che caratterizza tutti i temi chiave della finanza locale. Nella conferenza Stato-Città in programma domani andrà infatti il decreto dell'Economia sul monitoraggio, che indica le modalità con cui entro il 31 marzo Comuni e Province dovranno inviare la certificazione sul rispetto dei vincoli finanziari, firmata da sindaco (o presidente di Provincia), responsabile dei servizi finanziari e revisori. Il decreto segue i binari consueti. Allo stato attuale, la sanzione finanziaria è proporzionale allo sforamento del Patto (tranne che per il Comune di Venezia, per il quale il Milleproroghe ha riproposto il tetto del 3% rispetto alle entrate correnti), e si prevede anche il limite d'impegno per le spese correnti, che non possono superare la media dell'ultimo triennio, lo stop all'indebitamento e il blocco delle assunzioni e dei rinnovi dei contratti; quest'ultima penalità si applica anche a chi invia la certificazione in ritardo ma entro 60 giorni dalla scadenza, mentre se il ritardo è maggiore scatta tutto l'apparato sanzionatorio. Gli enti locali che risulteranno non rispettosi delle regole del Patto dovranno trasmettere telematicamente un ulteriore prospetto, utile per valutare se il mancato raggiungimento dell'obiettivo è stato determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell'Unione Europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio precedente. In questo caso, infatti, le sanzioni vengono evitate.

La riforma promessa
Nelle settimane scorse, però, sempre in conferenza Stato-Città Governo ed enti locali avevano raggiunto un'intesaper rivedere le sanzioni in tre modi (si veda anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 27 febbraio): sul piano finanziario si è previsto un taglio «proporzionale» (e quindi non «pari») allo sforamento, sul personale ci si è accordati per non impedire i rinnovi dei contratti a termine nelle Province e nelle Città metropolitane, appena riaperti dal Milleproroghe, ed è stata promessa una misura ad hoc, più leggera, per gli enti che hanno rispettato il Patto ma non inviano in tempo la certificazione. Tutto questo deve però essere tradotto in modifiche normative, e lo stesso accade per la riforma del Patto di stabilità, ma dei correttivi ancora non c'è traccia.

Le prospettive
È probabile, quindi, che il decreto su monitoraggio e sanzioni venga approvato in base alle vecchie regole, e che gli enti inadempienti siano costretti ad aspettare con fiducia la traduzione pratica degli accordi raggiunti con il Governo. Sul versante di Province e Città metropolitane è particolarmente delicato il problema del personale precario, perché secondo i primi monitoraggi più di un ente su tre non ha rispettato il Patto 2014, e quindi non potrebbe attuare il rinnovo dei contratti appena previsto nel Milleproroghe. Nella conferenza di domani andrà anche il decreto per il rinvio al 30 giugno del termine per i bilanci preventivi e la proposta governativa sulla ripartizione dei tagli da 1,2 miliardi al fondo di solidarietà comunale previsti dall'ultima legge di stabilità (su entrambi questi aspetti si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa di ieri).


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