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Bilanci locali, prevista giovedì la proroga al 30 giugno, ma è incognita sui nuovi tagli

di Gianni Trovati

Potrebbe arrivare giovedì in conferenza Stato-Città il rinvio al 30 giugno del termine per l'approvazione dei preventivi 2015 di Comuni e Province, e l'esigenza della nuova proroga cresce insieme alle distanze che si registrano fra Governo e Comuni sulla distribuzione dei tagli da 1,2 miliardi imposti dalla stabilità 2015 (commi 435 e seguenti della legge 190/2014). Sempre dopodomani, infatti, dovrebbe approdare in conferenza anche la proposta governativa di ripartizione della manovra, che in pratica dovrebbe estendere agli 1,2 miliardi i criteri già utilizzati per la spending review del decreto Irpef, e proporzionali alle spese registrate in ogni Comune per una serie di «consumi intermedi» nel 2011-2013; agli amministratori locali, però, questo parametro proporzionale non è mai piaciuto, perché per esempio con l'inclusione delle spese 2013 nel calcolo finisce per penalizzare chi ha utilizzato di più la liquidità prodotta dai decreti «sblocca-debiti», e temono effetti «insostenibili» sui Comuni più colpiti.

Le incognite
Le due vicende, cioè la proroga ai bilanci e i criteri di divisione della spending review, vanno a braccetto. Fin da quando l'idea del rinvio ha cominciato a emergere (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 13 febbraio), dalle parti di Palazzo Chigi si è cominciato a premere perché questa proroga fosse l'ultima, per evitare il domino dei rinvii che ha caratterizzato gli ultimi anni (30 settembre nel 2014, 30 novembre nel 2013 e così via). Per raggiungere questo scopo, oltre all'incognita legata al fatto che il turno elettorale di primavera interessa quasi 1.100 Comuni (cioè il 13% del totale; proprio per questo la nuova scadenza non viene fissata a fine maggio), bisognerebbe però definire le tante questioni ancora aperte per i bilanci locali. La prima è ovviamente rappresentata dagli 1,2 miliardi di tagli aggiuntivi imposti dalla legge di stabilità. La macchina applicativa della spending review finora ha assegnato a ogni Comune solo le "code" dei vecchi tagli, cioè i 188 milioni in più chiesti quest'anno dal Dl 66/2014 e i 100 milioni in più pretesi dal Dl 95/2012, ma il grosso è ovviamente rappresentato dalla nuova manovra. Nel calendario fissato dalla legge (a prevederlo è il comma 380-ter della legge 228/2012), il Dpcm avrebbe dovuto vedere la luce entro il 31 dicembre scorso, cioè entro la data ordinaria anche per l'approvazione dei preventivi locali, ma la prassi delle manovre di fine anno, sempre bisognose di parecchi decreti attuativi, non ha mai permesso di applicare davvero queste date teoriche.

I prossimi passaggi
Sulla nuova spending, la manovra si limita solo a fissare l'importo, e a prevedere che il 20% del fondo di solidarietà (raddoppiando la quota del 10% prevista dal comma 380-quater della legge 228/2012) sia attribuita «sulla base della capacità fiscale e dei fabbisogni standard». La geografia dei tagli, però, è solo una delle tante caselle mancanti al quadro della finanza locale 2015, che aspetta ancora la traduzione in legge della riforma del Patto di stabilità, con l'esclusione dalla base di calcolo delle spese per trasporto locale e rifiuti e i premi per chi ha tagliato di più la spesa e riscosso meglio le entrate proprie. L'intesa fra sindaci e Governo è stata firmata ufficialmente il 19 febbraio e un altro accordo, siglato il 26 febbraio (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 27 febbraio), ha aggiunto le sanzioni «modulari» per chi ha sforato il Patto 2014 e penalità soft per gli enti che risultano inadempienti solo perché non trasmettono in tempo la certificazione. Di tutto ciò, però, non c'è ancora traccia normativa, e di conseguenza anche la bozza di Dm dell'Economia sul monitoraggio del Patto che sta circolando in questi giorni riporta ancora il vecchio impianto sanzionatorio: di qui la richiesta avanzata a Palazzo Chigi dal presidente Anci Piero Fassino la scorsa settimana per il varo di un decreto enti locali che risolva il lungo elenco dei problemi, in cui i sindaci mettono anche la replica del Fondo Tasi da 625 milioni e una rimodulazione dei tagli per le Città metropolitane.


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