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Dissesto: gli effetti della mancata adozione del piano di riequilibrio

di Marco Rossi

Tempi supplementari per l'attivazione della "diffida" da parte del prefetto ai fini della deliberazione del default: la sezione autonomie della Corte dei conti ha chiarito i termini di "sospensione" della procedura

Con un'interessante pronuncia, la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti ha chiarito quali sono gli effetti, nell'ambito della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, derivanti dalla mancata adozione dell'apposito e conseguente piano nei termini di legge. Si tratta del nuovo strumento di risanamento (introdotto dalla legge 213/2012) destinato ai Comuni e alle Province caratterizzati, anche in considerazione delle pronunce delle competenti sezioni regionali della Corte dei conti sui bilanci degli enti, da squilibri strutturali in grado di provocarne il dissesto finanziario, qualora le misure di cui agli articoli 193 e 194 del Tuel non siano sufficienti.
E' interessante subito ricordare, anche per la rilevanza che presenta nella questione, come l'attivazione di tale strumento, che non può avvenire se le Sezioni regionali della Corte dei conti hanno assegnato un termine (in base all'articolo 6, comma 2, della legge 149/2011 riguardante il cosiddetto "dissesto guidato") per l'adozione delle necessarie misure correttive, impedisca a sua volta alla magistratura contabile di avviare proprio quest'ultimo iter che porta alla dichiarazione di default.
Questione
La problematica affrontata nella pronuncia (deliberazione n. 13/SEZAUT/2013/QMIG) è legata alla disposizione contenuta nell'articolo 243-bis, comma 5, del Tuel, a mente del quale, dopo la deliberazione di ricorso alla procedura, gli enti interessati hanno a disposizione 60 giorni di tempo (dalla data di esecutività della deliberazione) per adottare un piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 10 anni.
Ciò alla luce dell'ulteriore previsione, contenuta nel successivo articolo 243-quater, comma 7, in forza della quale, nelle ipotesi di mancata presentazione del piano, di diniego dell'approvazione del piano, di accertamento da parte della Corte dei conti di grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati e di mancato raggiungimento del riequilibrio, si attiva proprio la procedura di cui all'articolo 6, comma 2, del Dlgs 149/2011 con l'assegnazione al Consiglio dell'ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a 20 giorni per la deliberazione del dissesto.
La questione, in particolare, si pone in quanto quest'ultima disposizione contenuta nel decreto premi e sanzioni non prevede "immediatamente" l'attivazione della procedura di "diffida", da parte del prefetto, ai fini della deliberazione del dissesto, bensì un iter più articolato e complesso nel quale l'ente può essere chiamato preliminarmente ad adottare le necessarie misure correttive (la cui mancata adozione, a sua volta, comporta proprio l'attivazione dell'intervento del Prefetto).
Risulta da chiarire, in particolare, se, in mancanza della presentazione del piano, debba "ripartire" la procedura di dissesto guidato oppure devono ritenersi immediatamente operanti i poteri sostitutivi prefettizi, con esiti – ad evidenza – sensibilmente diversi a seconda della soluzione interpretativa concretamente accolta.
Indicazione
Va subito detto che, secondo le conclusioni raggiunte dalla Sezione delle Autonomie, le disposizioni citate devono essere interpretate nel senso che, in caso di mancata adozione del piano pluriennale di riequilibrio, la procedura di cui all'articolo 6, comma 2 del Dlgs 149/2011 riparte dall'invito all'adozione delle misure correttive da parte della magistratura contabile e non comporta, invece, immediatamente l'assegnazione di un termine per la deliberazione del dissesto a cura del Prefetto.
Argomentazioni
Per giungere a tale esito la pronuncia ricorda come la presentazione della deliberazione di ricorso alla procedura del riequilibrio finanziario pluriennale sospenda la procedura di dissesto guidato, salvo che, a tale data, la Sezione regionale di controllo abbia già adottato la delibera di accertamento del perdurare dell'inadempimento da parte dell'Ente locale all'assunzione delle misure correttive e dei presupposti del dissesto.
Di conseguenza, presenta particolare rilievo, nella disciplina che raccorda lo svolgimento delle due procedure, anche rispetto all'esercizio delle funzioni di controllo da parte della Corte dei conti, l'avvenuta (o non ancora avvenuta) assegnazione proprio del termine per l'adozione delle misure correttive.
Sospensione
In caso di mancata assegnazione del termine, infatti, la sospensione della procedura del dissesto guidato è finalizzata a verificare se le situazioni che ne costituiscono il presupposto (come i comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, la violazione degli obiettivi di finanza pubblicata allargata e le irregolarità contabili e gli squilibri strutturali in grado di provocarne il dissesto), già accertate dalla Sezione regionale di controllo che ha individuato anche le misure necessarie, possono trovare un valido rimedio nelle ulteriori potenzialità di risanamento offerte proprio dalla disciplina concernente il piano di riequilibrio. Ciò in considerazione della circostanza che la nuova procedura introdotta contiene in sé già gli elementi strutturali per configurarsi come un rimedio compiutamente autonomo nell'ambito delle misure di risanamento individuate dall'ordinamento contabile.
Di conseguenza, le potenzialità di risanamento finanziario insite nella nuova procedura a disposizione degli Enti locali in condizioni di squilibrio strutturale giustificano una nuova valutazione della situazione già esaminata in sede di avvio del "dissesto guidato", alla luce del fatto che possono considerarsi sopravvenuti taluni elementi innovativi sui quali si basa l'esercizio "ex novo" del potere di iniziativa del risanamento in capo al responsabile dell'ente.
Qualora, però, il piano non sia predisposto, vengono a mancare proprio siffatti elementi di valutazione e, pertanto, è destinato a rivivere il procedimento valutativo avviato dalle Sezioni regionali di controllo e approdato alla fase di individuazione delle misure correttive che devono essere imposte all'ente.
Tale necessità, ad evidenza, non sussiste nelle altre ipotesi previste dall'articolo 243-quater, comma 7, del Tuel (diniego di approvazione del piano, mancato rispetto degli obiettivi e mancato riequilibrio finanziario) in quanto, in tali casi, sussiste già una valutazione della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei conti, che ha concluso l'accertamento relativo all'idoneità delle misure di suggerite a conseguire (o meno) proprio l'obiettivo di riequilibrio. Valutazione che, ad evidenza, include anche quella che ha dato luogo alle misure correttive che, tra l'altro, devono proprio essere inserite nell'ambito del piano.
Procedura autonoma
Fattispecie diversa, invece, si realizza nell'ipotesi di autonomo ricorso, da parte dell'ente, alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale a prescindere dalla correlazione con la procedura di dissesto guidato di cui al Dlgs 149/2011. Caso a cui fa riferimento proprio il citato articolo 243-quater, comma 7, del Tuel, che si occupa di disciplinare le evenienze che possono interessare il procedimento di preparazione, definizione e gestione del piano di riequilibrio, che presenta una portata dispositiva da valutare esclusivamente in tale ottica.
Solo così procedendo, infatti, risulta possibile cogliere il rinvio diretto all'intervento del Prefetto, allo scopo di prevedere un "momento di chiusura vincolante", qualora vengano meno le finalità che supportano la decisione di ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.
In presenza dei presupposti, infatti, la deliberazione di ricorso a quest'ultima (così come l'adozione degli atti consequenziali, ivi incluso il piano) costituiscono soluzioni obbligate poste a tutela degli interessi della corretta gestione finanziaria ed amministrativa. Pertanto, se a seguito dell'autonoma decisione dell'ente di avviare siffatta procedura non corrispondono gli adempimenti successivi, si conclamano ex se i presupposti della dichiarazione di dissesto, essendo quest'ultimo individuato puntualmente come rimedio che non richiede ulteriori accertamenti di sorta in ordine alla situazione finanziaria.
Ne consegue, in ultimo, secondo la Sezione delle Autonomie, che le quattro situazioni indicate dall'articolo 243-quater, comma 7, del Tuel (ossia le tre precedentemente indicate a cui occorre aggiungere proprio la mancata presentazione del piano) configurano fattispecie legali tipiche di condizioni di dissesto finanziario, da cui consegue l'obbligo della relativa dichiarazione con l'attività sollecitatoria ed eventualmente sostitutiva del prefetto.


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