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Con la Scia possibile anche il cambio di destinazione d’uso

di Guglielmo Saporito

Il giudice amministrativo si allinea al legislatore affermando che, nell'edilizia, il cambio di destinazione di un immobile può avvenire in un intervento di «restauro e risanamento conservativo». Alla legge del giugno 2017, che ha modificato l'articolo 3, comma 1, lettera c del Dpr 380/2001, si aggiunge l'orientamento del Tar di Firenze (presidente Rosaria Trizzino, estensore Giovanni Ricchiuto) con la sentenza 1009/2017.

Il caso
La vicenda merita attenzione in quanto riguarda una città, Firenze, nella quale la differenza tra gli interventi di “manutenzione” (ordinaria e straordinaria) e di “risanamento conservativo e ristrutturazione” è stata più volte sottoposta a verifica giudiziaria.
Appena nel febbraio 2017, la Cassazione penale (6873) aveva escluso che con un semplice “restauro e ristrutturazione” potesse avvenire la trasformazione di un edificio, da sede della Banca commerciale italiana a struttura ricettiva alberghiera di 36 unità. In pieno centro storico.
La Cassazione penale riteneva necessario il permesso di costruire per traghettare un rilevante edificio da «residenziale e direzionale» a «commerciale residenziale e direzionale»: non bastavano infatti 17 Dia (dichiarazioni di inizio attività), perché secondo i magistrati penali occorreva un ben più oneroso e complesso permesso di costruire. Nell'estate 2017 la questione si è semplificata (Dl 50, convertito nella legge 21 giugno 2017 n.96), mediante una modifica dell'articolo 3, comma1, lettera c) del Testo unico dell’edilizia 380/2001, e cioè ammettendo che il restauro e ll risanamento conservativo possa affiancarsi al mutamento di destinazione d'uso se il nuovo uso risulti compatibile con gli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo edilizio.

La decisione
Un mese dopo la legge 96, con la sentenza 1009/2017 il Tar Firenze si affianca al legislatore esaminando un altro intervento nel capoluogo fiorentino, in zona assimilata al centro storico. Questa volta si è consentito a una banca di collocarsi in un manufatto in precedenza residenziale, diventato direzionale (filiale della Banca) con una semplice Scia (segnalazione certificata di inizio attività).
Il quadro attuale può quindi sintetizzarsi ammettendo il cambio d'uso anche nei centri storici senza che sia necessario il permesso di costruire, bastando una Scia. I cambi d'uso possono quindi avvenire anche se gli strumenti urbanistici vietano la ristrutturazione edilizia, purché si rimanga all'interno della categoria del «restauro e risanamento conservativo».
Per distinguere la «ristrutturazione» dal «restauro e risanamento conservativo» si può quindi tornare (come prima della Cassazione penale 6873/2017) a un concetto quantitativo, basandosi sull'entità fisica dell'intervento. Vi può quindi essere una cambio di destinazione contestuale a una Scia che preveda un «insieme sistematico di opere, poste in essere nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo edilizio», senza che il diverso uso renda necessario il permesso di costruire.


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