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Non c'è esclusione automatica del raggruppamento temporaneo per fallimento di una delle imprese

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Non si trova in una posizione illegittima il raggruppamento di imprese, se dopo la prequalificazione e al momento della presentazione delle offerte, risultino modificate al suo interno le posizioni soggettive, comprese variazioni delle quote di partecipazione. A meno che tali variazioni siano strumentalmente mirate a garantire una qualificazione, che non esisteva in capo al raggruppamento sin dall'origine. Così il Tar Brescia con la sentenza n. 167/2017 ha chiarito quali variazioni possono verificarsi senza che venga eluso il divieto di modificazione soggettiva di un Rti, compreso anche il fallimento di una delle imprese partecipanti. Così i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso di chi arrivato secondo in graduatoria pretendeva di far valere in giudizio l'errore della stazione appaltante che non avrebbe disposto l'esclusione del raggruppamento di imprese aggiudicatario nonostante le avvenute modificazioni soggettive che aveva subito a seguito del fallimento e dell'estromissione di una delle partecipanti.

Il divieto di modificazione
Come interpretato dal Tar il divieto di modificare soggettivamente la compagine di imprese che partecipa alla gara riguarda la sostituzione di una di quelle esistenti o l'aggiunta di una nuova impresa. Infatti, il divieto è posto a garanzia dei controlli e delle verifiche che effettua la stazione appaltante per garantire l'accesso e la partecipazione alla gara solo a chi singolo o associato abbia i requisiti idonei, cioè adeguati all'appalto. Con la fuoriuscita di un'impresa dal raggruppamento temporaneo non si può percorrere la strada dell'esclusione automatica. Sarebbe, infatti, irragionevole poiché la stazione appaltante di fronte al recesso di una delle imprese di un Rti ha già in mano tutti i dati necessari a verificare il mantenimento dei requisiti in capo alle imprese restanti. ciò che il divieto realmente impone e quello di non eludere le prescrizioni dellla legge di gara in ordine al possesso dei requisiti oggettivi e soggettivi per poter concorrere all'aggiudicazione di un appalto. È quindi sicuramente illegittimo dopo la prequalifcazione e al momento della presentazione delle offerte l'ingresso di una nuova impresa che apporti quei requisiti necessari e che inizialmente mancavano al raggruppamento.

Il caso specifico
Nel caso sottoposto all'esame del Tar Brescia le altre due partecipanti al raggruppamento avrebbero potuto assumere in proprio la lavorazione, forti della loro qualificazione nella categoria principale, prevedendone il subappalto a soggetto qualificato e, quindi, al riparto delle lavorazioni tra i partecipanti può essere riconosciuto un rilievo del tutto relativo, non preclusivo della sua modificazione nella successiva fase di presentazione dell'offerta. Il Tar nella scelta del proprio orientamento cita esplicitamente un precedente del Consiglio di Stato dove si affermava che, «in sede di prequalificazione, non sussiste la necessità di conoscere come sarà ripartita l'esecuzione dei lavori tra i partecipanti al raggruppamento, in quanto l'Amministrazione non esamina, in tale fase, il progetto offerto, ma si limita soltanto a verificare se il soggetto che chiede l'ammissione ha i relativi requisiti.».
Quindi anche il caso del fallimento di una delle imprese non comporta alcuna automatica esclusione. Dice il Tar che in sede di gara pubblica il fallimento di una delle imprese componenti un raggruppamento temporaneo di imprese prima dell'aggiudicazione definitiva non determina l'esclusione di tale raggruppamento, essendo possibile per detta Associazione continuare a prendere parte alla gara e ottenere l'aggiudicazione dopo aver tempestivamente espulso l'impresa fallita, senza incidere sui requisiti soggettivi in capo al raggruppamento.


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