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Concessione di servizi, il gestore di fatto non può impugnare il diniego di rinnovo

di Giovanni La Banca

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il gestore di fatto di una concessione di servizi non è legittimato a proporre ricorso giurisdizionale avverso il diniego di rinnovo della concessione opposta dall'amministrazione all'effettivo titolare. Così ha affermato il Tar Campania, Napoli, con la sentenza n. 5509 del 28 novembre 2016.

Il fatto
Un consorzio realizzava l’impianto di depurazione e la rete di collettori, avviando, fin dalla sua entrata in esercizio, anche la gestione dell’impianto, in virtù di alcune delibere di Giunta regionale che ne avevano assicurato la gestione senza soluzione di continuità.
Ciò fino ad un’ulteriore decreto della giunta regionale con cui veniva individuato il termine di scadenza delle prestazioni gestorie nella data di aggiudicazione della gara che sarebbe stata indetta per l’individuazione, mediante procedura ad evidenza pubblica, dell’operatore economico cui affidare la gestione dell’impianto stesso.
La gara prevista non è stata mai espletata e, nelle more, la Regione ha affidato la gestione del depuratore ad una società regionale in house, estromettendo il precedente gestore.

La posizione del Consorzio
Il Consorzio è stato affidatario di fatto della gestione dell’impianto, in via sperimentale, per la durata di un anno, poi prorogata senza l’individuazione di un termine finale, fino al momento di individuazione del gestore da selezionare mediante procedura di gara.
Tale situazione non ha, tuttavia, incardinato, in capo al consorzio, una posizione di titolarità di un interesse legittimo, non sussistendo, in quanto gestore di fatto, un valido rapporto contrattuale con la Regione.
Ragion per cui la circostanza che le gare non siano state mai indette, determina la trasformazione del rapporto contrattuale in rapporto di mero fatto, essendo venuto a mancare il presupposto giuridico cui la delibera in commento ancorava l’affidamento al Consorzio deducente.
Invero, il dato della omessa indizione delle gare in questione non crea una fonte di legittimazione ad un rapporto gestorio, anche se è proseguito per un lasso considerevole di tempo, circa 18 anni in forza di proroghe annualmente disposte, né può valere a legittimare la protrazione di un rapporto di fatto.
Nello specifico, particolare rilievo riveste il principio di tipicità degli atti amministrativi che funge da ostacolo insormontabile alla configurazione dell’originario atto come affidamento di una nuova concessione al gestore di fatto, soprattutto in considerazione della volontà espressa del legislatore regionale, ribadita nel corso degli anni, incardinata nella necessità di indire, comunque, una gara pubblica per la gestione del servizio.
E proprio la circostanza per cui la gestione di fatto dello stesso era vincolata all’indizione di tale gara determina l’assoluta mancanza di interesse all’impugnazione di una siffatta procedura ad evidenza pubblica.

La carenza di legittimazione a ricorrere
In tale ottica, il gestore di fatto di una concessione di servizi è carente di legittimazione a ricorrere avverso gli atti di diniego di rinnovo della concessione stessa.
Ciò in quanto la delineata natura di mero fatto del rapporto in base al quale la ditta ha gestito l’impianto di depurazione per cui è controversia, induce ad escludere la sussistenza in capo al Consorzio ricorrente di una situazione differenziata e qualificata ricostruibile in termini di interesse legittimo.
Con la conseguenza processuale della mancanza di interesse a ricorrere avverso la determinazione di affidamento della gestione alla società in house della Regione, ravvisandosi un rapporto carente di titolo formale.


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