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Codice appalti, Decaro: «Bene la riforma, ora correggere le criticità»

di Emiliano Falconio

«Anci condivide assolutamente il percorso del nuovo Codice appalti, volto alla semplificazione e alla trasparenza ma dopo sette mesi sono solo sette su sessantacinque i decreti attuativi varati. Serve quindi accelerare, magari affrontano le criticità all'interno della cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio, per completare e migliorare una riforma che può permettere al Paese di tornare a correre». Lo ha detto il presidente Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, intervenuto ieri al convegno sul nuovo Codice degli appalti, organizzato a Roma da Cgil, Cisl e Uil.

Le proposte dell'Anci
«Con la Legge di bilancio - ha spiegato Decaro - abbiamo ritrovato finanziamenti sui Comuni: dai due miliardi e cento milioni di euro per rammendare le periferie, ai 700milioni di avanzi di amministrazione sbloccati, 300 dei quali da destinare all'edilizia scolastica. A fronte di questi investimenti, però, la necessità è quella di definire un nuovo quadro regolatorio sugli appalti pubblici, che superi le criticità legate a ritardi di applicazione che oggi continuano ad esserci».
Decaro ha poi elencato quali aspetti del nuovo Codice appalti interessano principalmente i Comuni ovvero «la qualificazione delle stazioni appaltanti, la definizione dei livelli di progettazione e l'appesantimento degli appalti sotto la soglia di 40mila euro, che ritarda inevitabilmente le procedure soprattutto nei piccoli Comuni».

I punti critici
Ricordando poi come negli ultimi tempi siano «diminuiti dell'11% i bandi e del 57% gli importi degli stessi, a causa del periodo di transizione tra vecchio e nuovo Codice», Decaro ha auspicato e ribadito «una riflessione sui correttivi da introdurre, magari lavorando nella cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dove possiamo trovare un punto di caduta, monitorando al contempo le fasi attuative della norma».
Infine Decaro ha elencato altre due criticità, legate alle progettazioni esecutive e ai collaudi. Sul primo aspetto «servirebbe evitare la progettazione esecutiva per la manutenzione ordinaria, poiché aumenta i tempi di esecuzione e ritarda gli interventi. Pensiamo ai rubinetti rotti nelle scuole o alle buche nelle strade, evenienze non individuabili a monte dalla progettazione esecutiva».
Anche sui collaudi la richiesta è di «non prevederli per lavori di piccoli importi, lasciando la certificazione al certificato di regolare esecuzione. Questo sarebbe un intervento importante, soprattutto per i piccoli Comuni dove molto spesso non ci sono le professionalità adatte a fare un collaudo, con la conseguenza di collaudi da fare all'esterno dell'ente che porterebbero inevitabilmente costi ulteriori e aggiuntivi».


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