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Incentivi alla progettazione, accantonamento legittimo in attesa del nuovo regolamento

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Anche in assenza dell'apposito regolamento, e nelle more della sua predisposizione, gli enti locali possono legittimamente accantonare le risorse destinate al finanziamento dell'incentivo progettazione in misura pari al 2% dell'importo a base di gara, senza tuttavia procedere alla ripartizione tra i beneficiari prima dell'approvazione dell'atto.
È l'indicazione che arriva dalla Sezione Regionale di Controllo del Veneto della Corte dei conti (con il parere n. 353/2016) e che affronta una questione transitoria legata all'introduzione del nuovo codice dei contratti, che ha modificato il quadro normativo precedente relativo all'incentivo progettazione, contenuto nell'articolo 93 del Dlgs 163/2006 come novellato dalla legge 114/2014.

Le regole
Come noto, la disciplina attuale stabilisce che l'incentivo spettante per lo svolgimento delle funzioni tecniche svolte dai dipendenti pubblici (ad esempio per l'attività di programmazione della spesa per investimenti, per la verifica preventiva dei progetti, per la direzione dei lavori eccetera) possa essere determinato entro il limite massimo del 2%, delle risorse finanziarie stanziate per la realizzazione dei singoli lavori.
L'importo effettivamente individuato, a sua volta, deve essere destinato, per l'80%, al responsabile unico del procedimento e ai soggetti che abbiano svolto le summenzionate «funzioni tecniche» e i loro collaboratori, e, per il restante 20%, all'impiego per l'acquisito di beni, strumentazioni e tecnologie funzionali al miglioramento e l'innovazione tecnologica.
Per la ripartizione della quota spettante ai dipendenti, poi, si fa esplicito rinvio alle modalità e ai criteri previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa del personale, sulla base di un apposito regolamento adottato dalle amministrazioni secondo i rispettivi ordinamenti, che – conseguentemente – costituisce un presupposto indefettibile per la legittima distribuzione e attribuzione.

La decisione
Nondimeno, la preventiva approvazione dello stesso regolamento – secondo la Corte dei Conti del Veneto – non rappresenta di per sé un requisito indispensabile per operare il "semplice" accantonamento delle risorse: quest'ultimo, infatti, può essere eseguito nelle more della sua predisposizione ovviamente entro i limiti massimi stabiliti dall'articolo 113 del Dlgs 50/2016. Naturalmente, qualora il regolamento successivamente adottato dall'ente dovesse individuare una percentuale inferiore a quella già stabilita dall'ente, la parte dell'accantonamento non utilizzata dovrà essere portata a "economia", concorrendo così alla generazione (e determinazione) del risultato di amministrazione.
Secondo la stessa pronuncia, invece, l'ente locale non potrebbe ora adottare un regolamento comunale, avente effetto retroattivo, destinato a disciplinare l'erogazione degli incentivi che erano riconosciuti in favore del personale tecnico sulla base della normativa precedentemente contenuta nel Dlgs 163/2006.
A impedire tale possibilità, in particolare, rileva il principio dell'irretroattività degli atti amministrativi a contenuto normativo, che impone di disporre solo per l'avvenire e che può essere derogato esclusivamente sulla base di una specifica e puntuale disposizione di legge che – tuttavia – non sussiste in relazione alla fattispecie considerata.


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