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L'errore materiale nel bando non può essere corretto dopo la presentazione delle offerte

di Antonio Capitano

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La modifica dell'errore materiale, non immediatamente evidente e potenzialmente decisivo poiché riguardante una causa di esclusione, non può essere effettuata dopo la consegna delle offerte; è infatti necessaria la ripubblicazione del bando di gara, secondo il principio per cui le modifiche non hanno effetto nei confronti delle imprese partecipanti alla gara se non sono portate a conoscenza nelle stesse forme attraverso le quali è stata data pubblicità alla lex specialis o, per lo meno, tramite l'avvio di una procedura in contraddittorio per la modifica, che consenta agli interessati di presentare le proprie osservazioni.
Questo in sintesi il principio espresso nella sentenza 898/2016 del Tar Veneto.
In breve: con deliberazione del direttore generale, un'azienda sanitaria ha indetto una gara per la «fornitura in noleggio, di durata biennale di un sistema diagnostico per la rilevazione della coagulazione per il laboratorio di analisi» con aggiudicazione al prezzo più basso, previa verifica dell'idoneità tecnica dei prodotti presentati rispetto alle specifiche tecniche richieste.
A seguito dell'avvio delle sedute per la valutazione tecnica delle offerte, la stazione appaltante ha deciso di revocare la gara e di bandirne una nuova, stabilendo di non inserire un requisito minimo prima richiesto a pena di esclusione, già oggetto di richiesta di chiarimenti da parte di un concorrente e dunque evidentemente ambiguo.
Nella riformulazione degli atti il requisito è stato in parte riprodotto, verosimilmente per errore; infatti, con il nuovo bando di gara sono stati invitati gli stessi concorrenti che avevano partecipato alla procedura revocata. Tuttavia la dicitura controversa, causa di revoca della precedente procedura, è stata eliminata dalla Asl nella sola sezione della lettera invito ma non nella sezione relativa ai requisiti tecnici, circostanza che conferma l'ambiguità della clausola.
In sede di valutazione delle offerte, la commissione di gara ha precisato che l'inserimento nella lettera invito della non univoca dicitura richiesta a pena di esclusione delle offerte doveva considerarsi un refuso.
Il collegio pertanto ha accolto il ricorso del ricorrente principale, con il quale censurava l'operato della commissione di gara nella parte in cui ha proceduto automamente alla rettifica delle regole di gara, chidendone l'annullamento e la sua riedizione.
I giudici veneti, pur apprezzando l'esigenza di salvaguardare l'attività amministrativa già svolta, hanno ritenuto illegittima la modifica dell'errore materiale per il tramite di una sola "precisazione"; ciò anche in linea con diverse pronuncie di diversi tribunali amministrativi regionali relativamente a casi simili.


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