Home  › Edilizia e appalti

Appalti, illegittimi i limiti ai ribassi anche se servono a tutelare il costo del lavoro

di Stefano Usai

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La stazione appaltante non può stabilire soglie massime di ribasso perché, sostanzialmente, si risolvono in una arbitraria compressione delle libertà di iniziativa economica dell'appaltatore con effetti distorsivi della concorrenza.
In tal senso ha avuto modo di esprimersi il Consiglio di Stato sezione V, con la sentenza depositata il 28 giugno 2016 n. 2912, con conseguente riforma della pronuncia del giudice di primo grado (Tar Calabria, Catanzaro, sezione II, n. 1621/2016).

La questione
L'appellante si rivolgeva al giudice di Palazzo Spada con una serie di doglianze e, in particolare, sulla pretesa illegittimità del bando di gara – non rilevata dal giudice di primo grado - per l'apposizione di una clausola che limitava fortemente la «facoltà dei concorrenti di proporre ribassi sul prezzo, stabilendo che oltre la soglia del 12%, ogni ulteriore ribasso sarebbe stato irrilevante ai fini dell'attribuzione del punteggio».
Il giudice di primo grado motivava che il rilievo non era persuasivo in ragione dello «stretto collegamento con il costo del lavoro, al fine di evitare di svilire ogni tutela del lavoro, favorendo l'anomalia dell'offerta e di impedire la presentazione di ribassi tali da pregiudicare l'applicazione del Ccnl».
In sostanza, il giudice calabrese effettuava una sorta di giudizio prognostico sulla funzione quasi preventiva della clausola voluta dalla stazione appaltante tesa a evitare offerte incongrue e inaccettabili.
Questa posizione – con le ragioni poste alla base dell'appello – viene contestata dal ricorrente il quale evidenzia che, seppur vere le esigenze di evitare la formulazione di offerte inaccettabili, risulta incontestabile che il legislatore abbia appositamente disposto però uno specifico strumento per evitare/impedire la prosecuzione di offerte anomale.
In modo particolare, nella memoria dell'appellante si rileva che «la corretta valutazione del costo del lavoro da parte del concorrente è verificabile attraverso l'apposito strumento del giudizio di anomalia, per altro verso, la fissazione di un limite alla rilevanza dei ribassi contrasta con i principi in materia di concorrenza e di libertà d'iniziativa economica».

La decisione
Il giudice d'appello ha ritenuto convincente proprio quest'ultima considerazione. Secondo il Consiglio di Stato la clausola della legge speciale di gara che condizioni la prerogativa della libera formulazione dell'offerta economica «introduce un'inammissibile limite alla libertà degli operatori economici» circa la definizione della proposta che deve, autonomamente, basarsi sulle «capacità organizzative e imprenditoriali».
L'avversata clausola, pertanto, a un tempo, appare potenzialmente distorsiva della concorrenza e, d'altra parte, pregiudica la libertà d'iniziativa economica, «risultando, conseguentemente, lesiva dei correlativi principi sanciti, in materia di appalti, a livello euro-unitario e nazionale».
In ogni caso, conclude il giudice, la restrizione introdotta dalla clausola in argomento non può, poi, trovare giustificazione, «contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di prime cure, nell'esigenza di garantire che il prezzo proposto sia sufficiente a sostenere il costo del lavoro e a salvaguardare la corretta applicazione dei Ccnl», considerato che queste finalità devono essere perseguite attraverso lo strumento tipico predisposto dal legislatore, all'articolo 87, del Dlgs 12 aprile 2006 n. 163, che consente di escludere dalla gara, all'esito del procedimento di verifica le offerte risultate anormalmente basse.
Ora, nel nuovo codice degli appalti, la norma di riferimento è contenuta nell'articolo 95 come integrato anche dalla specifica linea guida dell'Anac relativa all'offerta economicamente più vantaggiosa (di imminente ufficializzazione).


© RIPRODUZIONE RISERVATA