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Codice appalti, Anci: «Bene impianto ma superare alcune criticità per rendere le procedure operative»

di Federica Demaria

«Il nuovo Codice degli appalti rappresenta certamente una rivoluzione che salutiamo con favore perché dà oggettivamente alcune risposte alle esigenze dei territori che necessitano di fare investimenti concreti per rinascere e migliore la qualità di vita dei cittadini. Detto questo, ci sono però, a nostro giudizio, alcuni passaggi che ci lasciano perplessi e sui quali bisogna lavorare per superare l'imbarazzo rispetto alla snellezza di una procedura che oggi è migliorata ma che ci auguriamo di rendere effettivamente operativa». Lo ha detto il vicepresidente Anci e sindaco di Chieti Umberto Di Primio intervenendo al seminario Anci «Il nuovo Codice degli appalti: cosa cambia per i Comuni» svoltosi ieri presso la sede dell'Associazione.

Le questioni aperte
Di Primio ha sottolineato come l'urgenza dei territori di fare investimenti vada di pari passo con l'adozione di norme che devono snellire le procedure di attuazione degli stessi. In tal senso, se da una parte la «norma semplifica, dall'altra la presenza di ben quaranta atti attuativi, che dovrebbero essere messi a disposizione di chi dovrà agire, confligge con questo principio», rimarca il vicepresidente Anci che pensa a un «percorso di transizione dove sia prevista una concreta attuazione di un sistema di soft law che ci porti ai livelli europei».
Aperta anche la questione delle Centrali di committenza che «deve essere letta sotto il profilo della effettiva capacità di attuazione della norma da parte degli enti locali, piuttosto che della semplice qualificazione giuridica dell'ente capoluogo o non capoluogo».
«Un'ulteriore riflessione – ha evidenziato di Primio – riguarda le dotazioni organiche dei Comuni, la maggior parte dei quali, per ovvie ragioni, non possono vantare gli specialisti necessari. In tal senso va puntualizzata la norma, là dove rispetto alla fattispecie giuridica non sembra calata nella operatività degli enti locali».
La strada da percorrere, quindi, «non può prescindere – ha aggiunto Di Primio - da quello che lo stesso Consiglio di Stato ha evidenziato ultimamente in termini di preoccupazione, vale a dire che alcune norme rischiano di mandare in sofferenza i Comuni per alcuni aspetti che vanno dalle Centrali obbligatorie di committenza, alla qualificazione delle stazioni obbligatorie, dall'istituzione dell'albo dei commissari in gara, all'impatto pubblico sulle grandi opere. Tutto questo – ha concluso il sindaco di Chieti - anziché potare alla semplificazione ho l'impressione porti a un aggravio del processo amministrativo e potrebbe determinare comportare un blocco ulteriore».


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