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Dal Consiglio di Stato «stop» alle semplificazioni di troppo per le piccole gare

di Mauro Salerno

No alla semplificazione eccessiva dei piccoli appalti, attenzione alle deroghe per l a protezione civile, giusta la scelta di abbandonare il regolamento attuativo unico per accogliere la sfida della «soft law» affidata all'Anac. E poi il suggerimento di prevedere un congruo periodo transitorio per il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, allungando anche da uno a due anni il tempo massimo per introdurre dei correttivi con un nuovo decreto del governo.
Con un parere di oltre 200 pagine il Consiglio di Stato "fa le pulci" al testo del nuovo
codice dei contratti
varato dal governo. La disamina parte dalla constatazione dei tempi stretti in cui la commissione governativa ha redatto il testo: una corsa che ha comportato «inevitabili refusi, incoerenze e difetti». Palazzo Spada riconosce però che la riforma del Codice degli appalti rappresenta «una sfida storica». Affidata a un «delicato equilibrio», che punta a ottenere un «codice snello», ma che deve anche garantire controlli efficaci.
In tre punti, per Palazzo Spada ,la bozza del decreto è andata oltre i limiti della delega. Si tratta dei passaggi relativi alla riduzione delle imprese da invitare nei piccoli appalti, alle deroghe alle procedure di gara per la protezione civile e al débat public sulle grandi opere che va reso «subito obbligatorio». Un chiarimento importante arriva sulla natura delle linee guida generali proposte dall'Anac e adottate dal Mit: sono o un vero e proprio regolamento. Si chiarisce così il valore cogente di questo provvedimento, che alcuni avevano messo in dubbio.Arriva poi anche l'invito a «perseguire con determinazione» l'obiettivo della «riduzione del numero delle stazioni appaltanti», ma «salvaguardando meglio» le Pmi. Si chiede poi «maggior rigore» nella disciplina dei requisiti morali dei concorrenti attraverso l'ampliamento del novero delle condanne penali per cui si è esclusi dalle gare.


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