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Solo gli strumenti urbanistici possono vincolare le antenne telefoniche

di Massimiliano Atelli

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Con sentenza 15 marzo 2016, n. 294, la II sezione del Tar Venetosi è pronunciata sull'articolo 86 comma 3, del Dlgs n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), il quale dispone espressamente che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazioni, di cui agli articoli 87 e 88, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria (in base all'articolo 16, comma 7, Dpr 6 giugno 2001 n. 380, Testo unico edilizia). Questa assimilazione comporta che, in assenza di specifica previsione per gli impianti di telecomunicazione, gli stessi debbano ritenersi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica impressa dagli strumenti urbanistici.

L’approfondimento
Da tale principio discende che questo tipo di impianti possa essere localizzato anche in aree nelle quali l’edificazione sia subordinata dallo strumento urbanistico alla previa redazione di un Piano attuativo, in quanto si tratta di infrastrutture che, non potendo essere assimilate alle normali costruzioni edilizie, non sono assoggettate alle prescrizioni urbanistico edilizie preesistenti. Qualora poi, come nel caso di specie, sia stato già approvato un Piano attuativo, la realizzazione dell’impianto può essere negata solo ove ricorra una condizione di effettiva ed assoluta incompatibilità con le previsioni del Piano.
Ma questa condizione non sussiste quando l’area interessata dall’impianto abbia una limitata estensione e sia posta in un punto per il quale il Piano attuativo non reca alcuna previsione e che risulta quindi idoneo ad ospitare la realizzazione di servizi tecnologici.

Il caso
Nella specie, un Comune respingeva un’istanza ai sensi dell’articolo 87 del Dlgs 1 agosto 2003, n. 259, per la realizzazione di un impianto radio base per reti di comunicazione elettronica su un terreno incolto classificato dal piano regolatore come «area ad urbanizzazione consolidata» in cui l’edificazione è subordinata alla redazione di un piano attuativo. La reiezione dell’istanza veniva argomentata ritenendo ostativa la circostanza che l’area fosse ricompresa nell’ambito di un piano di lottizzazione di iniziativa privata già approvato con deliberazione del Consiglio comunale e che ove l’impianto fosse stato consentito sarebbero state sottratte alla lottizzazione le aree necessarie a delimitarne la pertinenza esclusiva e a consentire un autonomo accesso allo stesso dalla strada pubblica, incidendo negativamente sull’organizzazione del piano.

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Veneto persuade.
Atteso che, per univoca scelta legislativa, le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazioni, di cui agli articoli 87 e 88 del  Dlgs n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche), sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria (di cui all'articolo 16, comma 7, Dpr 6 giugno 2001 n. 380, Testo unico edilizia), consequenzialmente ne discende che o vi è una specifica previsione (in senso limitativo) per gli impianti in questione, oppure gli stessi debbano ritenersi compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica impressa dagli strumenti. L'alternativa è secca.
Per ulteriore conseguenza, alla localizzazione di tale tipo di impianti non osta neppure la circostanza che nell’area individuata l’edificazione sia subordinata dallo strumento urbanistico alla previa redazione di un piano attuativo, in quanto si tratta di infrastrutture che, non potendo essere assimilate alle normali costruzioni edilizie, non sono assoggettate alle prescrizioni urbanistico-edilizie preesistenti che si riferiscono a tipologie di opere diverse e sono state elaborate con riferimento alla possibilità di un diverso utilizzo del territorio.
Perfino quando sia stato già approvato un Piano attuativo, pertanto, la realizzazione dell’impianto può essere negata solo in caso di effettiva ed assoluta incompatibilità con le previsioni del piano. Che tuttavia va rigorosamente dimostrata, in concreto, avendo riguardo a stato e condizione dei luoghi.


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