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Appalti, entro il 31 marzo l'invio dei dati sulle incompiute

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Gli elenchi anagrafici delle opere pubbliche incompiute dovranno essere aggiornati entro il 31 marzo 2016: il ministero delle Infrastrutture, insieme alla Direzione generale per la regolazione e i contratti pubblici, ha inviato una lettera a ministeri, regioni, province autonome, Anci, Upi e agli altri enti e istituti nazionali e locali per sollecitare l'adeguamento «il più possibile completo ed esaustivo» dei dati per il 2015. Il testimone passa quindi alle amministrazioni pubbliche che dovranno «sensibilizzare le stazioni appaltanti sulle quali svolgono attività di vigilanza per garantire l'inserimento delle opere incompiute di competenza».
La scadenza per l'aggiornamento delle stazioni appaltanti non è prorogabile: entro il 31 giugno 2016 ministero e regioni, ciascuno per le sezioni di rispettiva competenza, dovranno infatti pubblicare le graduatorie delle opere incompiute del 2015 elaborate in base ai dati ricevuti.

Il sistema di monitoraggio
Le regole per la redazione dell'elenco-anagrafe delle opere pubbliche incompiute sono state dettate dal Dm Infrastrutture 13 marzo 2013 n. 42 che all'articolo 2 ha disciplinato le modalità di pubblicazione delle informazioni sui siti del ministero e delle amministrazioni locali. Il Mit, in applicazione delle norma che ha previsto l'attivazione di «appositi collegamenti informatici con i siti… in modo da consentire l'accesso dal sito istituzionale del Ministero alla sezione dell'elenco relativa alle opere di interesse regionale e degli enti locali», ha istituito nel 2013 il Sistema informativo di monitoraggio delle opere incompiute (Simoi), accessibile dal sito del servisio contratti pubblici (www.serviziocontrattipubblici.it), che ha permesso di creare una banca dati degli elenchi anagrafe delle opere incompiute di competenza di tutte le amministrazioni.
Attraverso il Simoi si è potuto monitorare, ogni anno, lo stato di avanzamento delle opere pubbliche incompiute secondo parametri oggettivi e predeterminati: dai 571 lavori inseriti dalle stazioni appaltanti nel 2013 si è arrivati a 868 registrati nel 2015. Ma secondo il Mit sono ancora molte le opere del 2015 «valutate come incompiute» non ancora segnalate o inserite.

Obbligatorietà con il nuovo codice
Ecco dunque la necessità di sollecitare le stazioni appaltanti per un «aggiornamento il più completo possibile» tanto più che con l'entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici e concessioni diventerà obbligatorio per tutte le Pa la ricognizione delle opere incompiute in occasione della predisposizione dei piani triennali degli investimenti. Al comma 2 dell'articolo 21 del testo approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo scorso si legge infatti che: «Le opere pubbliche incompiute sono inserite nella programmazione triennale di cui al comma 1, ai fini del loro completamento ovvero per l'individuazione di soluzioni alternative quali il riutilizzo, anche dimensionato, la cessione a titolo di corrispettivo per la realizzazione di altra opera pubblica, la vendita o la demolizione». Sarà dunque proprio in occasione dei piani triennali che le amministrazioni dovranno approfondire i casi rilevanti e valutare se ci saranno «le condizioni per procedere con il completamento, oppure l'eventuale riutilizzazione, anche ridimensionata, una diversa destinazione d'uso, la cessione a titolo di corrispettivo per la realizzazione di altra opera, oppure la vendita o, da ultimo, la demolizione, qualora le esigenze di pubblico interesse non consentano l'adozione di soluzioni alternative».


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